Anche l’arte vive di mode, e stili, forme, momenti di gloria e periodi di abbandono si succedono nel tempo. Il poema ha ceduto il passo al romanzo, gli schemi metrici canonici dell’antica poesia al verso libero, il contrappunto musicale alla melodia armonizzata, il mosaico all’affresco, e un pittore figurativo di oggi avrà certo vita più dura di un creatore di bizzarre installazioni, né più né meno di un musicista il quale ai più penetranti stridori sonori preferirà il severo rigore di fughe o la vaga sonorità di altre passate polifonie. Anche l’arte di narrare non sfugge alle variazioni di gusto epocali. Non più dialoghi tra amici riuniti di boccaccesca memoria o la prosa didascalica de Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione o del Galateo di Giovanni Della Casa, tantomeno il romanzo storico alla Walter Scott. Oggi impera il romanzo poliziesco di ambientazione locale. Montalbano docet! Sono allora veramente pochi coloro che appoggiando una penna su di un foglio, o battendo su una tastiera di calcolatore elettronico per fini narrativi, non finiscono col raccontare storie intricate, di misteri ed omicidi, brillantemente risolte dall’eroe di turno, non disdegnando caratteristici contesti geografici e formule espressive dialettali. Mai come oggi, in questa nostra incolta Italia, dove i libri poco si vendono, tantomeno si leggono, tutt’al più si regalano, ma che se hanno la fortuna di una trasposizione televisiva o cinematografica riescono a fruttare danaro e celebrità all’autore. Una tendenza dalla quale evidentemente non si esonera neanche Bruno Pezone, avvocato napoletano, oggi a Pagani, presso Salerno, che oltre a vari racconti già pubblicati, anche premiati, ci regala “La Catena di Partenope", romanzo poliziesco col suo bravo protagonista coinvolto in una vicenda efferata e misteriosa, dai risvolti finanche esoterici, incorniciata dalla città del Vesuvio, con tanto di diabolico Pulcinella, citazioni in latino e frammenti di canzoni napoletane, vicenda dalla quale, ovviamente, uscirà vincitore.