Nel contesto di “Spazio Vitale”, ad Aversa, la mostra “In ictu oculi” di Francesc Bordas, artista di origine catalana, suggerisce, con i modi della Astrazione geometrica, di collegare la tradizione partenopea per il culto delle anime trapassate col nostro presente. Egli si sofferma sul culto dei morti praticato nella chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, producendo delle opere che definiscono una inedita e suggestiva ri-lettura delle tracce ancestrali consegnate alla storia della pietà popolare. (nella foto un’opera). All’interno di un’ispirazione religiosa, che conserva anche tratti magici di antichissima ascendenza, Bordas si tuffa d’impeto; e scopre, attraverso la messa a punto di un immaginario di netta profilatura astrattiva, la possibilità di rendere particolarmente attuale una traccia storica che conserva, nella lunghezza del tempo dei secoli, una capacità di cogliere il “senso” delle cose. Bordas con gli strumenti dell’astrazione, costruisce un reticolo di forme che definiscono una visione della realtà, quasi confermando il dettato nietzchiano della inanità delle “cose” a vantaggio della loro “interpretazione”, rendendo così possibile proiettare più lontano e più lungo il potere evocativo di immagini che è certamente riduttivo limitare nel ristretto di una cultura apparentemente “minore” e “popolare”; e che, invece, affonda le sue radici in una sensibilità precristiana in cui il rapporto con le cose era capace di trascendere la loro “fine”, considerando la “natura rerum” un tema di suggestiva possibilità di intendimento premonitivamente epistemologico (Lucrezio). Possono leggersi in filigrana, allora, nelle opere di Bordas, le sensibilità cronotopicocinestetiche che distinguono le modalità “astracturiste”, che offrono una proiezione più dilatata e perspicua dell’approccio alla costruzione di una visione razionale, che la ricerca artistica contemporanea più avvertita addita come producente orizzonte di ricerca.