Domenica 19 Novembre 2017 - 15:12

Grande festa al “San Carlo” per i 50 anni di attività di Vittorio De Scalzi

NAPOLI. Napoleone e Napoli: vedi alla voce empatia. Sì, come si faceva chiamare negli anni sessanta Vittorio De Scalzi (nella foto di Giancarlo Uccella) utilizzando lo pseudonimo dell’imperatore francese, quando fondò il complesso I Trolls insieme a Pino Scarpettini e De Scalzi incise il primo quarantacinque giri “Dietro la nebbia”. Con lui sul palco del Teatro San Carlo di Napoli, per festeggiare i suoi primi cinquant’anni di carriera, anche le Orchestre sinfoniche del Conservatorio Casella dell’Aquila e Claudio Abbado di Salerno, dirette proprio da Leonardo Quadrini, da lustri direttore principale di questo prestigioso organico sinfonico. Fabrizio Frizzi entra, incantato dal teatro più bello del mondo, saluta il pubblico e presenta la serata e Vittorio De Scalzi. Dopo una breve chiacchierata, Fabrizio introduce i Beatbox e lascia Vittorio con la band che esegue “Norvegian Vood”. Fabrizio resta con Vittorio in scena e comincia il racconto della nascita dei Trolls e successivamente dei New Trolls. Parlano del papà di Vittorio grazie al quale riescono a fare da supporter nella data genovese dei Rolling Stones. Fabrizio introduce il primo blocco musicale: “Senza Orario e Senza Bandiera”, primo concept album della storia . “Senza orario e senza bandiera”, opera dei New Trolls. Quegli stessi New Trolls la cui voce e autore principale era, ed è, Vittorio De Scalzi. De André in quel disco ricoprì un inedito ruolo di tramite tra le poesie di Riccardo Mannerini e le musiche di De Scalzi e di Nico di Palo, creando un opera scritta a tutti gli effetti a sei mani.Fanno seguito “Ho Veduto” e “Vorrei comprare una strada”, “Irish”,”Ti ricordi Jo” e “Miniera”.  Fabrizio su sgabello resta con Vittorio commentano e accennano ai brani tratti dai 45 giri che poi diventavano successi creando i famosi Lp in vinile. “Davanti Agli Occhi Miei”,  “Quella Musica”, “Annalisa” tutti grandi successi anni sessanta e settanta. Maurizio Casagrande dalla postazione parla de: austerity, divorzio, colera, miniassegni, anni di piombo …“la morte di un grande politico italiano”, in ricordo una lettura poesia dedicata ad Aldo Moro. Il viaggio musicale continua. Al Teatro di Napoli viene riproposto lo straordinario “rock sinfonico” che all’epoca portò al successo i due album “Concerto Grosso”,una perfetta fusione della musica barocca del ‘700, con quel “rock progressive” italiano che, degli anni Settanta del secolo scorso, vide i New Trolls, Le Orme, Osanna, Banco del Mutuo Soccorso scalare ripetutamente le vette della hit parade italiane. De Scalzi invita sul palcocon lui, Aldo Tagliapietra (frontman delle Orme), alla batteria Clive Bunker dei Jethro Tull e Lino Varietti (leader degli Osanna), per una jam session di alcuni brani famosi prog del periodo. “L’Uomo”, “Giochi di bimba”, “Non mi rompete” , “Visioni”, “Bouree”, dove le voci dei tre leader del prog si intrecciano, creando melodie fantastiche. La musica scuote pancia e cervello, ma raggiunge direttamente il cuore, regalando momenti di commovente bellezza. Lo show continua con i brani dell’album “Concerto Grosso” del 1971, che negli anni ha venduto oltre un milione di copie. “Allegro”, “Adagio”, “Cadenza”, restano nelle pagine indelebili della musica italiana. “Primo Movimento”, “One Magic Night” Con Katia Ricciarelli che presta per una sera la sua voce lirica ad un’opera rock progressiva per poi chiudere con “Le Roi Soleil”. Il Concerto inizia subito forte con una serratissima alternanza tra orchestra e band in cui spicca la chitarra elettrica e il flauto di De Scalzi: sembra impossibile che un tema rock e un'aria tipicamente settecentesca possano trovare un comune terreno di incontro, eppure accade. Così come accade nel secondo tempo, un adagio di nobilissimo impianto in cui fanno il loro ingresso anche le voci inconfondibili del gruppo. Ancora la chitarra elettrica e De Scalzi dialogano con i violini senza alcuna forzatura, in modo stupefacentemente naturale. Infine il terzo tempo: un andante aperto da una splendida cadenza di violino che sfocia in una melodia di grandissima bellezza sulla quale si innesta la chitarra elettrica mentre il violino solista continua a ricamare arabeschi. Un piccolo grande capolavoro e la degna conclusione di undici minuti di magia. Il pubblico applaude, ammira, rivive momenti di grande musica. Anche Fabrizio Frizzi, si emoziona, rientra tra gli applausi e introduce Genova e i suoi cantautori: Tenco, De Andre’,Fossati, Lauzi, Zibba, Paoli, i pilastri di una scuola cantautorale genovese. Frizzi, chiama sul palco Patty Pravo e con Vittorio parlano di Luigi Tenco per poi eseguire insieme  il brano “Lontano Lontano” con grande interpretazione della cantante veneta. Luigi Tenco,  quell’artista non troppo ricordato ma mai dimenticato del panorama musicale Italiano. Un cantautore che ha fatto della malinconia e del male di vivere una bandiera dal punto di vista musicale, una saggezza quasi surreale considerata la giovane età e una sensibilità fuori dal comune. Sensibilità che lo avrebbe portato ai posteri a raggiungere un valore nelle nuove generazioni che non aveva raggiunto forse durante la sua breve, ma intensa, carriera di paroliere e cantante.  A seguire Vittorio coadiuvato da Fabrizio accenna brani di altri cantautori genovesi tra cui “Letti” di Bindi,  “'O Frigideiro” di Lauzi.  A seguire Frizzi presenta Zibba (nuova generazione di cantautori liguri) che insieme a De Scalzi incanta il pubblico con l’esecuzione del brano “O Mae Ma”. Ritorna Fabrizo e parla di Fabrizio De Andrè introducendo Peppe Barra che canta con Vittorio “Don Raffae’”, scritta negli anni novanta da Mauro Pagani per la musica e da Massimo Bubola e Fabrizio De Andrè per il testo. Un testo in lingua napoletana, che alludeva a Raffaele Cutolo, boss camorrista e fondatore della Nco negli anni ottanta, mentre Il ritornello della canzone è ripreso chiaramente dal brano “O ccafè” di Domenico Modugno. Barra è superlativo, mostra l’arte del recitare una canzone e non soltanto cantarla, tanto che lo stesso attore-cantante durante l’esecuzione viene catapultato nella realtà narrata del testo. A seguire Vittorio presenta : l’interprete Rena Nera che cantano “Creuza De Ma” e I Neri Per Caso che eseguono “La Musica Che Gira Intorno” in una versione a cappella, che esalta le loro doti interpretative di grandi musicisti.  i Neri per caso riescono con le loro voci a sostituire e a riprodurre in modo straordinario la musica della canzone, mentre Vittorio condisce una versione inedita della brano di Ivano Fossati.  Una serata all’insegna dei ricordi, aneddoti e tanta buona e bella musica. Lo spettacolo-cronostoria di De Scalzi procede, raccontando anche la vena poetica e cantautoriale dell’artista genovese, che in questa lunghissima carriera, di mezzo secolo, ricorda con Frizzi i grandi successi scritti per tanti artisti tra cui Anna Oxa ”tutti i brividi del mondo” e “Soli” per Drupi che si classificò al terzo posto al Festival di Sanremo del  1982.   la voce roca di Drupi la rende ancora più accettabile con le sue inflessioni “nere”. Un’interpretazione calda e passionale, accompagnato al piano da De Scalzi che con la sua timbrica l’accarezza e la rende sensuale. Casagrande parla delle assonanze musicali e culturali tra Genova e Napoli, due città di mare, dove il porto era ed è uno scambio culturale, un via vai di gente, di razze. Si, guardi Genova e pensi a Napoli, guardi Napoli e pensi a Genova. Due città di santi, poeti, eroi e navigatori. Da Cristoforo Colombo a Masaniello, da Fabrizio De Andrè a Pino Daniele. Solo il mare, e mica hai detto poco, le divide. Basterebbe allungarsi per farle congiungere o scontrare così come sostiene la teoria della deriva dei continenti. Eppure se le affronti entrambe dai rispettivi golfi danno l’idea della stessa città. La riviera di Pegli è come quella di Mergellina e la collina di Carignano si eleva come quella del Vomero. A schiaffo parte il brano “Domenica Di Napoli” che Lucio Dalla e Vittorio De Scalzi scrissero alla fine degli anni settanta. La voce di Sal Da Vinci si innesta bene con quella del paroliere genovese. Il timbro della voce di Sal è corpo ed anima assieme, è potenza e leggerezza al contempo, è impeto passionale. Frizzi, ricalca il momento passionale del pubblico in platea e introduce Vittorio a raccontare le sue nuove esperienze musicali parlandoci del sduo nuovo progetto discografico che uscirà in autunno, anticipato dal nuovo singolo “L’Attesa”, interpretato voce e chitarra. Rientra Fabrizio Frizzi per il finale, Saluti e Ringraziamenti.  A seguire Vittorio con gruppo e orchestra canta: “Aldebaran”. Arriva la meritata standing ovation del pubblico partenopeo, che può ascoltare ancora una volta, per il gran finale, una delle canzoni più belle della musica italiana, “Quella carezza della sera”. Lo spettacolo sarà trasmesso su Rai Premium, nelle prossime settimane, per la regia di Barbara Napolitano.

Carlo Ferrajuolo

17:40 16/05

di Redazione

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