Ripreso, dopo la dura pausa imposta dalla recente pandemia, il “Seminario di autocoscienza estetica”, ideato, curato e svolto, sin dal 2013, da Vincenzo Montella nei locali della sua associazione culturale “Il ramo d’oro”, in via Omodeo, al Vomero. Ad inaugurare questo ritorno, tutto imperniato sul tema “Declinazioni del viaggio”, la mostra di Franco Lista, architetto con una felice passione per gli acquerelli, come dimostrano chiaramente le sue opere in esposizione, dal titolo “Il viaggio tra realtà e fantasia”, visibile gratuitamente, previo appuntamento, fino al 17 febbraio prossimo. Ad arricchire la fruizione dei dipinti, un filmato, girato nel corso della serata inaugurale, che documenta il confronto dialogico tra l’autore ed il pubblico presente, giacché scopo precipuo dell’iniziativa è «scoprire l’opera d’arte trovando dentro di sé la capacità di lettura del lavoro», come ci spiega Montella. L’idea, che prende spunto da un corso dell’Open University, proseguirà con la mostra, prevista per il 2 marzo prossimo, che esporrà una raccolta di acrilici di Remo Romagnuolo dal titolo “Migranti in viaggio”, quindi si succederanno altri appuntamenti fino al prossimo mese di giugno. Un’iniziativa, in virtù della sua particolare modalità, per nulla peregrina e mai preziosa come in questi nostri giorni che vedono gran parte dell’umanità ridotta a poco più che gregge pilotato, affannato, estremamente distratto e disorientato nei confronti dei valori più profondi della vita, il quale, affogando nella ignoranza generale e nell’incompetenza specifica, misura tutto unicamente con i mendaci parametri del costo e della popolarità. E chissà se iniziative come questa, creando un rapporto diretto tra artista e pubblico, riescano a vanificare quella triste figura di critico d’arte, così presente, che si crogiola all’uso di un linguaggio tecnico esoterico, quando non irreale, infarcito di neologismi occasionali, che, allontanando il fruitore benintenzionato ma profano, per l’oscurità delle espressioni, deludono il competente per la banalità dei contenuti, quando questi esistono, ottenendo il solo scopo di gratificare l’ego del sedicente illustratore all’esosissimo costo di un disordine massimamente deleterio e sconcertante nel mondo dell’arte.