È il direttore operativo del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale. Si è laureato con lode in filosofia all’università L’Orientale con una tesi in “Storia del Teatro e dello Spettacolo”. Mimmo Basso (nella foto) ha fatto un corso biennale di giornalismo presso l’università di Camerino. «Sono nato a Piscinola, nella periferia nord di Napoli, da una famiglia piccolo borghese. Quel quartiere, che negli anni successivi avrebbe confinato a nord con Scampia, ha inciso molto nella mia formazione perché fin da subito ho sentito una forte spinta a evadere. In anni più recenti invece ho avvertito la necessità di recuperare le mie radici. Dopo le scuole medie frequentai il liceo scientifico, prima nella zona Miracoli e poi a piazza Carlo III, in un’ala dell’Albergo dei Poveri, altro luogo per me simbolicamente molto forte. Allo studio affiancavo la passione per il basket che era lo sport tradizionale di Piscinola».

Come mai questa tradizione nel suo quartiere?

«La pallacanestro fu diffusa dagli americani durante la seconda guerra mondiale perché avevano un accasermamento in quella zona. Gli abitanti rimasero entusiasti e incominciarono a praticarla preferendola perfino al calcio. Anche mio padre la praticò. La Virtus di Piscinola, la squadra del quartiere, nei tempi migliori arrivò a militare in serie B. La mia prima “evasione” dal quartiere ci fu quando disputai il campionato giovanile di basket con la Polisportiva Partenope, nella palestra “Cavalli di Bronzo”, storico maneggio del Palazzo Reale».

Fino a quando giocò?

«Per tutto il periodo delle scuole superiori. Poi subentrò l’interesse per la politica che mi assorbì completamente. Era la metà degli anni Settanta e in noi giovani c’era l’illusione di potere cambiare le cose. Avevamo costituito a Piscinola un comitato di quartiere con un impegno culturale extraparlamentare. All’epoca si era un po’ filocinesi e un po’ spontaneisti».

Qual era il suo impegno politico?

«Non ho mai avuto appartenenze con un partito e ho rivolto il mio impegno esclusivamente verso azioni di promozione culturale. Realizzammo un giornalino con uscita periodica che non era solo di commento politico ma che si occupava di alcuni fenomeni culturali. Si chiamava appunto “Il Quartiere” e ne conservo ancora qualche copia. Organizzammo anche un piccolo festival culturale improntato alla denuncia sociale e all’affermazione di principi di radicalismo politico. Tra l’altro comprendeva musica rock e jazz. Per puro caso come location scegliemmo il vecchio campo di basket del quartiere. Eravamo veramente convinti di contribuire alla costruzione di un mondo nuovo».

Da dove derivava questo convincimento?

«Ero cresciuto in un contesto piccolo borghese, in una famiglia cattolica praticante che mi aveva impartito un’educazione in linea con quei principi religiosi. Poi a scuola ebbi per due anni come docente di italiano il professore Antonio Vitolo. Fu l’incontro che per qualche verso ha segnato il mio percorso formativo perché quella persona di grande spessore mi fece scoprire un mondo nuovo e mi aprì la mente verso una visione della vita con ampi orizzonti, libera da preconcetti e provincialismi. Mi fece comprendere l’importanza della cultura vera, che include anche l’insieme delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo e il loro processo evolutivo. La prima finestra che si spalancò ai miei occhi fu quella sul cinema impegnato di Ingmar Bergman e di Bernardo Bertolucci. L’incontro con Vitolo fu determinante anche per la scelta della facoltà universitaria alla quale mi iscrissi e cioè Filosofia, disciplina in cui mi sono laureato. Ci sentiamo ancora oggi. Nel periodo universitario facevo il lavoratore studente perché, pur non essendoci necessità in famiglia, avevo ansia di indipendenza e volevo rendermi autonomo economicamente».

Quale fu il suo primo lavoro?

«Durante il periodo di leva presentai domanda per partecipare a diversi concorsi e tra quelli vinti optai per un posto, con contratto a tempo determinato, nella segreteria di una scuola a Genova. Prima della scadenza dei termini rientrai a Napoli. Fu una decisione molto forte perché il contratto sarebbe diventato a tempo indeterminato, ma ero impegnato sentimentalmente e non volevo compromettere quel rapporto affettivo. Avevo fatto un corso di giornalismo all’Università di Camerino che mi fu utile per essere assunto nell’ufficio stampa del Comune di Napoli dove ebbi la mia prima esperienza lavorativa nel settore dello spettacolo».

Perché?

«Il sindaco Maurizio Valenzi, sull’esempio dell’“Estate Romana” realizzata nella Capitale dall’assessore alla Cultura Renato Nicolini, organizzò una manifestazione analoga, “Estate a Napoli” che debuttò il 18 giugno1979 nel Maschio Angioino. L’obiettivo, centrato in pieno, era sprovincializzare le attività culturali e di spettacolo cittadine, creare momenti di aggregazione sociale, far riscoprire e valorizzare i beni culturali, ambientali ed architettonici urbani all’epoca poco vissuti dai napoletani. Nel 1982 fui cooptato nel team responsabile dell’organizzazione . Fu la sliding doors attraverso cui entrai nel mondo che mi era più congeniale e che ha caratterizzato la mia vita professionale fino a oggi».

Quanto tempo rimase nel gruppo?

«Avevo 25 anni ed ero il più giovane del gruppo. Lavoravamo tutto l’anno perché le iniziative culturali che organizzavamo erano spalmate su dodici mesi e comprendevano eventi che riguardavano ogni settore artistico e letterario. “Estate a Napoli” terminò di fatto nel 1984 con la fine della Giunta Valenzi e conseguentemente il gruppo non potè più occuparsene. Continuò ma in tono minore con le amministrazioni successive grazie alla lungimiranza e alla grande apertura mentale del liberale Rosario Rusciano che a mio avviso è stato uno dei migliori assessori alla Cultura che Napoli abbia avuto. In quel periodo la mia passione per il cinema e il teatro aumentò in maniera esponenziale».

Lei era comunque un dipendente comunale. Di cosa si occupò?

«Il mio interesse, come quello dei miei colleghi del gruppo, si concentrò sulla riapertura del teatro Mercadante. Il cantiere della sua ristrutturazione era all’ultima fase ma occorsero ancora molti anni prima che riaprisse con regolarità. Ebbi la fortuna di diventare il capo della segreteria dell’architetto Renato Nicolini, che era stato nominato assessore alla Cultura del Comune di Napoli con Antonio Bassolino. Oltre ad essere un politico di razza era soprattutto un intellettuale vero. Fu lui a dare l’accelerazione determinante per la riapertura definitiva del Mercadante nel 1995 anche se solo come teatro ospitante. Grazie anche al suo prestigio a livello nazionale e alla collaborazione del Teatro Pubblico Campano, riuscimmo a convincere artisti e compagnie importanti a calcare le scene del teatro di piazza Municipio, solo nel 2003 divenuto Teatro Stabile con la costituzione, da parte della Regione, della Provincia, del Comune e altri soci minori, dell’Associazione teatro stabile della città di Napoli. “Nascita” avvenuta con grave e colpevole ritardo rispetto al primo Stabile italiano che è il Piccolo di Milano, fondato nel 1947, (e in generale agli altri teatri stabili italiani), nonostante la nostra tradizione, ma anche la nostra “pratica” teatrale contemporanea sia di gran lunga la più importante a livello nazionale».

Quale fu il suo posto nell’ organigramma?

«Entrai come responsabile della produzione e decisi di investire il mio futuro nel Mercadante licenziandomi dal Comune di Napoli. Fu in qualche modo una scelta coraggiosa perché mi lanciavo in un’impresa che appariva a tanti come un’avventura, insomma significava lasciare il certo per l’incerto, ma non ebbi dubbi perché significava per me realizzare finalmente i miei interessi e le mie aspirazioni. Ricordo con affetto e stima il primo direttore Ninni Cutaia, uomo di grande competenza e spessore che è diventato in seguito direttore generale dello spettacolo dal vivo del ministero della Cultura e il primo comitato artistico composto da persone di primissimo livello quali Mario Martone, Renato Carpentieri, Enzo Moscato e Roberta Carlotto che succedette poi a Ninni Cutaia come direttore del nostro Teatro».

Oggi il Mercadante, insieme al San Ferdinando costituisce il Teatro di Napoli che è uno dei 7 Teatri Nazionali. Qual è il suo ruolo?

«Sono il direttore operativo, carica apicale piena di responsabilità di cui sono fiero e onorato. Credo nel gioco di squadra. Provo a fare il play maker, per richiamare le antiche passioni cestistiche, e responsabilizzare ogni collaboratore di qualsiasi livello. Ciascuno è parte di un sistema, tessera importante di un mosaico teso a conseguire l’obiettivo comune che ha come priorità il raggiungimento e il superamento degli standard richiesti dallo status di “teatro nazionale” e, naturalmente, le aspettative di qualità del nostro affezionatissimo pubblico».

Dalla sua storia emerge con obiettività che ha dato un contributo determinante per la nascita del nuovo Mercadante. Si sente a suo agio in questo ruolo di protagonista?

«Lavoro, come ho sempre fatto nella mia vita, con entusiasmo, continuità e senza risparmio di energie, sento di aver portato il mio contributo alla costruzione del nuovo corso del Mercadante, diventato Teatro Stabile e poi Teatro Nazionale, ma a teatro il lavoro di tutti è finalizzato a quanto accade poi in scena davanti ad un pubblico, il vero protagonista è il lavoro creativo degli artisti (registi, attori, collaboratori vari). Non bisogna mai confondere questo sano rapporto di priorità. Quando il lavoro organizzativo prevale su quello creativo vuol dire che c’è qualcosa che non va, qualcosa da “sanare” in un organismo malato. Il presidente del Cda Filippo Patroni Griffi dice spesso che come direttore operativo rappresento la continuità anche nel mutare delle situazioni. Mi sento di potere condividere questa sua affermazione e che questa funzione sia un valore aggiunto per qualsiasi azienda o gruppo di lavoro complesso».

Chi è Mimmo Basso?

«Una persona tenace che crede fermamente in quello che fa, ma consapevole della propria e dell’altrui dimensione nel mondo che cerco di guardare con occhi curiosi e critici, ma soprattutto ironici».