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Mimmo Sica e le 50 “Voci della città"


di  Flavia Cuozzo

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Mar 15 Ottobre 2019 16:41


“Un’intervista è in fondo un proprio articolo che si dà, si regala e, però, che un altro firma”, diceva il grande Indro Montanelli. È attraverso 50 interviste corredate da immagini fotografiche, racchiuse nel libro “Voci delle città” (Rogiosi Editore), con ricercata prefazione del direttore del “Roma” Antonio Sasso, che l’autore, Domenico Sica racconta la città di Napoli: donne e uomini, personaggi noti e meno noti salgono su un immaginario palcoscenico, vivendo ogni giorno la città in prima linea dedicandosi con impegno alle proprie attività, raccontano e si raccontano.


Una grande sfida: quale? Più consumo della cultura! «Non è facile pubblicare un libro con delle interviste che abbiano come fil rouge la cultura - afferma il giornalista e scrittore Ermanno Corsi - 50 voci che salgono dalla città e cercano di diventare un’unica voce collettiva e positiva». Ma cos’è un’intervista? «Quando si parla di intervista, si parla di un articolo di cui la firma porta un’altra firma - riprende il direttore Antonio Sasso - faccio un tuffo nel passato e ricordo sempre la mia prima intervista. Risale a 50 anni fa, quando i collaboravo con il “Roma” per le pagine sportive e fui inviato all’improvviso, ad intervistare Gianni Rivera. Il capo della redazione sportiva Antonio Scotti mi disse: “Vai tranquillo. L’intervista è una cosa semplicissima”, e mi consigliò le domande da fare. L’intervista durò una mezz’oretta, ma feci solo la prima domanda che mi aveva dato il “capo”, poi l’intervista venne fuori da sé, parlando, parlando. Ecco il gioco dell’intervista è proprio questo, discutendo con l’intervistato vengono fuori le varie domande e le relative risposte. Grande soddisfazione il giorno dopo: la prima prima vera intervista con la mia firma. Ebbi i complimenti di tutti nonostante il “cappello” iniziale mi fosse stato quasi tutto cambiato...». «Bisogna approcciarsi all’intervista con il metodo maieutico e socratico - aggiunge Ermanno Corsi - tirando fuori tutto ciò che la persona intervistata ha dentro, tutto ciò che personalmente non riuscirebbe a scrivere. Altro elemento fondamentale, per penetrare nel sistema della persona, è avere umiltà». «Il libro di Mimmo Sica è portatore di idee positive, è uno scrigno di valori - conferma l’editore Rosario Bianco - in due, tre domande riesce a far emergere storie ed esperienze tanto diverse e tanto arricchenti. Dovrebbe essere utilizzato come base storytelling per i nostri ragazzi». «C’è comunque un sentimento che accomuna queste interviste - continua Ermanno Corsi - lo squilibrio. C’è squilibrio tra risorse possedute e stato della città. Perché questo stato d’abbandono? Benedetto Croce scriveva di Napoli “Un paradiso abitato da diavoli”, io giro l’affermazione dicendo: “Un inferno abitato da santi, che non hanno la vocazione alla santità”. Cosa vuol dire? Singolarmente siamo tutti delle brave persone, ma insieme non sappiamo fare società. L’augurio è che possiamo essere oggi e in futuro parte di una coscienza comune». «Ma il napoletano ha una identità? - riprendendo un punto dell’intervista di Mimmo Sica ad Aldo Masullo - tutto il popolo italiano non riesce a essere davvero coeso... Napoletano però è Pulcinella, tipo umano speciale. Io qualche anno fa ho immaginato e scritto un dialogo tra Pulcinella e Abelardo. Pulcinella per me è il padre di Eros presentato da Platone nel Simposio. Si chiama Poros e in un’occasionale incontro con Penia, misera vagabonda, genera Eros. Il termine poros in greco significa strettoia, ma anche l’abilità nel venirne fuori. Chi è Pulcinella se non chi si trova sempre in qualche strettoia angustia, e sempre riesce con un improvviso espediente a superarla? Accanto a tutti i difetti ha le virtù, che gli altri non hanno, di riuscire aguzzando l’ingegno, a salvarsi. Se dunque il napoletano è Pulcinella, Pulcinella è il Poros Platonico». In conclusione il saluto alla sala gremita dell’autore Mimmo Sica. Molti i “protagonisti” intervistati nel libro presenti tra cui Gianni Barone, Annalisa Buonocore, Mimmo Carratelli, Antonio Coppola, Michele Cutolo, Lello Esposito, Pasquale Esposito, Corrado Ferlaino, Pasquale Litterio, Lorenzo Mazzeo, Patrizio Oliva, Gino Rivieccio, Luciano Schifone, Antonio Sergio e Paolo Trapanese.


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World Press Photo al Mann tra cronaca e arte classica


di  Redazione

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Lun 14 Ottobre 2019 19:52


Torna a Napoli, per il quarto anno consecutivo, World Press Photo Exhibition, la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo. 

Presente in oltre cento città e più di 45 Paesi, la tappa partenopea è organizzata da CIME in partnership con il MANN, che ne ospiterà l’edizione 2019, in programma dal 14 ottobre all’11 novembre 2019. 

Particolarmente significativa la scelta del Museo Archeologico Nazionale di Napoli come sede della manifestazione. 


LA TAPPA NAPOLETANA. La mostra è riconosciuta per il suo alto valore culturale, sociale ed educativo, perché rappresenta un viaggio per immagini tra gli avvenimenti più rilevanti del nostro tempo. L’esposizione arriva a Napoli grazie all’impegno di Vito Cramarossa, presidente di CIME – Culture e Identità Mediterranee, una realtà pugliese che da più di dieci anni si occupa di promozione culturale e territoriale in Italia e all'estero. Attualmente CIME rappresenta uno dei partner più importanti della Fondazione World Press Photo ed ha organizzato ben quattro tappe italiane della mostra WPP 2019: Bari, Palermo, Torino e Napoli.

«L’incontro fra WORLD PRESS PHOTO e il MANN - spiega Vito Cramarossa, presidente di CIME – celebra il connubio perfetto tra storia, arte ed attualità. Siamo onorati che l’edizione 2019 sia ospitata nelle sale di uno dei musei più importanti d’Italia dove napoletani e tanti turisti potranno ammirare immagini che tracciano uno spaccato della nostra storia contemporanea. Sono 144 foto ovvero 144 finestre sul mondo che raccontano avvenimenti lontani da noi solo geograficamente ma che ci portano a riflettere e a riposizionarci rispetto alla nostra quotidianità».

L'ESPOSIZIONE. Ogni anno, migliaia di fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais si contendono il titolo nelle diverse categorie del concorso di fotogiornalismo: Contemporary Issues, Environment, General News, Long-Term Projects, Nature, Portraits, Sports, Spot News. Obiettivo aggiudicarsi l’ambito premio ed un posto in questa mostra. 

L’esposizione presenta le 144 foto finaliste selezionate tra le immagini che hanno raccontato il 2018 fra cui lo scatto vincitore del World Press Photo of The Year 2019: si tratta di Crying Girl on the Border di John Moore (Agenzia Getty Image). L’immagine ritrae una bambina honduregna di circa due anni, Yanela, in un pianto disperato mentre sua madre, Sandra Sanchez, che la tiene in braccio, è costretta a metterla a terra durante la perquisizione da parte un agente della polizia di frontiera americana al confine con il Messico.

Le foto vincitrici di quest’anno sono state scelte tra i 78.801 scatti di 4.738 fotografi che hanno partecipato al concorso da 129 paesi diversi. La giuria che ha selezionato le immagini è stata presieduta da Whitney C. Johnson (vicepresidente della sezione del National Geographic), che si occupa di contenuti visivi. Tra i giurati, anche il fotografo Neil Aldridge, la curatrice Yumi Goto, il fotografo di Getty Images Nana Kofi Acquah, il responsabile dei progetti speciali di TIME Paul Moakley, la fotogiornalista Alice Martins e la fotogiornalista di Associated Press Maye-e Wong.

LE NOVITà. La novità di quest’anno, all’interno delle categorie premiate, è stata l’introduzione del premio World Press Photo Story of the Year, assegnato al fotografo “la cui creatività visiva e abilità hanno prodotto storie fotografiche con eccellenti editing, riguardanti un grande evento o una questione di rilevanza giornalistica del 2018”. 

Ad aggiudicarsi la nuova sezione l’olandese Pieter Ten Hoopen con il progetto The Migrant Caravan: un foto-racconto, realizzato tra ottobre e novembre 2018, dedicato all’immigrazione ed alla più grande carovana di migranti partita dall’Honduras e diretta negli Stati Uniti: in questo doloroso viaggio, secondo quanto affermato dall’Agenzia delle Nazioni Unite, coinvolte 7.000 persone, di cui almeno 2.300 bambini, provenienti da Nicaragua, El Salvador e Guatemala.

ITALIANI IN MOSTRA. Cinque i lavori degli italiani in mostra. Il reportage La crisi del lago Ciad di Marco Gualazzini, dell’agenzia Contrasto, ha vinto il primo premio per la sezione Environment stories. È stato Lorenzo Tugnoli, sempre dell’agenzia Contrasto, ad aggiudicarsi il primo premio nella sezione General news stories con il reportage La crisi in Yemen, realizzato fotografando i campi dei rifugiati, gli ospedali e la linea del fronte. È esposto anche lo scatto di Daniele Volpe, fotografo indipendente, secondo premio Foto singole per la sezione General news con Still Life Volcano. 


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“Ti racconto una bufala", scrittrice misteriosa vince il contest letterario sulla mozzarella dop


di  Redazione

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Lun 14 Ottobre 2019 16:49


Si nasconde dietro lo pseudonimo di Filomena Manarola di Bologna la vincitrice del contest letterario “Ti racconto una bufala”, autrice del racconto “Le bufale di zio Gennaro”. Seconda classificata è Maria Luisa Abetondo di Fagnano Olona (Varese) con “Un sogno ricorrente” e al terzo posto si piazza Daniela Garofalo di Napoli che firma “Una sfida di famiglia”.



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A Pompei torna alla luce l'affresco dei gladiatori combattenti


di  Redazione

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Ven 11 Ottobre 2019 16:26


 


A Pompei torna alla luce l'affresco dei gladiatori combattenti

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FRANCESCHINI. «Il sito archeologico di Pompei, fino a qualche anno fa, era conosciuto nel mondo per la sua immagine negativa: i crolli, gli scioperi e le file dei turisti sotto il sole. Oggi è una storia di riscatto e di milioni di turisti in più. Oggi è un sito accogliente, ma soprattutto è un luogo in cui si è tornati a far ricerca, attraverso nuovi scavi. La scoperta di questo affresco dimostra che davvero Pompei è una miniera inesauribile di ricerca e di conoscenza per gli archeologi di oggi e del futuro». Così il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turimo, Dario Franceschini.

OSANNA. «È molto probabile che questo luogo fosse frequentato da gladiatori.  - dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – Siamo nella Regio V, non lontani dalla caserma dei gladiatori da dove, tra l’altro, provengono il numero più alto di iscrizioni graffite riferite a questo mondo. In questo affresco, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al polso e al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue e bagna i gambali.  Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza; è il gesto di ad locutia, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia. L’ambiente di rinvenimento  è solo parzialmente portato in luce - su un lato emerge un'altra piccola porzione di affresco che rivela la presenza di un’altra figura- in quanto lo scavo dello stesso è stato possibile a seguito dell’intervento di rimodulazione dei pendii dei fronti e alla loro messa in sicurezza, che costituisce l’esigenza prioritaria di tutto il cantiere della Regio V».


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Papiri di Ercolano carbonizzati dal Vesuvio letti grazie agli infrarossi


di  Redazione

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Mer 09 Ottobre 2019 16:50


ERCOLANO. Leggere i papiri di Ercolano carbonizzati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: un'impresa oggi possibile grazie a tecnologie non invasive messe a sistema da un team internazionale coordinato da Graziano Ranocchia dell'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee del Consiglio nazionale delle ricerche. Il gruppo di lavoro è infatti approdato alla decifrazione del testo greco nascosto sul verso della celebre 'Storia dell'Accademia' (PHerc.



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Abbazia di San Vincenzo al Volturno, le sorprese dallo scavo del Suor Orsola


di  Redazione

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Mar 08 Ottobre 2019 17:08


«Venti anni di lavoro di scavo archeologico ed ogni anno emergono nuovi tesori». Così l’archeologo Federico Marazzi, racconta le ultime scoperte del cantiere di scavo sul sito di San Vincenzo al Volturno, nell’antica abbazia benedettina (la prima edificazione risale al 703), che rappresenta uno straordinario tesoro storico-artistico della provincia di Isernia.



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San Carlo, come nuovo sovrintendente nominato Stephane Lissner

La proposta inviata al ministro Franceschini cui spetta la decisione finale 


di  Redazione

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Lun 07 Ottobre 2019 19:02


NAPOLI. Approvata all’unanimità dal Consiglio di indirizzo del teatro San Carlo - dopo 15 minuti di consultazioni - la proposta del sindaco Luigi de Magistris che ha indicato quale nuovo sovrintendente del Massimo partenopeo Stephane Lissner (nella foto), direttore artistico dell’Opéra di Parigi. Il mandato di Rosanna Purchia scadrà il 1° aprile del 2020. La proposta verrà ora inviata al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini cui spetta la decisione finale. 



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Premio Leonetti per l'eccellenza napoletana al Prof. Andrea Ballabio


di  Redazione

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Gio 03 Ottobre 2019 16:59


NAPOLI. Il Premio Tommaso e Laura Leonetti Un impegno per Napoli è destinato a personalità che abbiano contribuito alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio artistico, scientifico e culturale di Napoli.

Nel 1986 Laura Caravita di Sirignano, donna di cultura e pittrice, istituì il Premio in ricordo del marito Tommaso, ultimo mecenate del Novecento, a cadenza biennale. Dal 2006 il Premio è intitolato a Tommaso e Laura Leonetti, ed è un Pastore del Presepe del ‘700, simbolo della cultura napoletana.



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Ricomincio dai libri, parte domani la sesta edizione della fiera


di  Redazione

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Gio 03 Ottobre 2019 16:04


NAPOLI. Partirà domani alle 10 presso la Fondazione Foqus, in via Portacarrese a Montecalvario 69, la sesta edizione di Ricomincio dai Libri, la fiera del libro di Napoli a ingresso gratuito. Dopo i 13 mila ingressi dello scorso anno al Mann l'organizzazione riparte dai Quartieri Spagnoli.



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Il mito di Andy Warhol a Napoli fino a febbraio


di  Redazione

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Gio 26 Settembre 2019 15:08


NAPOLI. Un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol giunge alla Basilica di Pietrasanta di Napoli che, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020 con oltre 200 opere scelte, regala al pubblico una visione completa della produzione artistica del genio americano che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra.



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