Mia moglie, dovendo preparare un trito, ha chiesto alla nostra vicina se avesse una pastenaca; la signora stupita ha detto “E che d’è sta pastenaca?”. E mi son reso conto che alcuni termini sono desueti per le nuove generazioni; e sparanneme ’na posa, le ho spiegato che pastenaca (cioè carota) deriva dal greco panatekia e, al riguardo, mi è sovvenuto un episodio di una trentina di anni fa. In vacanza ad Agropoli, io e mia moglie chiedemmo al fruttivendolo nu chilo ’e cresommole; il signore vicino a me, notando che l’ortolano prelevava le albicocche, con accento nordico disse alla moglie “Hai sentito come chiamano le albicocche? Son proprio africani”. Al che io, ovviamente risentito, gli spiegai che la parola cresommola deriva dal greco “Krusos” (oro) e “melon” (frutto), cioè frutto d’oro. E, già che ci sono, voglio citarvi alcune altre nostra parole, derivanti dal greco; ad esempio, quando Totò esclamava “questo caffè è una ciofeca” occorre ricordare che questo termine deriva dal greco “Kofos” cioè sgradevole; e jamme annante; ’a puteca, cioè il negozio, deriva dal greco “apothèke”. E noi saremmo africani, con tutto il rispetto per quel magnifico popolo? D’altronde non dimentichiamo che siamo stati la Magna Grecia, che Napoli è nata come città greca, Palepolis” con l’isolotto di Megaride dove si erge Castel dell’Ovo. Ecco perché in questo periodo di riposo forzato, Dad o non Dad, consiglio ai ragazzi di dedicare un po’ di tempo alla storia della nostra unica e stupenda città, scopriranno cose bellissime e inimmaginabili. Ma sfiziamoci ancora con qualche altra parolina, quale “rafaniello” dal greco “rafanidòo”, oppure petrusino dal greco “petroselinon”… uah che spasso… che stupenda la nostra lingua, perfino se ci addentriamo in qualche termine, diciamo… osé; d’altronde la prossima parola la disse anni fa in televisione Benigni alla Carrà, quindi la posso scrivere: “Pucchiacca”. Forse non ci crederete ma essa è composta da due parole greche: “pùr” (fuoco) e “koilos (antro) cioè “antro di fuoco” e… attenzione a nun ve brucià… ho detto tutto e, quando apparecchiate la tavola mettite ’nu bellu mesale che, tanto per cambiare, deriva dal greco “misalion”. A questo punto non mi resta che dirvi “Kalimera”, anzi: napulitanamente “stateve bbuone”. Alla prossima.