Il titolo della mostra di Antonio Ciraci presso “MA – Movimento Aperto” è decisamente indicativo della consistenza contenutistica che l’esposizione promette di offrire: una rassegna – da non confondere con una campionatura – della realtà umana del Mezzogiorno d’Italia, “rappresentata” e non semplicemente “raffigurata” in volti che costituiscono l’addensato di ragioni storiche e comunitarie di un popolo, il popolo meridionale, portatore di una storia ultramillenaria. Volti di donne, di bambini, di uomini; l’alternarsi di stati d’animo, ed un turbinio di passioni che il pennello di Antonio Ciraci ha registrato con viva maestria esecutiva, lasciando emergere non soltanto una definizione di tratto psicologico, ma anche una pregevolissima manifestazione di alta pittura, in cui l’empito che noi definiamo “iperfigurativo” mostra di saper coniugare con assoluto equilibrio spessori materici e delicatezze di tocco pittorico (nella foto un’opera). Ma c’è dell’altro da aggiungere: e ciò consiste nella necessità che avvertiamo di mettere in evidenza la definizione “espressiva” della restituzione pittorica di queste opere, una definizione “espressiva” che, senza procedere a rendere un affondo corrusco ed abbruciato della materia, questa stessa piega a prestarsi “espressionisticamente” ad una testimonianza di alto spessore umano, rendendosi, al tempo stesso, testimonianza e denuncia, andando a guadagnare, in tal modo, una collocazione storica di altissimo pregio anche “concettuale”. A rendere ancor più convincente e preziosa questa mostra concorre il dato della dimensione minimale delle opere in rassegna, che inquadrano asciuttamente gli ovali dei volti nella superficie pittorica di appena qualche decimetro quadrato, offrendo una sintesi significazionale, in cui il “senso” dell’immagine si integra nel dato di “significato” empirico che la narrazione pittorica di tutti questi “volti del Sud” esalta nella pregevole e suggestiva successione rettilinea del serrato contesto espositivo.