Era il 1984, eravamo in scena al Teatro Cabaret “La Chanson” di Roma, con il nostro spettacolo “Abbiamo rapito Pippo”; una sera chi ti vediamo tra il pubblico? Luciano De Crescenzo (nella foto a sinistra) e Marisa Laurito. A fine spettacolo, ci incontrammo nel foyer e Luciano, fornendoci il suo indirizzo, ci disse testualmente «Guagliù veniteme a truvà a casa, v’aggia parlà ’e ’na cosa». Se ci andammo? Ci andammo di corsa nella sua bella casa non molto distante dal Colosseo e, nel corso dell’incontro, spiegandoci l’episodio della Tangenziale, ci propose di partecipare al suo “Bellavista” nei panni dei fratelli Sorrentino e aggiunse: «Ho letto un po’ della vostra vita ed ho appreso che siete figli d’arte, perciò mi piacerebbe far partecipare al film, anche vostro padre, il cavaliere Francesco, che ne dite? Gli assegnerei il ruolo di “’o Cavaliere”, il suocero di Bellavista, che si sveglia dal suo letargo solo quando sente “nu milione”». Poi Luciano aggiunse: «Poi arriva il giorno che, pur sentendo “nu milione”, ’o Cavaliere non reagisce più e lo vediamo apparecchiato sul letto di morte ». A quella rivelazione, all’unisono esclamammo: «No Lucià, a vedè papà muorto proprio nun ce piace, pure si è nu film». E così il ruolo fu affidato all’attore Aldo Tarantino. Alcuni giorni dopo, ci telefonò Luciano dicendoci: «Fate venire papà a Roma». Così nostro padre partì da Torino, dove viveva, e venne a Roma dove Luciano gli affidò un piccolo ruolo nel suo film, e precisamente il chitarrista (nella foto a destra) fuori il ristorante dove è riunita la famiglia Bellavista e che, ad un certo punto, mostra un biglietto con sopra scritto “Non suono per non disturbare”. Papà fu felicissimo per quel ruolo seppur breve ma simpatico. Dopo l’uscita del film Luciano, non domo, telefonò a nostro padre a Torino dicendogli: «Cavaliè, a Torino, al cinema dove proiettano la prima del film, ci sono riservati due ingressi per voi e vostra moglie… buona visione». Questo era Luciano… un vero Uomo d’Amore! Alla prossima.