Cari nipotini, com’è difficile stare lontano da voi. Di voi mi manca tutto, i baci, gli abbracci, i giochi che insieme c’inventiamo, la grazia dei vostri discorsi, l’intelligenza delle vostre risposte. Ma, come vi hanno spiegato mamma e papà, dobbiamo stare lontani, non possiamo vederci perché quel briccone di virus passa dall’uno all’altro con una gran velocità e ci può far ammalare tutti. Io- dicono i dottori- vado più protetta, perché sono vecchiarella, più fragile. Ma anche voi dovete stare attenti, perché pare che questo coronavirus, che poi è così bello a vedersi al microscopio, è anche capriccioso. Non gli venisse in mente di venire a trovare anche voi bambini? Immagino che sia molto furbo, si avvicina pianin pianino attraverso uno starnuto, un colpo di tosse e arriva senza farsi accorgere, leggero leggero, come se desse un pizzico a noi poveretti. Come ha detto Papa Francesco, siamo tutti nella stessa barca e questo virus è molto democratico, non fa distinzioni e dimostra agli uomini, che spesso lo dimenticano, che siamo tutti eguali, fratelli. Vi penso chiusi in casa da tanti giorni, voi che amate uscire, stare all’aperto , correre liberi e felici per le strade e nei giardini. Invece niente, dovete rimanere chiusi tra quattro mura, inventarvi ogni giorno un’ occupazione nuova, che vi faccia passare il tempo in modo intelligente. Non le sprecate queste giornate così’ particolari, così strane per voi: imparate a fare cose nuove e anche, perché no, divertenti: lavoretti, dolci, biscotti, pizze e pizzette da condire con un bel sugo rosso. Dite alla mamma di prepararvi dei buoni pranzetti, come sa farli lei. Sapete, ho letto in questi giorni ( io leggo molto e anche questa è una gran bella occupazione) che è aumentato l’uso di farine, perché le persone hanno pensato saggiamente di tornare agli usi antichi, quando pane e pasta si facevano in casa. Ci sono tanti tipi di pasta: suggerite alla mamma o, perché no, anche a papà, di fare tagliatelle, fusilli, paccheri, quadrucci, insomma di sperimentarne forme diverse. Impasticciate anche voi biscotti che somiglino a gattini, orsacchiotti, uccellini. Lavoro ce ne è da fare, basta non scoraggiarsi. Un’ultima raccomandazione forse inutile, ma ve la faccio lo stesso, perché noi grandi siamo un po’ noiosi: non litigate, non è il momento dei bisticci, ma delle intese complici. Non potete vedere i vostri compagni, avete perso le vostre abitudini consuete, la scuola, lo sport, ma in compenso avrete scoperto il piacere di stare insieme e di poter organizzare la giornata secondo ritmi più tranquilli. Quando la bufera sarà passata, dobbiamo tutti, grandi e piccini, fare un bilancio di quello che abbiamo imparato da questa esperienza per cui siamo stati costretti a cambiare vita e pensieri. Io confido in voi, perché vi so saggi e buoni. Così spero anche per gli adulti e per noi anziani che, ve lo dico piano, senza farmi sentire da nessuno, siamo di testa un po’ più dura. Baci e abbracci.

Nonna

(L'opera in foto è "Touching" di Carla Viparelli)

Ci mancano i baci, gli abbracci, le carezze? E persino i “paccheri” e i pizzichi? Le parole, con la loro magia, possono restituirceli attraverso un racconto. La strategia è vecchia ma sempre valida, quella del nostro Boccaccio: dare spazio alla fantasia e narrare una storia al giorno, così la quarantena sembrerà più breve. Dopo il Decamerone è tempo di scrivere il “Quarantenemerone”: saranno i lettori, con i loro racconti, a farlo inviando il loro scritto all'indirizzo armida.parisi@ilroma.net. Due i vincoli: la lunghezza e l’argomento. Il racconto dovrà essere lungo tremila caratteri, spazi inclusi, e ispirato al tema “Baci, abbracci, paccheri e pizzichi”. La redazione selezionerà i migliori e li pubblicherà sulla pagina culturale del quotidiano e sul sito, dove il testo è arricchito dalla riproduzione di un’opera dell’artista Carla Viparelli in sintonia con il tema proposto.