Fabrizio Cattaneo della Volta (nella foto) è avvocato civilista. Dal 2019 è il presidente del Reale Yacht Club Canottieri Savoia. È Cavaliere dell’Ordine Costantiniano, Cavaliere d’onore e devozione dell’Ordine di Malta e governatore della Fondazione Real Monte Manso di Scala. È giornalista pubblicista. «Nasco a Roma da genitori napoletani doc, papà lavorava alla Linea Aerea Italiana, diventata in seguito Alitalia. Entrambi appartenevano a due famiglie storiche partenopee. Nel 1956 tornammo a Napoli e nacque mia sorella Orietta, lasciammo casa dei nonni paterni a via Carlo Poerio e ci trasferimmo al Vomero, in via Scarlatti, nel palazzo del famoso bar che Mario Daniele aveva aperto nel 1912. A quei tempi il quartiere collinare era un’oasi felice abitata da quella parte della borghesia che rappresentava l’aristocrazia dei valori».

Dove ha studiato?

«Dopo le elementari alla “De Amicis”, ho studiato al viale delle Acacie e poi il quarto e quinto ginnasio al “Sannazaro”. Al liceo fui ammesso alla Scuola Militare Nunziatella dove ho conseguito la maturità classica».

Quali sport praticava prima del liceo?

«Pallavolo a scuola e vela al Circolo Savoia. Avevo quindici anni quando cominciai a veleggiare sul flying Junior».

Cosa ha rappresentato nella sua vita la Nunziatella?

«Il pilastro fondamentale per la mia formazione, insostituibile complemento all’educazione ricevuta in famiglia. La disciplina militare ha smussato quell’eccesso di esuberanza adolescenziale che mi caratterizzava e mi ha dato un inquadramento che è risultato utilissimo quando mi sono affacciato al mondo della “quotidianità” e alla professione. Ho perso un pezzo della nostra storia, quello del movimento studentesco del Sessantotto, con i suoi prodromi e con l’epilogo. Quando i miei ex compagni occupavano il “Sannazaro”, io facevo il saggio ginnico con il salto nel cerchio di fuoco allo stadio “Albricci”. A volte ho cercato di immaginare come sarebbe stata la mia vita se non avessi fatto la Nunziatella, ma sono felice di quell’esperienza».

Mens sana in corpore sano. Quindi, tanta attività sportiva come cadetto.

«È così. Alla Nunziatella ho praticato scherma, canottaggio, equitazione, nuoto e atletica. E vela proprio al Circolo Savoia».

Dopo la maturità classica si iscrisse all’università?

«Iniziai prima a lavorare. Un ex allievo della Nunziatella mi procurò un colloquio con la casa discografica Rca e fui preso come rappresentante per la vendita di dischi. Mi fu assegnata la zona di Avellino e Salerno. Mi scoprii abile venditore anche perché avevo una buona capacità relazionale e comunicativa. Cominciai a guadagnare molto bene e mi divertii frequentando il bel mondo delle notti napoletane (“Mela”, “Papillon” e “Giungla” tutte le sere) e mantenermi anche agli studi universitari. Mi ero iscritto alla facoltà di Giurisprudenza ma procedevo lentamente e andai fuori corso. Poi mi cadde tra capo e collo la tegola del servizio di leva».

Non c’era il rinvio per motivi di studio?

«Dimenticai di chiederlo, dovetti lasciare la Rca e partii come bersagliere per Solbiate Olona, X Battaglione bersaglieri “Bezzecca”. Quando ripresi gli abiti civili ci fu la svolta della mia vita».

Perché?

«Incontrai Margaret, studentessa del Sacro Cuore. Fui letteralmente folgorato sulla via di Damasco. Ci fidanzammo nel ’79 e ci siamo sposati nell’85. Fra un anno festeggiamo quarant’anni di matrimonio. Insieme all’amore per lei, recuperai la voglia di studiare e mi laureai rapidamente».

Quindi?

«I miei genitori, a cui ero molto legato, desideravano per me il “posto fisso”. Papà voleva che sostenessi un colloquio di lavoro all’Alitalia e mi chiese di inoltrare la domanda. Il nonno Carlo, al quale cercavo di somigliare per stile ed eleganza, mi propose di partecipare a un concorso indetto dal Banco di Napoli. Ma la mia aspirazione non era quella di fare l’impiegato perché, nonostante il rigore della Nunziatella e del servizio militare, mi sentivo sempre uno spirito libero, rispettoso delle regole, ma geloso della mia libertà».

Quale fu la sua scelta lavorativa?

«Il Circolo Savoia è stata la mia sliding door e il fil rouge che ha sotteso gran parte della mia vita. Non per altro, festeggio il mio compleanno il 15 luglio 1953, esattamente sessant’anni dopo il 15 luglio 1893, data di fondazione del Circolo Savoia».

Che cosa accadde?

«Al Savoia i miei genitori conoscevano l’avvocato Vincenzo del Vecchio, Cecè per gli amici. Professionista di alto livello, molto noto a Napoli e a Capri dove aveva un gozzo ammirato da tutti nel porticciolo turistico dell’isola. Papà gli chiese se potesse prendermi come suo praticante nella speranza che la professione di avvocato finisse per piacermi. Era fine novembre del 1980 e l’avvocato mi disse: “Domani mattina vieni allo studio perché devo darti degli atti da notificare in Tribunale”. Ebbi un attimo di smarrimento perché non sapevo neanche dove si trovasse Castel Capuano. Figuriamoci come fare per compiere gli adempimenti richiesti. Di buon’ora al mattino presi le carte, andai in tribunale e cominciai a guardami intorno e chiedere consigli. Sorprendentemente incontrai tutte persone gentili e cordiali, riuscii a fare quello che mi aveva chiesto Cecè e tornai allo studio contento e soddisfatto. Ebbe inizio la mia avventura come praticante procuratore. Fu tutto un crescendo. Mi appassionai a quella professione, studiai e feci pratica per sostenere l’esame di abilitazione che superai al primo tentativo e diventai procuratore legale e poi avvocato nel 1984».

Dopo avere superato l’esame di abilitazione l’avvocato Del Vecchio la fece diventare suo associato.

«Avevamo lo studio a piazza Matteotti. Sono stato con Cecè fino a quando lui, sulla soglia dei novant’anni, non decise di lasciare la professione; sciogliemmo la società ed aprii il mio studio a San Pasquale a Chiaia. Cecè è stato il mio maestro, il mio mentore».

E il Savoia?

«Già socio sportivo dal 1966 e ordinario dal 1976, nel 1983 era iniziata la mia carriera dirigenziale nel Reale Yacht Club Canottieri Savoia. Lo storico presidente Guido Pepe mi nominò consigliere ai giochi. Ho organizzato tornei di alto livello e lo sono stato ininterrottamente anche con i presidenti Mario Farina e Aldo Ciaramella. Nel 1991 fu eletto Giuseppe Dalla Vecchia e mi volle anche lui al suo fianco. Il circolo stava attraversando una pericolosa parabola discendente e i soci erano diventati pochi. Era un uomo eccezionale, lungimirante e visionario. Diede una scossa al Savoia che con la sua guida riprese la rotta con rinnovato vigore. Grazie alle sue capacità avemmo in concessione l’attiguo pontile Megaride, facemmo lavori radicali di ristrutturazione alla casa e alla palestra, nostro fiore all’occhiello, al termine dei quali il circolo cambiò pelle e cominciarono a fioccare le domande di iscrizione. Pippo è stato presidente per 22 anni al termine dei quali, nel 2013, decise di non ricandidarsi. Fu eletto Carlo Campobasso, al quale dopo 6 anni sono subentrato nel 2019».

Lei è stato promotore del libro “Il Centenario… trent’anni dopo!”.

«In realtà, nel 2020 avevamo già pubblicato il libro “Napoli Olimpica”, in occasione dei 60 anni dei Giochi Olimpici della vela a Napoli nel 1960. Avevamo previsto una grande festa, ma il Covid ci bloccò. Successivamente, abbiamo dato alle stampe il volume che celebra gli ultimi trent’anni, curato da Giovanni Girosi con testi di Paolo Rastrelli e Marco Caiazzo. Il racconto inizia con la frase “Caro Savoia…”. Sono illustrati gli eventi internazionali, le grandi manifestazioni veliche, i risultati del canottaggio, gli eventi sociali e culturali dal 1993 al 2023. Sono ricordati anche due momenti molto importanti nella vita del Circolo».

Quali?

«La decisione assembleare di ritornare a fregiarci del titolo “Reale” e la cerimonia con cui il Comune di Napoli ha dato il toponimo Lucio Dalla alle scale di Santa Lucia che portano al Circolo».

Ci racconti.

«Nel 1946, con la proclamazione della Repubblica, i Circoli che avevano il titolo di “Reale” lo eliminarono. Tra questi c’era il Savoia. Quando nel 1997 ci fece visita Francesco Cossiga, allora senatore, scrisse sul libro degli ospiti “Dovete ritornare all’appellativo Reale!”. Il suggerimento fu recepito da Pippo che lo propose in assemblea. Al termine di un dibattito molto acceso, la proposta fu approvata e il Circolo si riappropriò del nome Reale Yacht Club Canottieri Savoia».

Per quanto riguarda Lucio Dalla?

«Il compianto cantautore divenne nostro socio nel 1992 e aveva il suo yacht “Brilla&Billy” in banchina, di fronte a Castel dell’Ovo. Per gli 80 anni che Lucio avrebbe compiuto il 4 marzo 2023, il Comune decise di intestargli una strada. Proposi all’amministrazione comunale di usare quel toponimo per le scale che portano alla banchina, dove al n° 13 c’è la nostra sede sociale che, come scritto nel libro, l’artista “ha percorso mille volte”. Il suggerimento fu accolto e la targa è stata svelata proprio il 4 marzo 2023 nel corso di una grande festa “nel ricordo del cantante che amava il mare”».

È nel quinto anno di presidenza. Sono stati raggiunti traguardi sportivi di altissimo livello. Che cosa caratterizza principalmente la sua gestione?

«La mia visione sociocentrica. Il socio, a prescindere dai motivi che lo hanno indotto a diventarlo, deve essere al centro di tutto. Deve essere accolto dal personale, dai consiglieri, dal presidente, dai marinai, sempre con gentilezza, cordialità e massima educazione e stile. Tutto deve ruotare intorno a lui e non il contrario perché è il cuore pulsante del sodalizio. Il nostro Statuto prevede regole e anche limitazioni che vanno rispettate, ma in alcune circostanze deve prevalere il “buon senso” e concedere qualche deroga sempre che sia finalizzata al bene del sodalizio e della collettività degli associati. Utilizzo lo stesso metro comportamentale che adotto nella mia famiglia. I risultati mi stanno dando ragione perché il numero dei soci sta ritornando quello dei bei tempi di Pippo, e continuano a pervenire domande di iscrizione che valutiamo sempre attentamente, e grande soddisfazione mi danno le domande dei nostri giovani sportivi, ormai giovani professionisti, e dei loro amici. Avere nel corpo sociale soci 30-40enni è una garanzia per il futuro».

Neanche la pandemia ha intaccato il suo attaccamento alla compagine sociale, grazie anche al suo forte spirito di servizio.

«Confesso che in quel drammatico periodo ho temuto per la sopravvivenza del Savoia. Ho fatto di tutto per mantenere viva e compatta l’attenzione e l’affezione dei consoci per il Circolo. Ero in contatto con loro tramite mail, ho organizzato un’assemblea sulla piattaforma Zoom ed anche gli auguri di Pasqua e Natale con circa novanta partecipanti. Quando è terminato il lockdown ho fatto subito un incontro conviviale nella sede sociale. Siamo rimasti uniti grazie all’amicizia e stima con tutti i miei consiglieri!».

Qual è il suo obiettivo?

«Continuare nei grandi successi sportivi. Abbiamo i nostri atleti del canottaggio e della vela su ogni campo di regata mondiale. E poi preparare un ricambio generazionale tra i soci che possa assicurare ancora molti compleanni bianco blu. Naturalmente il 15 luglio».

Oltre al Circolo, quali sono le sue passioni?

«La cultura intesa come aggiornamento quotidiano di politica, scienza, storia, moda e attualità, sono amante del ben vestire, forse uno dei pochi che ancora utilizza le “stecchette” della camicia e quotidianamente indossa la cravatta, nonché spazzolarsi le scarpe da solo. Sono un tuttologo di cinema e musica, ascolto dai Beatles a Geolier con la stessa curiosità. Amo leggere libri di spy story, primo tra tutti Le Carrè, e adoro i film storici, “Lawrence d’Arabia” è quello che ho amato di più».

Professione e Circolo l’assorbono a tempo pieno. C’è nella sua quotidianità un momento in cui si dedica a sé stesso?

«Margareth e io abbiamo tre figli, tutti ingegneri. Carlo vive a Bristol in Inghilterra, Francesco a Milano e Federico a Roma. Carlo e la moglie Maria Pia ci hanno donato la gioia di due nipotini, Fabrizio e Sofia. A Napoli con mia moglie facciamo i “fidanzatini”, mi accoglie la sera al rientro con un calice di vino e condividiamo i momenti della giornata. E poi, aspettiamo con ansia le 20 per collegarci online e condividere con i nostri figli le esperienze quotidiane… e mi sciolgo quando Fabrizio e Sofia mi dicono “ciao nonno!”».