Vorremmo riflettere sulla mostra resa a Napoli, al “Pan”, dal Movimento “Madi”, giacché tale occasione può consentire di sviluppare alcune considerazioni che travalicano l’evento e si propongono come opportunità valutativa dello stato attuale della ricerca artistica. Diremo subito che la mostra è curata ed introdotta in catalogo da Ciro Pirone, da lungo tempo, guida, sul piano organizzativo, di “Madi”. Le presenze di artisti in mostra sono di notevole respiro ed offrono opportunità di larga ricognizione sulla consistenza della ricerca che il Movimento sviluppa non solo in Italia. Detto questo, andiamo a sottolineare il rilievo qualitativo dei “Madisti” napoletani – Aldo Fulchignoni, Enea Mancino (nella foto una sua opera), Renato Milo, Antonio Perrottelli, Marta Pilone – che mostrano di proporsi come punta avanzata per qualità creativa e per capacità di interpretazione non pedissequamente subordinata, ma intelligentemente propositiva, delle ragioni identitarie del Movimento, che sono raccolte nel dettato reso, oltre settant’anni fa, dal suo fondatore, Carmelo Arden Quin. Proviamo poi a sottolineare gli aspetti di valutazione più ampia cui la mostra consente di affacciarsi. Osserveremo innanzitutto che la consistenza dell’azione di “Madi”, forte dell’istanza astrattista, si rivela oggi come antemurale significativo rispetto alla montante “postmoderna”, agendo sulla leva dei “contenuti”, piuttosto che sulla erraticità formale. E ci interroghiamo, pertanto, se non sia proprio la chiave “astrattista” ciò che possa giovare, oggi, nella ricerca creativa, per coniugare razionalità e piani emotivi senza cedimenti di “deriva”. Auspicheremmo, perciò, che l’istanza “astrattista” – e qui veniamo a cose propriamente napoletane – a partire da “Madi”, provi a cercare un’intesa più ampia con altre forze astrattiste che operano nel contesto partenopeo (pensiamo, ad esempio, ad “Astractura”), per poter costituire quel più valido coagulo innovativo e sinergico di cui si avverte il bisogno.