Sono in punizione. Non posso uscire di casa. Mi sono impegnata ad apparecchiare e sparecchiare la tavola, spazzare via le briciole. Per tenere in ordine la mia camera con i peluches di cavalli, li devo lavare. Ho scritto il mio nome: Gemma sulle etichette, andrà via? Uffa, mi tocca sgombrare la libreria di ciliegio, perché i miei genitori hanno detto che, se non studio, devo spolverare. Io ho dieci anni e non posso più andare a giocare dalla mia amica Patty fino al 3 aprile. Ho detto la bugia che avevo svolto i compiti con Patty, invece avevamo giocato tutto il pomeriggio del 6 marzo. Era la prima volta che andavo a casa di Patty. Appena arrivata ho visto le galline in cortile che correvano. Perdevano un sacco di piume. Nel salone il divano era coperto di cellofan. Tutto era bianco e grigio perlaceo, odorava di cucinato. Le camere erano come i bagni, il letto e l’armadio in camera di Patty sembravano un lavandino e un bidet giganti. Dov’erano le cose delle persone, i libri? Il fratello di Patty era un suricata: uno spilungone biondo cenere con un grosso neo vicino all’occhio destro, una macchia pelosa. Il suricata giocava con noi nonostante fosse piu grande, abbiamo fat- ̀ to le capriole, che belle! Pero avevo la gonna pantalone ̀ e mi si azzeccavano le gambe sul cellofan. Lui stava alla fine del bracciolo e mi acchiappava appena finita la capriola. La mamma di Patty mi ha guardata e ha detto che dovrei insegnare degli esercizi di ginnastica a Patty perché deve dimagrire. Poi abbiamo fatto tutti e tre la lotta, Suricata mi dava sempre i pizzichi. Patty ha detto che i maschi “sfottono” quando sono innamorati. Sua mamma ha aggiunto: «Si comincia sempre con un pizzico», che sono bella e che, quando diventerò grande, mi fidanzerò con il figlio. Lei parlava con le mani, io tremavo, ero seduta sulla punta del divano. «Ma quando vengono papà e mamma?» pensavo. Quella notte nel mio letto mi sono svegliata all’improvviso, ero sudata, avevo paura e non riuscivo a riaddormentarmi. Io dovevo fidanzarmi con il suricata perchè Patty era mia amica? Il giorno dopo mamma ha controllato i quaderni e ha scoperto che i compiti non li avevo fatti. Adesso dormo tutta la notte da giorni. I miei genitori mi hanno spiegato che dovrò restare ancora a casa, i compiti li faremo insieme. Di certo io dirò sempre la verità! Patty ha telefonato, le ho detto che le voglio tanto bene, che ci saremmo viste presto a scuola, quando riapre. Sono contenta perché a casa con mamma continuiamo il librone che stavamo leggendo: “I viaggi di Gulliver”. Siamo arrivate ai cavalli illustrati. Che belli!

(L'opera in foto è “Tu-Tu" di Carla Viparelli)

Ci mancano i baci, gli abbracci, le carezze? E persino i “paccheri” e i pizzichi? Le parole, con la loro magia, possono restituirceli attraverso un racconto. La strategia è vecchia ma sempre valida, quella del nostro Boccaccio: dare spazio alla fantasia e narrare una storia al giorno, così la quarantena sembrerà più breve. Dopo il Decamerone è tempo di scrivere il “Quarantenamerone”: saranno i lettori, con i loro racconti, a farlo inviando il loro scritto all'indirizzo armida.parisi@ilroma.net. Due i vincoli: la lunghezza e l’argomento. Il racconto dovrà essere lungo tremila caratteri, spazi inclusi, e ispirato al tema “Baci, abbracci, paccheri e pizzichi”. La redazione selezionerà i migliori e li pubblicherà sulla pagina culturale del quotidiano e sul sito, dove il testo è arricchito dalla riproduzione di un’opera dell’artista Carla Viparelli in sintonia con il tema proposto.