L’informativa metteva sul ‘chi vive’ le caserme. “Data la quarantena – c’era scritto – i pusher hanno cambiato strategia: la droga viene consegnata a casa dei clienti, camuffata da spesa. Questi i market da monitorare”. L’ispettore Ajello posò il foglio e fissò il commissario. «Capo, questa circolare non ci dice nulla di nuovo» commentò a caldo. «È ovvio che se Maometto non va alla montagna...». Il commissario zittì il sottoposto con la mano. Poi tossì con l’aria di chi sta per dire qualcosa di importante. «Lo so, lo so. Ma dobbiamo attenerci alle indicazioni ministeriali, Ajello. Ho deciso che... che ti metterai in fila davanti ai supermercati segnalati, in incognito. E visto che ti trovi lì per servizio... comprami pure questo. Grazie!» Ajello afferrò la lista della spesa con un’espressione incredula, cercando di digerire la cosa. “Quando sei a fine carriera - pensò – guarda che ti tocca fare”. I colleghi, che già sapevano tutto, lo derisero. «Mi prendi il latte? Vedi se ci sono quelle merendine nuove? Mi raccomando, portati la scheda premi: magari vinci l’uovo di Pasqua gigante!» e giù, tutti a ridere. L’indomani, Ajello arrivò nei pressi del primo market segnalato. Mise la mascherina, e smontò. Quando svoltò l’angolo, notò la coda all’ingresso. Sbuffando, lanciò un’occhiata ai colleghi in borghese, appostati in un’auto civetta. Iniziò a guardarsi intorno: dopo aver scartato innocui anziani e una donna incinta, si concentrò su un ragazzo magro, con i jeans scuciti che si muoveva a scatti, smanioso, troppo smanioso. Per fortuna, precedeva Ajello, e mezz’ora dopo entrarono insieme. Il ragazzo si diresse al banco verdure. Comprò frutta, e ortaggi bio. Unica concessione, una busta di patatine cotte al forno della nota marca: “Baci, abbracci, paccheri e sfizi”. Ajello sbirciò la lista del commissario, che fino a quel momento aveva custodito in tasca. “Ma questo mangia solo schifezze?”. Patatine, dolci, snack: il capo era un criminale a tavola! “Sfido io, che ha la pancia”. Ajello pedinò il tizio, ma non cavò un ragno dal buco. Acquisto dopo acquisto, depennò un terzo dell’oleosa lista. Stava per pagare quando notò qualcosa: la donna gravida che si abbassava la maglietta sui calzoni, furtiva. Ajello le si mise alle costole. Usciti insieme, l’ispettore fece cenno ai colleghi in auto. La donna camminava in circolo, spedita a dispetto della gravidanza: cercava di seminare gli agenti. Ajello decise di passare all’azione e gridò: «Alt!» La donna si fermò. Con tatto, l’ispettore le sfiorò il pancione: era duro, finto. «Credo sia meglio che ci segua, signora». La donna entrò nell’auto civetta. L’ispettrice Morozzi si sfilò i guanti: «Perquisizione finita» annunciò. «Embe’?» chiese il commissario. «Sì, è una spacciatrice, una spacciatrice di... lievito; ormai introvabile, vale più dell’hashish!» La poliziotta esibì un mucchio di panetti gialli, e tutti scoppiarono a ridere.

L'opera in foto è “L'ultimo capitello" di Carla Viparelli