Tutti beviamo caffè ma in pochi conosciamo il percorso che la materia prima compie per arrivare a destinazione, visto che in Italia non ci sono certo le piantagioni. Il viaggio è anche una delle attività più importanti da fare più volte nella nostra vita. Negli ultimi anni è diventato sempre più facile, comodo ed economico. Sembra che il mondo sia diventato più “piccolo” grazie ai moderni mezzi di trasporto che diventano sempre più veloci. Se si esclude il periodo della Pandemia (che ha chiuso stati e frontiere e ha in parte bloccato questo flusso sempre più crescente di movimenti) viaggiare è da sempre una routine. Molto diffusi ed apprezzati sono i viaggi enogastronomici, da intendere nel senso più lato del termine: non solo quelli dove si provano nuove specialità culinarie ma anche quelli dove si fanno specifiche esperienze di coltivazione e cura della materia prima. Di queste esperienze molto famose e richieste sono le visite nei vigneti italiani (solo per citare i più noti le Langhe in Piemonte e le terre del Prosecco in Veneto) e francesi (la regione dello Champagne dove si coltiva e produce il famoso spumante). E allora perché non visitare i luoghi del caffè? Un’esperienza formativa unica e irripetibile che permette di incontrare tante persone mettendo a confronto culture diverse. Un viaggio molto più difficile ed impegnativo, però, che si sta iniziando a richiedere solo negli ultimi anni. In Italia tutti beviamo caffè ma in realtà ancora in pochi sono disposti ad affrontare un lungo e costoso tour in Paesi tropicali, che si spera in un futuro non troppo lontano, di coinvolgere sempre più persone. È importante, infatti vedere e conoscere tutte le persone che lavorano nella filiera del caffè (la bevanda più consumata al mondo) conoscere le loro storie e capire e apprezzare il loro lavoro, il rispetto per quei paesaggi e degli animali che vivono finanche il rispetto della materia prima che viene lavorata. Le piantagioni del caffè si trovano fuori dall’Europa. Bisogna infatti recarsi nei Paesi produttori che si trovano nella “coffee belt” ovvero tra la fascia del globo inclusa tra i due tropici dove appunto crescono e prosperano gli arbusti del caffè. Il maggior produttore dell’oro verde è il Brasile dove le fazende si sviluppano principalmente in pianura. Ci si può recare anche nei paesi del centro e sud America, produttori di Arabica, ma le piantagioni si sviluppano in paesaggi collinari che rendono il processo di lavorazione e raccolta del caffè più impegnativo. L’America latina, resta, pertanto, il posto migliore per una prima visita. Molto più complesso è andare in Africa (tra i paesi più conosciuti Kenya, Tanzania ed Etiopia considerata da molti il luogo d’origine della pianta del caffè) o l’Asia (Yemen, Indonesia, Vietnam) per instabilità politica di alcuni paesi e per l’assenza di tour operator e di strutture specializzate per questo tipo di turismo. Importante, altresì non è sola la scelta della destinazione ma anche quella del periodo giusto. Bisogna infatti arrivare nei mesi della raccolta subito dopo la fioritura. In linea generale in Brasile è da maggio a settembre mentre in centro America è da ottobre a marzo. In Africa e in Asia da fine ottobre ai primi di aprile. Per chi allora volesse veramente partire può optare per due soluzioni organizzative: la prima (che consigliamo) è rivolgersi a Associazioni o Scuole di formazione sul caffè che hanno tra le loro attività quella di organizzare almeno una volta l’anno questo tipo di viaggio. La seconda (sconsigliata) è partire senza (ma con un appoggio in quei Paesi da amici o parenti che li vivono). Certo si possono visitare le piantagioni anche senza dovere rivolgersi ad una associazione ma senza un adeguato sostegno si rischierebbe di capire poco di ciò che si vede e delle attività che si praticano. Quando si parte con un’associazione, infatti, niente è lasciato al caso e tutto è finalizzato a ottimizzare le settimane da trascorrere in questi posti: si alloggia in strutture vicine alle piantagioni e ai centri di lavorazione del caffè (serre, stabilimenti di lavorazione del caffè, ditte esportatrici, ecc). Insomma tutta la prima fase della filiera del caffè. Le attività che si fanno sono molteplici: in primo luogo corsi teorici e pratici di introduzione al caffè e la visita appunto nei sopracitati luoghi di lavorazione. In piantagione si impara a seminare, a raccogliere le ciliegie (dagli arbusti), a selezionare i frutti maturi e il processo di estrazione del chicco dal frutto. Anche piantare una piantina del caffè è una esperienza da dovere fare almeno una volta nella vita. È un’esperienza indimenticabile che coinvolge tutti i 5 sensi: vedere con i propri occhi le sterminate piantagioni di caffè, sentire l’odore del fiore e della cascara messa ad essiccare al sole su enormi pati (sorta di spiazzali), sentire il fruscio delle piante, il vocio delle persone che lavorano e il canto degli uccelli che vivono in quei luoghi, toccare con le proprie mani i frutti, le foglie, i chicchi, la terra e gustare tanti tipi di caffè che non arrivano nelle nostre case e nei nostri bar. La riscoperta della natura e della vita bucolica, la riscoperta dei rapporti con il mondo agricolo e la conoscenza di una realtà della quale non se ne parla nei Paesi produttori. Queste sono le vere eredità che si apprendono al termine di un viaggio in piantagione del caffè. Sant’Agostino, infatti diceva “il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina”.