Da anni, anzi da decenni, nelle edicole ci fanno comprare di tutto, tutto passato come allegato a un settimanale, a un quindicinale o a un mensile spesso irrilevante, per contenuto e per formato, rispetto all’oggetto accompagnato. Abbiamo avviato le più varie e strampalate collezioni lasciate a metà e racimolato tutto il kitsch che una scaltra pubblicità ha saputo contrabbandare come bello. Abbiamo costruito, a puntate settimanali, trattori, navi da guerra, camion, macchine da corsa, aerei e treni. Tornano in questi ultimi giorni in edicola le penne stilografiche. Le propone affiancate a fascicoli quattordicinali la De Agostini. Chi, come chi scrive, è vittima della forza attrattiva e delle tentazioni delle edicole, ricorda che già ci si sono cimentate la Fabbri nel 2002 e la Hachette nel 2009, sempre con cadenza bisettimanale. Ci risiamo, dunque! La penna stilografica! Di questi tempi? Col computer e il cellulare a portata di mano? Chi vuoi che scriva più con la stilografica che si scarica presto, che va tenuta pulita altrimenti si ottura, che va maneggiata con cura per non danneggiare il pennino, che esige un’impugnatura leggera quasi adagiata tra indice e pollice senza calcare troppo sul foglio, e senza tenerla troppo verticalmente. La stilografica? Che impone di andare adagio e lascia sulla carta un tracciato che pretende qualche secondo per asciugarsi o andrebbe seccato immediatamente con la carta assorbente, che praticamente non esiste più. E per portartela dietro? Come la metti in una borsa o in tasca? Perché la maledetta deve stare dritta per non rischiare di perdere l’inchiostro. Devi avere la giacca e tenerla nel taschino, in bella e un po’ esibita mostra, o, più discretamente nella mariola. E sì, perché solo chi è abituato a portarsi appresso la stilografica ricorda ancora che quella tasca interna si chiama mariola. E poi armeggiare con le bottigliette di inchiostro e con le cartucce! Insomma della penna stilografica si potrebbe dire: roba per chi ha tempo da perdere, per chi è in pensione. O per chi sta a casa in quarantena di questi tempi. Dai, allora, che è una bella occasione! Riprendere la stilografica, ricominciare a scrivere a mano, col piacere di farlo. Chi non ne ha una in casa da ritrovare nascosta da qualche parte e rimettere in uso? Se non quella avuta in dono alla prima comunione, forse quella regalata da zia Maria alla laurea. E chissà che non la si smetta di continuare tracciare sbrigativamente le maiuscole in stampatello. Ci avete fatto caso? I giovani usano sempre lo stampatello e anche noi adulti, e anziani, pur abituati al nostro personale corsivo le maiuscole le facciamo in stampatello. È un’occasione per riprovarci: a disegnare la M con le sue tre monumentali arcate a tutto sesto ; la B con la pancia inferiore un po’ sporgente come fosse incinta; la D con il suo elegante svolazzo; la E col suo fianco sinuoso e un po’ malizioso, o la ardimentosa H, la più difficile, che richiede alla mano una specie di salto mortale all’indietro. E forse qualcuno scoprirà che è divertente tornare a vergarle in corsivo quelle maiuscole che, chi lo può dimenticare, ai tempi delle elementari ci hanno fatto disperare. Ma cosa scrivere con una stilografica? Tutto quello che di piacevole, inutile, divertente, riposante si può. Il diario, per esempio, da quanto tempo non lo fai? Una lettera a un amico, gustando il piacere di immaginartelo sbalordito all’arrivo della missiva con busta e foglietto, come una volta. O, perché no, una poesia senza l’assillo di doverla pubblicare per forza. La manutenzione? Certo un po’ di dedizione la richiede; ma a casa in tempo di coronavirus un’oretta ogni tanto per pulirla, caricarla, liberarla se s’è otturata, si trova sempre. Del resto un noto opinionista ha detto: “Il computer è una comodità, la stilografica è un piacere”.