È dottore commercialista, fondatore e senior partner dell’Associazione Professionale Campagnola Adviser con uffici a Milano e Napoli. Siede in 14 consigli di amministrazione di società, per lo più al nord, anche quotate in borsa. È consulente per alcuni gruppi bancari. È professore incaricato presso l’Università degli Studi di Salerno- Dipartimento di Scienze Aziendali-Management e Innovation Systems, titolare del corso di Contabilità Direzionale. Spesso rappresenta i più grossi gruppi bancari nazionali, che sono clienti di Campagnola Advisers, nei consigli di amministrazione di aziende in ristrutturazione del debito (tra cui Cis e Interporto Campano a Nola, CapitalDev a Roma).

«Sono napoletano, ho frequentato scuole statali e ho conseguito il diploma di ragioniere con indirizzo informatico all'Istituto Antonio Serra, al Corso Vittorio Emanuele, vicino casa. Dico sempre che sono “nato” scugnizzo perché, con il gruppo di amici di scuola e anche di altri istituti, la sera andavamo a giocare a pallone fuori lo stadio San Paolo, oggi Diego Armando Maradona. A volte entravamo  nel piazzale del Molo Pisacane perché il comandante della Capitaneria di Porto di Napoli era il padre di un nostro caro amico. Giocavamo anche a calcio nel campetto dei Giardini del Molosiglio. Se le condizioni meteo non erano buone, con gli amici più stretti organizzavamo in casa tornei di Subbuteo. Quando era il mio turno, c’era l’immancabile sottofondo di musica country americana che mi piace ancora molto. Diventato più grande giocavamo a calcio, calcetto, calciotto. Mi appassionai anche al tennis, sport nel quale tutt’ora non brillo assolutamente».

Come mai scelse di studiare ragioneria? 

«Fin da piccolo ho desiderato l’indipendenza economica. Dopo le medie riflettetti su quale scuola superiore mi avrebbe consentito un rapido inserimento nel mondo del lavoro e optai per ragioneria con indirizzo informatico, specializzazione di cui si parlava da poco e che offriva ampie prospettive future. Guadagnare subito, poi, diventò una necessità perché perso da piccolo papà e prima che mi diplomassi mamma fu colpita da un male incurabile. Diventai lavoratore “full time” e studente!».

Che cosa fece?
«Nelle prime settimane dopo il diploma, pur di lavorare,  vendevo per strada  le enciclopedie della De Agostini. Che bella pagina quella ! Giravamo  con i furgoncini Fiorino della Fiat. Ricordo che un giorno io e un mio “collega” parcheggiammo fuori l’ospedale Ascalesi, aprimmo il banco vendita e ci avventurammo con i dépliant e i moduli di acquisto nelle corsie del nosocomio. Incredibilmente riuscimmo a chiudere una decina di contratti ciascuno. Quando ci fu la riunione di verifica, ci accorgemmo che nessuno di essi era andato a buon fine. Il motivo era  che avevamo effettuato le vendite nel reparto psichiatrico! Facemmo una figuraccia incredibile, ma ridemmo come dei pazzi».

Dopo il diploma si iscrisse all’università?

«Subito, alla facoltà di Economia e Commercio che era ancora a via Partenope. In un primo momento avrei voluto continuare gli studi di informatica, ma un mio carissimo zio, che è venuto anche lui a mancare, me lo sconsigliò perché riteneva che il mio futuro fosse nella libera professione e non come informatico, semmai in una grande azienda così come poi si è concentrato oggi il mercato. Gli iscritti alla facoltà erano molti e le lezioni si tenevano nei cinema.  Partecipai solamente a poche perché non c’era l’obbligo di frequenza. Questo mi consentì di cercare un lavoro più consono al mio titolo di studio. Risposi a un’inserzione sul Mattino fatta dal Gruppo Caffè do Brasil, oggi Kimbo, che chiedeva dei ragionieri. Superai la selezione e fui assunto  nella Società di trading di caffè del Gruppo. Ebbi, poi,  l’opportunità di iscrivermi all’unico  Master in finanza aziendale IFAF- Scuola di Finanza di Milano che si tenne a Napoli. Fu molto intenso e si tenne con frequenza nelle giornate di venerdì, sabato e sempre anche la domenica. Mi specializzai nel 1989».

Questo master fu una tappa importante nella sua carriera professionale. Perché? 

«Al termine, inviai il mio curriculum un po’ in giro e fui chiamato, tra le diverse società,  dalla società di factoring del Banco di Napoli. Superai il colloquio e fui assunto. Iniziai un percorso nell'ambito finanziario molto bello e stimolante. Studiavo di notte ed ebbi un avvio stentato. Recuperai, però, il tempo perduto (non sono uno che molla!) e mi laureai nel 1991 con il massimo dei voti e con lode. L’anno successivo mi abilitai all’esercizio della professione e mi iscrissi all’Ordine dei Dottori Commercialisti. Vinsi anche una borsa di studio rilasciata dall’Università di Napoli e dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli e feci una ricerca di finanza aziendale sui bilanci delle imprese industriali campane: esperienza unica, bellissima! Con tanti dei colleghi di quel Team c’è ancora un rapporto fortissimo! Collaboravo, senza compenso, come assistente con la cattedra del professore de Sarno. Poco dopo mi fu detto che c’era incompatibilità tra l’attività universitaria e il lavoro subordinato e mi chiesero di scegliere. Risposi che dovevo pur mangiare e abbandonai la carriera universitaria».

Dopo sei anni decise di lasciare il “posto fisso “al Banco di Napoli. Perché?

«Volevo fare la libera professione: mio zio aveva visto giusto. Mi sentivo pronto per iniziare questa grande avventura e aprii uno studio nell’ex casa del portiere di un fabbricato di Corso Umberto. Ricordo che non potevo aprire le finestre perché affacciavano su un vicolo dove si posteggiavano le macchine. Quando il parcheggiatore, credo abusivo, le metteva in moto, entrava tuto il gas di scarico nelle stanze. Che tempi».

Prese anche un’altra importante decisione. Quale?

«L’esperienza nel Gruppo Banco Napoli mi aveva fatto capire che il futuro nella professione era quello di operare in squadra e col tempo fondai un’associazione professionale  alla quale diedi il mio nome: Campagnola Advisers. Fu un passo avventuroso che richiese grande coraggio, ma nel medio-lungo termine si rivelò premiante».

Come fu l’inizio?

«Nel 1992. Non molto difficile perché durante il periodo del Banco di Napoli avevo coltivato una serie di relazioni con aziende del nord che generarono i primi clienti nell'area professionale della finanza aziendale. Avevo, poi, a disposizione un “tesoretto” costituito dalla liquidazione del Banco e da una parte della borsa di studio che utilizzai per affrontare le spese iniziali e allestire il primo ufficio».

Quando lasciò Corso Umberto?

«Nel 1996. L’associazione professionale cominciava a crescere e stavamo stretti. Oltretutto il target di clienti richiedeva uno studio in una zona più rappresentativa e ci spostammo al Parco Eva, in Corso Vittorio Emanuele, vicino al Bertolini».

Quanto tempo c’è rimasto?
«Quattro anni. Campagnola Adviser come qualità e quantità di lavoro e di collaboratori era diventata grande e discretamente conosciuta sul territorio nazionale. Era giunto il momento di aprire uffici più importanti e nel 2000 ci trasferimmo in via Caracciolo in quella che riteniamo la nostra sede “storica”. Li abbiamo tutti il cuore».

Due anni dopo, nel 2002, Campagnola Advisers sbarcò a Milano. Perché? 

«Decisi di aprire uno studio in Piazza Castello, con dei colleghi (molto amici)  milanesi,  perché per crescere ulteriormente e per caratterizzarci ancor di più come commercialisti specializzati in finanza dovevamo essere presenti nel capoluogo lombardo che è la piazza affari italiana per antonomasia, il luogo dove transitano tutte le tipologie di operazioni di cui ci occupiamo».

Nel 2004 una sua iniziativa diede la svolta definitiva all’associazione professionale determinando la sua escalation. Quale fu?

«L’adesione all’EURODEFI, il network internazionale di avvocati e commercialisti. Ero arrivato a questa decisione per un’intuizione: se si voleva fare la professione, soprattutto nell'ambito dell’esercizio della professione di “dottore commercialista d’affari” bisognava fare parte degli attori principali del settore, essere connessi ad altri studi più importanti e grandi, essere in un network.   Lo step successivo fu  quello di diventare  soci della più grande rete mondiale di studi professionali indipendenti di avvocati e commercialisti d’affari denominata GGI, basata in svizzera e con oltre 500 studi nel mondo, 26.000 professionisti e circa 5 miliardi di dollari in euro di fatturato aggregato degli studi soci. Quindi  entrammo, sempre come soci, nella rete internazionale GCG  che si occupa di cessione e acquisizione di aziende (Merger & Acquisition – M&A), figlia della rete GGI. Gli uffici di Piazza Castello erano diventati insufficienti e ci trasferimmo prima nella sede di via Larga e poi nella prestigiosa attuale sede di via Camperio, nei pressi di Largo Cairoli, che è anche la  sede legale di Campagnola Advisers».

Come è organizzata Campagnola Adviser?

«Sostanzialmente su due dipartimenti: Corporate Finance (che fa capo a me) e Tax Accounting & Corporate (che fa capo ad altri colleghi e soci). Il primo offre servizi di consulenza nell’ambito di operazioni di finanza straordinaria, coprendo tutte le attività di transaction service; facciamo M&A (acquisizioni e cessioni aziendali) dall’origination alla finalizzazione dei mandati “sell o buy side”; ristrutturazioni del debito bancario, asseverazioni dei piani di risanamento con un lungo e significativo track-record, in particolare nell’industria dello shipping dove sin oggi abbiamo lavorato tantissimo e con ottimi risultati; valutazioni d’azienda. Il secondo offre, tra gli altri, servizi di: consulenza fiscale-domestica e internazionale rivolta a medie e grandi imprese, consulenza in materia bilancistica, attività di consulenza societaria per i Consigli di Amministrazione e Assemblee delle Società clienti. Naturalmente per potere dialogare con i nostri clienti occorre conoscere l’inglese alla perfezione. Abbiamo a Milano diversi investitori internazionali, spesso  fondi, con programmi importanti in Italia, nell’immobiliare, nel recupero di marine turistiche e delle strutture recettive retrostanti: in questi casi, aldilà della consulenza, rivesto su loro incarico fiduciario il ruolo di presidente di alcune società italiane che sono “i veicoli degli investimenti stessi”.  Per questo motivo tre giorni alla settimana un’insegnante madre lingua inglese tiene lezioni di aggiornamento e perfezionamento in video conferenza a tutti i componenti dello studio».

Qual è il risultato professionale  che ricorda con maggiore soddisfazione?

«La presidenza del network internazionale EURODEFI. Lo sono stato per due mandati, quasi completi perché poi mi sono dimesso per impegni professionali incessanti, ma dopo aver fatto un grande sviluppo della rete, con diversi convegni anche qui a Napoli con gli amici del mio Ordine al quale sono molto legato, nonostante lo studio lavori per l’80% al nord!. Grande orgoglio mi ha dato anche la nomina per due volte a membro del Consiglio di Disciplina dell'Ordine dei Commercialisti di Napoli».

È ritornato alla docenza universitaria. Per quale motivo?

«Ho la cattedra di Contabilità Direzionale come professore incaricato all’Università di Salerno. Mi piace farlo perché cerco di mettere a disposizione degli studenti la mia esperienza sforzandomi di portare  un po’ di vita pratica della professione nelle aule dove c’è un “contesto” spesso solo teorico. Ne sono particolarmente fiero in quanto il mio corso è molto affollato, conta circa trecento studenti molti dei quali vogliono laurearsi con me e questa è una grande soddisfazione. Ma tra poco lascerò: è durissima conciliare tutto. Spero di aver fatto un buon lavoro per la mia terra campana riformando il corso e portando un po’ di “vita pratica professionale” nelle aule. Le continue richieste di tesi sono una bella soddisfazione. Un professionista come me lo  fa per i ragazzi, per il territorio, spirito di servizio (come nel mio Rotary) non certo per soldi».

È anche impegnato nel sociale.

«Come rotariano, certo,  lo sono per definizione, perché il Rotary è una delle maggiori e prestigiose associazioni internazionali di servizio umanitario. Poi sono particolarmente vicino, anche con lo studio, ad associazioni attente a dare il loro contributo per il soddisfacimento di esigenze del sociale».

Trova il tempo da dedicare alle sue passioni?

«Faccio il possibile per ritagliarmi qualche spazio  per la cura del corpo e della mente. Amo la musica e in particolare quella classica-barocca. Mi piace molto leggere e mi rammarico perché non riesco a leggere tutto quello che vorrei. Inizio alle 6 con la rassegna stampa! A livello fisico cerco di mantenermi sempre in forma memore della famosa locuzione latina “mens sana in corpore sano”.  Il sabato e la domenica corro: faccio la mezza maratona. Quando le condizioni del tempo, o il tempo,  non me lo consentono,  utilizzo il tapis roulant e il remoergometro che ho portato anche a casa a  Milano. Nella stagione estiva, poi, mi dedico all’antica passione per la barca.  Sport e barca sono passioni che condivido con mio figlio Riccardo – “la mia vita”,  laureatosi in Bocconi con lode e che lavora a Milano in una investment bank, e con gli amici ! Ho il culto dell’amicizia, quella vera. Casa mia ( e la mia barca) sono sempre aperte a chi mi ricambia questo fondamentale sentimento. E sono fortunato: ho un bel gruppetto di amici sinceri e meravigliosi, affettuosissimi e simpaticissimi, alcuni di essi dei veri fratelli! E lo dimostrano sempre».