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Silvio Berlusconi, quand’era presidente del Consiglio, fu accusato dalla Ppm Ilda Boccassini di concussione per avere chiesto alla Questura di Milano di liberare la marocchina Karima El Marough e di prostituzione Minorile per i suoi rapporti sessuali con questa ragazza. E fu condannato dal Tribunale di Milano a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici (quasi che una telefonata e una “serata” fossero gravi quanto il concorso esterno n associazione mafiosa, il reato per il quale il senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri è stata condannato). Ma successivamente fu assolto con formula piena prima dalla Corte di Appello e infine dalla Cassazione perché non è reato avere rapporti sessuali in casa propria con chi si vuole. È la sostanza della sentenza. Un’assoluzione che avrebbe dovuto mettere la parola fine a una vicenda che, nota come Ruby rubacuori, fu ampiamente pubblicizzata dalla stampa antiberlusconiana, come la Repubblica, l’Espresso e Venerdì di Repubblica di Carlo De Benedetti, suo acerrimo nemico. E anche da altri giornalisti affetti da berlusconite acuta, come Michele Santoro, Marco Travaglio e Vauro Senesi. E da certe “comiche”come Sabina Guzzanti. Ma si sa che nel nostro Paese Berlusconi viene subito processato per un altro reato appena assolto da un’accusa. Lo ha scritto il compianto Piero Ostellino. Perciò si è parlato di “accanimento giudiziario”. Talché, dopo avere avuto il Ruby bis, avremo dal prossimo 8 aprile il processo Ruby ter non solo nel Tribunale di Milano ma anche in quelli di Roma, Torino, Siena, Bari, Pescara, Treviso e Monza. L’accusa cercherà di dimostrare che Berlusconi ha pagato i testimoni che hanno dichiarato nei precedenti processi che le serate nella sua residenza di Arcore erano “cene eleganti” senza alcun rapporto sessuale con marocchine e olgettine. E l’accusa si è convinta del contrario dalle testimonianze di altri partecipanti alle serate berlusconiane. Un “accanimento” che non ha precedenti nella storia giudiziaria di questo Paese. Ma c’è anche uno “strabismo giudiziario ” di cui certi magistrati sono afflitti. Giovanni Brusca è stato uno dei capi di Cosa Nostra. È il mafioso che premette il tasto del radiocomando che fece esplodere il tritolo piazzato sotto il tratto di Capaci dell’autostrada che collega Palermo con l’aeroporto e che fece saltare in aria le auto di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta Antonio Mortinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Uccidendoli in modo atroce. Nel libro di Saverio Lodato, edito da Mondadori: “Ho ucciso Giovanni Falcone” - ha dichiarato senza alcun segno di pentimento - “Ho ucciso il giudice Falcone, ma non era la prima volta perché alcuni anni prima avevo già adoperato l’autobomba col tritolo per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando l’ho strozzato con le mie mani e sciolto nell’acido. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordarli tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento ma certamente meno di duecento”. Nel 2016 questo pluriomicida, pentito e diventato collaboratore di giustizia, è tornato a casa in stato di libertà vigilata, seguito dal gruppo operativo mobile della polizia penitenziari, ma prima o poi, otterrà la piena libertà. Nel recente processo sulla Trattativa Stato-Mafia ilpm Gaetano Di Matteo (quello che accusa Silvio Berlusconi di essere connivente con la mafia siciliana ma si guarda bene dal chiederne il rinvio a giudizio) ha chiesto e ottenuto la prescrizione delle accuse nei confronti di Giovanni Brusca. Che è stato assolto. Morale? Certo che c’è. Ma devono trarla quei magistrati che hanno un alto senso della Giustizia.