Sì vabbè, ma insomma, il buon Marcello aveva capito cos’era successo durante tutti i mesi che aveva trascorso chiuso a scrivere il suo romanzo “L’ amore al tempo della collera”? E Gennaro Loiacono, alias la vikinga, che fine aveva fatto? Perché, nel romanzo Luis,che era buono, bello e bravo uccide Karl che era sì un po’ chiatttillo, ma non tanto da meritare quella fine? Andiamo per ordine, il maresciallo aveva, alla fine, raccontato tutto al buon Marcello dal loccodaunn al lanciafiamme di De Luca, e gli aveva spiegato perché, quel mezzo scemo dell’allievo Cervelli - un cognome così sopra quel mezzo scemo pare uno scherzo - lo aveva condotto in questura dandogli, però, l’occasione di conoscere uno scrittore, uno scrittore di quelli che scrivono le fic cion per la televisione. Un occasione bellissima da raccontare alla famiglia e agli amici di Montevergine: «Pensate che il romanzo è americano e la città si chiama Monteray, Montevergine in americano. Bello, davvero bello, poi, lo scrittore, dovete credermi, è uno normale, uno come noi, mangia, parla, proprio uno come noi». A sua volta, il buon Marcello, dopo qualche minuto di smarrimento e stupore circa il cambiamento che l’ umanità aveva dovuto subire per la pandemia, si era sentito, in parte in colpa per non aver partecipato agli stravolgimenti umorali che avevano, all’ inizio della gravissima virosi globale,, stravolto tutti, in parte sollevato dal fatto di essersi evitato ansie e paure. La conclusione fu: meglio così, niente ansie aveva significato pagine e pagine, praticamente il suo romanzo. A questo punto, il buon Marcello si era scansato giorni, settimane e mesi di improbabili virologi e saccenti tuttologi ed il quasi pensionato maresciallo avrebbe conclusa la sua seduta carriera potendo vantarsi di una conoscenza importante e, guardando la televisione avrebbe potuto dire agli astanti una opinione intelligente, perché lui aveva chiacchierato a lungo con uno scrittore. E, tutti lo avrebbero ascoltato. Non ci crederete,ma, tornato a casa, il buon Marcello, aveva trovato all’interno del cortile un’ambulanza. La povera vikinga, perdon, il signor Gennaro Loiacono stava per essere ricoverato al Cotugno. Incredibile quanto un malanno sconvolga i lineamenti del volto. Gli occhi si erano infossati, vuoti supplicavano un aiuto.Al buon Marcello venne immediatamente in mente l’ articolo, in prima pagina del corriere, di Indro Montanelli che spiegava l’Aids come una punizione, di un dio biblico, per gli omosessuali e i drogati. Fece scalpore quell’articolo ma nulla al confronto se venisse scritto oggi. O tempora o mores. No, incredibile ogni tempo indossa la morale più consona alle variazioni delle esigenze umane. Orribile, la vikinga sarebbe morta da lì a pochi giorni. Questi sono soggetti fragili non solo nella psiche, avrebbe sussurrato il primario al giovane allievo, - il modus vivendi incide, sentenziò in latino -.No, o tempora o mores. In un impeto di collera, incredibile quel cuoppo di Anne belle faceva la stronza con Karl il quale, da vuoto vanesio, si allummava e, appunto, in un impeto di collera, per troppo amore - l’amore al tempo della collera- Luis lo uccide colpendolo con un rastrello. Era gente di campagna. Ed il povero Luis ? Bello, gentile, educato, ma, fondamentalmente un emerito coglione.

L'opera in foto è “Tromboli (Pucci - la vendetta)" di Carla Viparelli

Ci mancano i baci, gli abbracci, le carezze? E persino i “paccheri” e i pizzichi? Le parole, con la loro magia, possono restituirceli attraverso un racconto. La strategia è vecchia ma sempre valida, quella del nostro Boccaccio: dare spazio alla fantasia e narrare una storia al giorno, così la quarantena sembrerà più breve. Dopo il Decamerone è tempo di scrivere il “Quarantenamerone”: saranno i lettori, con i loro racconti, a farlo inviando il loro scritto all'indirizzo armida.parisi@ilroma.net. Due i vincoli: la lunghezza e l’argomento. Il racconto dovrà essere lungo tremila caratteri, spazi inclusi, e ispirato al tema “Baci, abbracci, paccheri e pizzichi”. La redazione selezionerà i migliori e li pubblicherà sulla pagina culturale del quotidiano e sul sito, dove il testo è arricchito dalla riproduzione di un’opera dell’artista Carla Viparelli in sintonia con il tema proposto.