“Jesce sole, jesce sole, nun te fa cchiù suspirà; siente maje ca li figliole, hanno tanto da prià”, cantavano le lavandaie del Vomero, dopo essere scese in città per lavare i panni della nobiltà, in catinelle di alluminio o presso qualche piccolo ruscello. Pare di vederle… il ritmo delle lenzuola e camicie attorcigliate, strofinati sull’asse di legno ed intrise della schiuma del sapone di piazza; quel sapone fatto con scarti delle olive, mischiati a panni vecchi e usurati, prodotto dai frati di Monteoliveto; che contrasto tra la schiuma bianca e la pelle delle lavandaie cotta dal sole; già… le lavandaie; seni forti e turgidi come marmo, e la schiena su e giù a mo’ di marionetta; e tra canto e colpi di schiena, si fondevano acqua, schiuma, muscoli gonfi di vita e corde vocali; e dopo aver steso ad asciugare il bucato, ecco levarsi il canto, affinchè il sole, nascosto da qualche nuvola dispettosa, uscisse ed asciugasse le loro fatiche. Poi… poi arrivò sua maestà la lavatrice; il suo inventore fu tale Alva Fisher nel 1901, sebbene con l’inconveniente che, il motore elettrico non era ben isolato dal cestello, per cui le brave massaie rischiavano la vita. Ma, udite udite, come ci segnala lo storico professore Gennaro de Crescenzo e, tanto per cambiare, la prima lavatrice italian, venne installata nel Regno delle Due Sicilie nel 1851, precisamente a Napoli nel Pio Albergo dei poveri; era un’enorme macchina in grado di lavare mille camicie e duemila lenzuola. Poi le grandi industrie, in specie quelle americane, la lanciarono sul mercato nazionale ed europeo, e tra queste la Whirlpool, che aprì uno stabilimento anche a Napoli in via Argine, dando così lavoro a ben 420 famiglie, e solo Dio sa di quanto lavoro abbiamo bisogno. Poi, come accade con tante multinazionali, la Whirlpool ha deciso di smettere l’attività di via Argine, nonostante fosse un esempio per il Meridione, con produzione top di gamma, tassi di produttività al massimo e assenteismo inesistente, mandando a quel paese 420 operai con rispettive famiglie, a far data da dopodomani, 1° novembre, ironia della sorte, giorno di tutti i santi e, sabato, giorno dei morti, come morti lo saranno questi poveri cristi, ma non morti fisicamente, bensì morti delle loro speranze disattese. E vai… e simme sempe nuje, gli ortolani di turno, a ce piglià ’o cetrullo in “quel posto”. Sarebbe auspicabile che la Whirlpool costruisse una lavatrice che, anziché lavare i panni, lavasse le coscenze… in primis la loro. Alla prossima.