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Camorra
15 Aprile 2026 - 08:19
La Sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso due provvedimenti di sequestro, cui sta dando esecuzione la Direzione Investigativa Antimafia, per 4 società, 5 beni immobili, 2 autovetture e 24 rapporti finanziari per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro riconducibili a due uomini ritenuti vicini al clan dei Casalesi.
I due provvedimenti traggono origine da tre proposte di misura di prevenzione, patrimoniali e personali, avanzate dal Procuratore della Repubblica di Napoli e dal Direttore della DIA, nei confronti di soggetti di elevato spessore criminale, i quali hanno fornito storicamente uno stabile e rilevante contributo al clan dei casalesi nelle sue diverse articolazioni.
Un primo provvedimento ha raggiunto un importante affilato del clan dei casalesi, imprenditore edile che si occupava, prevalentemente, di appalti - privati e, soprattutto, pubblici - divenuto una sorta di monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali utilizzati nella cantieristica stradale.
L'imprenditore è risultato legato alla famiglia Schiavone sia per la gestione di aziende che per le attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti (cambi assegni o intestazione di beni a prestanome). Il suo legame storico con il clan dei casalesi emergeva già con la condanna, definitiva, nel processo ''Spartacus'' e un nuovo coinvolgimento nel 2022.
Le indagini di polizia, condotte all'epoca dal Centro Operativo DIA di Napoli e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, e i successivi sviluppi patrimoniali, hanno evidenziato la sua figura criminale ed imprenditoriale, in quanto da un lato gestiva fiorenti attività commerciali, tramite altre imprese con il sistema delle cosiddette "scatole cinesi", dall'altro si occupava del reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente dal clan di appartenenza attraverso la gestione degli appalti pubblici, peraltro con la complicità di uno stretto congiunto, anch'egli colpito oggi da misura di prevenzione con sequestro dei beni, il quale forniva ausilio nella gestione di aziende operanti nel settore edile, alcune delle quali direttamente a lui riconducibili, altre a terzi soggetti.
Contemporaneamente è stata eseguita un'altra ordinanza emessa nei confronti di un altro storico affiliato al clan dei casalesi, anch'egli destinatario di condanne definitive, che aveva compiti strategici operando nel campo delle estorsioni e del reinvestimento dei proventi illeciti, eseguendo gli ordini provenienti dai congiunti dei detenuti, nonché tenutario dei rapporti con il mondo politico.
In qualità di intraneo al clan dei casalesi, era considerato, all'epoca dei fatti a lui contestati, uno dei più attivi collaboratori di un politico di grosso spessore negli affari pubblici locali, che aveva già rivestito la carica di assessore nel comune di Casal di Principe e spesso era risultato il candidato più votato alle elezioni amministrative, fungendo da collante tra il candidato ed il clan.
Dalle indagini patrimoniali, inoltre, sono state ricostruite e riportate nel provvedimento di sequestro disponibilità patrimoniali e finanziarie sproporzionate dei proposti e dei titolari formali delle attività imprenditoriali.
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