“Toc toc” – “chi è?” - So’ Pascale, arape” - “Parola d’ordine” - “Tengo ‘e scolle ‘nfronte” - “trase”. Ed ecco la porta aprirsi silenziosamente, il cliente sgattaiolare dentro e la porta richiudersi alle sue spalle. E finalmente Pascale può accomodarsi sull’agognata poltrona, mentre Ciro il barbiere, dopo avergli insaponato e rasato il volto, munito di pettine e forbici, procede al tanto sospirato taglio dei capelli. “Che d’è Cirù, non me lo fai lo shampo?” - “Non ve lo posso fare” - “E perché?” - “Perché ‘o phon fa rumore e da fuori qualcuno potrebbe sentire” - “Ma vuje vedite ’o Padreterno che fine avimme fatto!”. Sembra di rivivere l’atmosfera di “Napoli milionaria” quando il contrabbando la faceva da padrone; quando si era alla ricerca spasmodica di un pezzo di burro, oppure di un po’ di zucchero o latte in polvere; ed oggi, mutuando i parametri, siamo alla ricerca di un barbiere compiacente che, di soppiatto ci introduce nella sua bottega, alla stregua dei carbonari che segretamente si riunivano in logge, per tramare contro l’odiato Murat. Confessiamolo: quanto vorremmo entrare in un bar, sedere al tavolino e discutere animosamente su Gattuso & company…ma nun se po’ fa; quanto vorremmo sedere al tavolo di un ristorante e gustare una linguina agli scampi…ma nun e po fa. Quanto qualcuno vorrebbe appartarsi col suo amore proibito e dare sfogo alla propria libidine e poi, sul più bello si blocca e pensa “e si chesta tenesse ‘o covid?” E manco chesto se po’ fa. Ma ci pensate quanto stu figlio ‘e zoccola ‘e virùs, con l’accento sulla u, ha cambiato le nostre abitudini? Nino D’Angelo cantava “’Nu jeans e ’na maglietta” mentre noi mormoriamo a denti stretti “’Nu gel e ’a mascherina”. E continuiamo a stare in zona rossa, ammettiamolo, anche in parte per la nostra disobbedienza civile , come in rosso molti di noi stanno con le banche; però esultiamo in quanto il rampollo saboiardo Emanuele Filiberto, discendente della maledetta stirpe, da testimonial dei sottaceti Saclà, è divenuto “tout d’emblèe” cioè bell’e buono, esperto di canto e ballo alla corte della De Filippi. Si dice “chi tene cchiù sante va ’mparaviso” , ma a volte ci va pure “chi è cchiù strunzo”. Alla prossima.