Quelle parole la colpirono come una ventata di aria gelida che sembrava bruciarle il viso, tingendolo di rosso per la sorpresa. Ora risuonavano nella sua mente e la stavano estraniando da tutto come se fosse sotto shock, come se nella sala della villa ci fossero solo loro due. Guardò i suoi occhi, decisi e allo stesso tempo pieni di quell’amore che provava per lei, un amore senza eccezioni. Qualche ora prima Teresa si stava preparando per la festa di laurea del fratello di Giacomo, quel Giacomo che pensava fosse l’amore della sua vita. Si guardò allo specchio: almeno apparentemente era pronta, con il suo vestito di macramè blu notte, per partecipare alla festa che si teneva in uno dei posti più panoramici di Amalfi, villa Lyra. Era certa di essere stata invitata alla festa per una motivazione che univa il rispetto nei suoi riguardi alla buona educazione: inizialmente aveva deciso di non andare, ma sua nonna aveva insistito affermando che sarebbe stato sconveniente declinare l’invito. Nonostante la relazione fosse finita di comune accordo, Giacomo provava ancora un sentimento per lei, come gli aveva dimostrato quel bigliettino anonimo, annesso ad un volume sulle costellazioni, su cui era scritto Come Vega è la più luminosa stella dell’universo, così tu brilli per me. Poi aveva iniziato a scriverle Ferdinando. Teresa aveva conosciuto Ferdinando ad Amalfi quando erano bambini e se ne era innamorata in segreto come avrebbe fatto qualsiasi bambina della sua età. Dopo quel bambino era diventato un ragazzo che frequentava il suo stesso liceo ma, nonostante si incontrassero di sfuggita tutti i giorni a scuola e condividessero il gruppo delle vacanze estive, erano amici che non avevano una confidenza tale da condividere segreti eppure tutte le volte che si trovavano a parlare lei aveva la sensazione che lui sapesse su di lei molto di più di quanto voleva darle a vedere. Ma le cose erano cambiate: attraverso i messaggi che si erano scambiati, Ferdinando e Teresa avevano iniziato a conoscersi come mai prima d’allora. Teresa non poteva aspettarsi che alla festa ci sarebbe stato anche Ferdinando (sebbene Teresa avesse conosciuto Giacomo proprio nel gruppo delle vacanze di Ferdinando) né che lui la prendesse per mano per portarla al centro della pista per un lento. Mentre ballavano Teresa aveva paura di aver attirato l’attenzione della maggior parte degli invitati: due conoscenti non ballavano con tale sintonia e anche lei non se ne capacitava. «Non ti aspettavi la mia presenza,capisco - disse Ferdinando - Comunque oggi è l’ultima notte in cui si può ammirare la costellazione di Lyra, da cui prende il nome questa villa. Sai qual è la stella più luminosa di Lyra? È Vega. Cosi come l’uomo vede di Lyra solo la sua stella più luminosa, così tu hai potuto vedere il mio amore solo da quel bigliettino. Io sono come quelle stelle di Lyra che sono oscurate da Vega: ti ho sempre amato nell’ombra perché credevo avessi tutto ciò che desideravi. Ti amo ancora Teresa».

(L'opera in foto è “Peloponneso" di Carla Viparelli)

Ci mancano i baci, gli abbracci, le carezze? E persino i “paccheri” e i pizzichi? Le parole, con la loro magia, possono restituirceli attraverso un racconto. La strategia è vecchia ma sempre valida, quella del nostro Boccaccio: dare spazio alla fantasia e narrare una storia al giorno, così la quarantena sembrerà più breve. Dopo il Decamerone è tempo di scrivere il “Quarantenamerone”: saranno i lettori, con i loro racconti, a farlo inviando il loro scritto all'indirizzo armida.parisi@ilroma.net. Due i vincoli: la lunghezza e l’argomento. Il racconto dovrà essere lungo tremila caratteri, spazi inclusi, e ispirato al tema “Baci, abbracci, paccheri e pizzichi”. La redazione selezionerà i migliori e li pubblicherà sulla pagina culturale del quotidiano e sul sito, dove il testo è arricchito dalla riproduzione di un’opera dell’artista Carla Viparelli in sintonia con il tema proposto.