Massimiliano Cecere (nella foto) è dottore commercialista e Revisore Contabile. Consulente Tecnico del Tribunale presso il Tribunale di Napoli è stato componente della Commissione del Mediterraneo, presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli e presidente del Collegio sindacale della Coop Compagnia Unica Lavoratori Portuali Culp, con sede nel Porto di Napoli. È amministratore unico della Logistica Portuale LP srl. È presidente del Collegio sindacale Fondormoli, Fondo Ormeggiatori e Barcaioli d’Italia, e presidente del Collegio sindacale Ente Bilaterale Ormeggiatore e Barcaioli d’Italia, entrambi con sede a Roma. È componente di vari collegi sindacali di società commerciali sia Srl che Spa. «Sono l’ultimo di 7 figli, nato e vissuto a Napoli nella zona Pendino-Mercato, in pieno centro storico. Appartengo a un’antica famiglia di portuali. Mio nonno paterno, Andrea Cecere, nel 1923 ebbe la prima autorizzazione per scaricare, sul molo 29 con le sue 15 chiatte, il carbone dalle navi carboniere che non potevano attraccare perché avrebbero inquinato. Fondò, quindi, la Cecere srl che l’anno prossimo festeggia il centenario. Le chiatte furono distrutte completamente durante la seconda guerra mondiale e nel 1946, con l’indennizzo ricevuto, aprì insieme a mio padre Alfonso, una società di imbarco e sbarco di merci “alla rinfusa”. Si andava dalla cellulosa al baccalà ai tonnarelli che erano dei pezzi di legno a forma di tubo che servivano alle fabbriche. Ben presto le redini dell’azienda passarono nelle mani di papà che, negli anni ’60, riuscì a prendere quasi il monopolio di quella tipologia di merci. Una volta sdoganate le merci dalle navi con i suoi operai, circa 900 scaricanti di porto, provvedevano a caricarle sui vagoni ferroviari e sugli autotreni per essere consegnati in tutta Italia. Lo aiutava nella gestione aziendale il mio primo fratello, Andrea. Nella mattina del Natale del 1983 papà ebbe un improvviso malore e morì tra le mie braccia. La società chiuse e Andrea fu assunto come fiduciario da un’importante società del settore portuale».

Lei quanti anni aveva?

«Solo 14 e frequentavo l’istituto Diaz di via Tribunali perché volevo diplomarmi in ragioneria. Il mio pallino era quello di diventare dottore commercialista specializzato in materia fiscale e onorare con la dovuta preparazione e competenza la memoria di papà che nel suo lavoro, quotidianamente, affrontava e risolveva da autodidatta problemi afferenti specifiche materie ragionieristiche. Avevo avuto la fortuna di capitare in una classe sperimentale che seguiva un piano scientifico. Il giorno dopo il diploma cominciai a lavorare».

Che cosa si mise a fare?

«Il copertonaro, una sottomansione dello scaricante di porto. È la persona che in ogni condizione meteo, caldo, freddo, sole, pioggia, doveva coprire con teloni le merci che erano state caricate sui vagoni ferroviari. Lavoravo a quattro metri d’altezza e mi portavo i libri dietro perché durante le pause studiavo. Come ogni portuale avevo un soprannome; il mio era lo smemorato perché, per non interrompere quello che stavo studiando, quando mi chiamavano facevo finta di non sentire».

Riuscì a diplomarsi?

«A 18 anni e con tanti sacrifici, come facilmente si può immaginare. Mi iscrissi alla facoltà di Economia e Commercio della Federico II nella vecchia sede di via Partenope. Continuavo il lavoro di copertonaro e con i guadagni mi mantenevo agli studi. Sotto l’apparente pacatezza del mio carattere sono un gran testardo, determinato nel raggiungere gli obiettivi che mi pongo e ho una grande volontà. Scelsi un piano di studi molto difficile perché prevedeva tutti gli esami di ragioneria, tutti quelli di tecnica bancaria, di tecnica commerciale e di matematica. Vivevo solo con mamma in quanto i miei fratelli e sorelle avevano seguito le loro strade nel settore orafo, e abitavamo nella casa di famiglia a piazza Orefici. Ora ci abita una mia nipote nel rispetto della volontà di mamma».

Nel periodo universitario incontrò Maria, la compagna della sua vita.

«La conobbi ad agosto del 1988 a Ischia. Aveva 17 anni e io 19. Molti anni dopo si iscriverà alla facoltà di giurisprudenza. Ci siamo sposati ed esercita la professione di avvocato penalista. Si è anche laureata in Scienze giuridiche».

Come andarono gli studi universitari?

«Con regolarità, ma sempre con grandi sacrifici. Nei momenti di sconforto Maria con dolcezza, ma con pari fermezza, mi dava gli incoraggiamenti giusti per rinverdire la mia tenacia e rinvigorire il mio entusiasmo. Mi ricordava qual era il mio obiettivo e il fine principale per il quale volevo centrarlo ad ogni costo. Senza di lei non ci sarei riuscito e anche per questo le sarò eternamente grato».

Con quale tesi si è laureato?

«Con uno studio inedito sulle compagnie portuali. Anche questa fu una scelta per onorare papà che le conosceva molto bene. Erano originariamente quattro, successivamente, nel 1969, furono unificate in una sola. Chiesi la tesi all’unico docente che, secondo me, avrebbe potuto darmela, la titolare della cattedra di Storia del Lavoro. Mi disse che ignorava completamente l’argomento, che accoglieva comunque la mia richiesta ma che non avrebbe assegnato alcun voto al mio elaborato perché non era in grado di correggerlo. Rimasi profondamente deluso ma andai avanti per la mia strada e approfondii con la massima dovizia di particolari l’argomento che avevo scelto. In seduta di laurea il relatore fu il professore Marino che, per mia fortuna, era il titolare della cattedra di inglese e anche il consulente dei Lloyd’s di Londra e interfaccia con l’omologa compagnia di assicurazioni italiana. Mi disse che aveva trovato la mia tesi brillante e molto interessante. Ne parlammo insieme per oltre un’ora e al termine chiese alla collega che me l’aveva assegnata di esprimere il suo parere. Ancora una volta si rifiutò e la commissione con Marino in testa non nascose il suo disappunto. Per me fu una grande soddisfazione alla quale si aggiunse anni più tardi quella di vederla pubblicata negli atti di un importante convegno internazionale che aveva come tema i rischi derivanti dal lavoro portuale».

All’indomani della laurea incappò in un “incidente di percorso”.

«Avevo lasciato il lavoro di copertonaro e volevo iniziare la professione. Ma proprio in quell’anno la normativa sull’abilitazione cambiò e fu introdotto il tirocinio obbligatorio di tre anni. Per me fu un fulmine a ciel sereno ma, come sempre, mi rimboccai le maniche e cominciai la mia pratica presso lo studio del dottore commercialista Giustino Romano. Successivamente siamo diventati soci e abbiamo fondato la Commass, mi sono specializzato nel settore fiscale e tributario, soprattutto nella fiscalità internazionale e doganale».

Appena abilitato, arriva il primo successo professionale. Ce lo ricorda?

«Ebbi la fortuna di potere partecipare al concorso per presidente del Collegio sindacale indetto dalla Compagnia Portuale degli Scaricanti di porti. All’epoca erano 234 dipendenti e la carica di presidente era elettiva, gli altri due membri erano scelti dagli interni. Alla prima tornata pareggiai con l’altro concorrente; al ballottaggio vinsi. Da semplice copertonaro ero diventato presidente del Collegio sindacale della Compagnia e questo rappresentò un grande motivo d’orgoglio. Per i tre trienni successi sono stato eletto sempre rasentando l’unanimità dei consensi. Nel 2014 mi resi conto che i miei impegni professionali erano tali da non consentirmi più di onorare come dovevo quella carica e decisi di non riproporre la mia candidatura».

Quindi la sua grande idea di creare la Logistica Portuale LP srl. Che cosa è?

«Costituita nel 2004 è un Terminal Portuale, si occupa dello svuotamento e del riempimento dei container e ha in concessione nel porto un’area di 3mila mq. L’ho creata insieme a mio fratello dal nulla nel senso che, passo dopo passo, abbiamo chiesto e ottenuto tutte le autorizzazioni esistenti in materia che comunque hanno una scadenza e quindi bisogna essere sempre aggiornati e in regola per ottenere il rinnovo. È il mio fiore all’occhiello ed è nata da un’idea mia per la quale ho messo tantissima passione. Sono l’amministratore unico mentre mio fratello si interessa della parte organizzativa. Abbiamo 7 dipendenti fissi e altri 7 nell’indotto. Quindi in tutto sono 14 e sono parte della mia famiglia. Recentemente abbiamo fatto grossi investimenti in mezzi meccanici che si aggiungono ai due di grandi dimensioni che sono già di nostra proprietà. La società ha anche un capannone di oltre 200 mq e una palazzina in concessione. Rappresenta una bella realtà e attualmente siamo il quinto Terminal su una classifica di nove aziende che si occupano a Napoli di logistica portuale».

Come si divide la sua giornata lavorativa?

«Generalmente la mattinata la dedico al porto, il pomeriggio allo studio. Mio fratello è un ottimo organizzatore è ha incanalato il lavoro secondo le logiche della “catena di montaggio”. Allo studio di corso Umberto mi dedico all’attività di fiscalista e curo gli interessi dei miei clienti che sono distribuiti su tutto il territorio nazionale».

Non ha lasciato, però, l’attività associativa perché la Compagnia Portuale è stata sostituita da un ente di rilevanza nazionale.

«Nel 2014 avevo deciso di interessarmi solo delle mie attività professionali, ma quando mi hanno voluto alla presidenza del collegio sindacale di Fondormoli e dell’Ente associato non ho potuto rifiutare».

Che cos’è Fondormoli?

«Il Fondo Nazionale degli Ormeggiatori e Barcaioli d’Italia. Sono molto stimato perché sono considerato un imprenditore lavoratore. È la verità perché conosco le logiche e le dinamiche del lavoratore, dell’imprenditore e del complesso mondo in cui si articola l’attività portuale disciplinata da norme e leggi che richiedono una specifica specializzazione che si ottiene studiando, aggiornandosi continuamente e impegnandosi sul campo con onestà e trasparenza».

Fuori del lavoro che cosa fa?

«Mi piace molto leggere e sono un cultore della storia di Napoli in tutte le sue declinazioni. Ho conservato la passione per lo sport. Da ragazzo giocavo al calcio. Oggi mi limito a fare nuoto in piscina al Circolo Canottieri Napoli di cui sono socio. Con Maria condivido la passione per i viaggi. Quando è possibile ci ritagliamo uno spazio di una settimana staccando la spina. Prima del Covid riuscivamo a farlo almeno quattro volte all’anno».

Ha un obiettivo da raggiungere?

«Conservare, migliorare e fare progredire la Logistica Portuale LP srl e ovviamente continuare a fare il commercialista».