Folco Grimaldi è il presidente del Gruppo “Andrea Grimaldi Medical Care” che affonda le sue radici nel lontano 1905. Grazie ad uno sviluppo a livello nazionale, oggi si estende su una rete di centri polispecialistici con sedi a Napoli, Firenze e Milano, provvisti di moderne strutture poliambulatoriali e di day surgery all’avanguardia. In particolare, con il Medical Center a Napoli, il centro poliambulatoriale Madra a Firenze e la Day Surgery Blumar Medica a Milano, il gruppo garantisce un’ampia gamma di prestazioni nell’ambito dei servizi per la salute. «Sono un “giovane” di 73 anni e nasco da una famiglia napoletana la cui tradizione è stata sempre quella di condurre e gestire l’attività sanitaria con la “Casa di Cura Andrea Grimaldi”, che è forse la seconda struttura di questo genere aperta a Napoli. Fu fondata nel 1905 dal mio bisnonno dottore Andrea Grimaldi, esimio psichiatra e studioso delle scienze neurologiche. La sua apertura fu autorizzata allora tramite Regio Decreto, nel quale è riportato il nome, passato alla storia, di “Casa di cura per cinque signorine affette da malattie nervose”. La sede è a San Giorgio a Cremano ed è composta di due edifici completamente ristrutturati. Uno fu edificato negli anni ’50 e l’altro in epoca assai precedente (presumibilmente il XVIII sec.) che ingloba in sé anche una cappella gentilizia settecentesca, con un’ampia superficie di quasi 4.000 mq. Questa premessa e importante per capire l’evoluzione della mia attività professionale».

Ci racconti...

«Nel viaggio di questa vita ho iniziato con altre speranze e aspirazioni perché volevo essere architetto. È stata una passione che ho avuto fin dai primi anni dell’adolescenza. Ho sempre amato l’organizzazione, la progettazione e la costruzione degli spazi con particolare attenzione alla loro caratterizzazione estetica e artistica. Sicuramente mi ha “condizionato” la ricerca della qualità nel vivere quotidiano sottesa dal desiderio di dare respiro alla mia innata creatività che ho sempre considerato strumento indispensabile per l’innovazione in ogni campo».

Si iscrisse, quindi alla facoltà di architettura?

«All’università La Sapienza di Roma perché mio padre era stato promosso Capo di Stato Maggiore dell’esercito e risiedeva nella Capitale. La facoltà era a Valle Giulia e ho vissuto per puro caso, da spettatore, la “battaglia” del 1 marzo 1968, passata alla storia con il nome del toponimo del luogo ove ha sede Architettura. Ero dentro la facoltà quando ci fu la terribile carica dei “celerini” della polizia. Riuscii a scappare calandomi da una finestra nel giardino sottostante di un centro studi giapponese. Da lì mi precipitai terrorizzato fino ai Parioli e raggiunsi papà nel suo studio».

Ultimò gli studi universitari sempre a Roma?

«Sì, e mi laureai nel 1974 con il famoso professore Ludovico Quaroni, urbanista, architetto, saggista e docente di urbanistica all’Università di Roma. È stato uno dei più importanti architetti italiani».

Dopo la laurea cosa fece?

«L’architetto. Lavorai anche all’estero, in Iraq, con Saddam Hussein, per oltre tre anni, fino al 1985. Poi ci fu la svolta nella mia vita professionale».

Cioè?

«La casa di cura già negli anni ’50 si era contraddistinta per essere tra le prime strutture sanitarie ad adottare le nascenti, e allora innovative, metodiche neuro-chirurgiche. La gestione era curata dai nonni materni. Quando vennero a mancare la struttura fu data in affitto a terzi i quali progressivamente la fecero cadere in uno stato di degrado. Furono momenti molto duri per me perché dovetti decidere se continuare a fare la mia professione di architetto oppure “inventarmi” imprenditore per continuare l’attività radicata nella tradizione familiare. Optai per la seconda ipotesi. Ho sempre amato le sfide e non mi sono mai tirato indietro. Quel mondo che avevo vissuto da lontano mi intrigava e stimolava le peculiarità del mio carattere. Per me era diventata una missione e un punto d’orgoglio non solo risollevare le sorti dell’azienda, ma rilanciarla con obiettivi strategici mirati a coprire segmenti di mercato lasciati scoperti dal servizio sanitario nazionale dove la domanda non aveva risposta».

A cosa si riferisce in particolare?

«Quando sono sceso in campo l’“Andrea Grimaldi Medical Care” era un gruppo il cui reddito economico derivava in grandissima parte dalle attività in accreditamento, cioè quelle rese per il Ssn tramite la casa di cura. Questo però, come ho detto, aveva e ha particolari lacune. Non mi riferisco alla qualità del servizio reso, ma proprio alla mancanza di assistenza in settori importanti e in continua evoluzione che, oltre all’aspetto medico in senso stretto, vanno letti anche per le ricadute sul diverso modo di relazionarsi nella realtà sociale contemporanea».

Può essere più preciso?

«Il vulnus determinato dall’attuale Ssn riguarda essenzialmente l’odontoiatria, la medicina estetica e la ginecologia. Già da anni abbiamo rivolto la nostra attenzione al settore dell’estetica in senso lato e abbiamo creato i Centri per il benessere denominati “Health Beauty”. Quindi abbiamo fondato una seconda organizzazione, “Health Park”, che rende servizi, sempre a privati, per la parte di chirurgia e la medicina estetica. Negli ultimi due anni, poi, abbiamo fatto un passo successivo e abbiamo realizzato i Medical Center, che comprendono Centri di ginecologia avanzata con sedi a Napoli, Firenze e Milano. Con essi prestiamo, sempre ai privati, attività ambulatoriali per specifiche esigenze specialistiche. La prima che abbiamo affrontato è quella ginecologica. Siamo presenti a San Giorgio a Cremano con la casa di cura “Andrea Grimaldi”, a Napoli in via Schipa e a Villa Haas in via Cimarosa, a Firenze e Milano».

Perché proprio ginecologia?

«Tutta l’area afferente il “benessere” femminile oggi ha un campo vastissimo di attività che qualche decennio fa forse era impensabile. La donna, anche per il ruolo che svolge nella società e per la sua attività professionale, ha una maggiore attenzione per la salute e per la qualità dei servizi sanitari riguardanti la sua persona, suo marito e i figli. Rappresenta, perciò, il motore primo di questo business».

Di cosa si occupano i Centri?

«La loro “mission” è assicurare la presa in carico, in day surgery o degenza ordinaria, della paziente che effettua un percorso a 360°, a partire dalla prevenzione. In caso di patologia ginecologica, si fa la diagnosi e si decide la cura medica o chirurgica. Il loro campo di azione opera in quattro settori: ginecologia e ostetricia, uroginecologia, riabilitazione del pavimento pelvico e chirurgia plastica ginecologica e cosmesi genitale».

Quando si ricorre alla riabilitazione del pavimento pelvico?

«In caso di incontinenza urinaria che si può manifestare a qualsiasi età. Mediamente compare tra i 30 e i 50 anni. Quando si è in presenza di prolasso utero-vaginale. Se c’è atrofia vulvo-vaginale che consegue alla menopausa».

Quali sono le tecniche utilizzate per gli interventi chirurgici?

«Il team di specialisti effettua tutti gli interventi con tecniche mini-invasive come isteroscopia e laparoscopia, tecniche laparotomiche e per via vaginale».

Un’iniziativa decisamente all’avanguardia è stata la creazione del Pink Care, un portale ginecologico. Come funziona?

«È gratuito e può essere utilizzato non solo dalle donne ma anche dagli specialisti del settore. Ci si iscrive singolarmente e si ottiene una pagina personale dove è possibile scrivere post, porre domande e chiedere consulenze. Il tutto sempre nel rigoroso rispetto della privacy».

Quale è la filosofia che sottende Health Park?

«Il nostro concetto di “bellezza” e di “estetica” presuppone un intervento a tutto tondo che soltanto un’equipe ben strutturata può fornire, non solo dal punto di vista delle singole competenze mediche che possono intervenire in modo congiunto, ma anche dal punto di vista delle strumentazioni e degli ambienti. Per operare nell’ambito della medicina estetica e della chirurgia plastica non basta avere il titolo di studio idoneo ma esistono particolari normative ed autorizzazioni sanitarie alle quali bisogna ottemperare per poter intervenire: alcuni trattamenti devono necessariamente essere effettuati in sala operatoria (non in un ambulatorio qualunque) e le sale operatorie di una struttura ospedaliera devono rispondere a requisiti sia di tipo organizzativo che strutturale e impiantistico, oltre che a specifiche visite periodiche di controllo».

Come si caratterizza Health Beauty?

«È un network di nostri centri estetici posizionati a Napoli, Sorrento, Firenze, Milano e Trieste. Sono diversi da quelli tradizionali perché offrono prestazioni di estetica di base ed estetica avanzata con apparecchiature tecnologiche all’avanguardia per la cura del viso e del corpo. In ciascuno di essi opera un team composto da medici, infermieri ed estetiste in grado di garantire un approccio integrato alla bellezza. Puntiamo molto sulla formazione e abbiamo una società del gruppo, la Health Progress, dedicata esclusivamente alla ricerca. Alcuni nostri studi sono stati anche pubblicati su riviste specializzate».

Il Gruppo ha una caratteristica originale e innovativa che esprime a pieno la sua creatività di architetto. Qual è?

«Nel nostro sistema sanitario ci sono grandi eccellenze in tutti i campi, ma manca il coordinamento perché non c’è “sistema”. La nostra struttura si propone come anello di congiunzione tra il professionista e il paziente proprio in questi spazi vuoti. Con un contratto offriamo al “cliente”, sia esso professionista che paziente, pacchetti di prestazioni predefinite che includono anche la continuità nell’assistenza e che trovano il loro punto di forza nei servizi resi da equipe infermieristiche estremamente formate. Anche le risposte ai quesiti posti nel portale sono date dal coordinamento infermieristico. Questa formula è una garanzia per tutte le parti contrattuali e impone da parte del cliente il rispetto di regole comportamentali che non ostacolino il normale svolgimento dei servizi oggetto delle prestazioni. Su questa forma di garanzia abbiamo avuto apprezzamenti anche dalla magistratura quando è stata chiamata in causa. Health Park, alla base del suo “sistema” possiede le più prestigiose certificazioni internazionali di qualità per le strutture sanitarie e si è contraddistinto per essere stata la prima realtà a livello nazionale a certificare un’organizzazione di chirurgia plastica secondo lo standard di qualità internazionale».

Qual è il prossimo traguardo?

«Sono in via di realizzazione Centri dedicati all’urologia e alla vascolarizzazione periferica».