Domenica 19 Novembre 2017 - 11:01

Tra gogna mediatica e solito malcostume

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

Sono d’accordo con il presidente dell’Ordine dei Medici, Scotti, sul pericolo di “becere strumentalizzazioni” per lo tsunami giudiziario che ha investito in questi giorni i vertici del Cardarelli: è logico, corretto e rispettoso del- la dignità degli "indagati" ma niente affatto condannati. È un principio fondante della nostra Costituzione, non si è colpevole se non ritenuto tale, fino al terzo livello del nostro sistema giudiziario, perciò si gode dei diritti garantiti a qualsiasi cittadino. Belle parole, concetti semplici e assolutamente condivisibili, se non fossimo in Italia, in una nazione che - a parte alcune da terzo mondo - per la qualità, la tempestività e l'efficacia della pena offre uno scenario di insufficienze, colpevoli ritardi, inaccettabili sospetti di legami trasversali fra magistratura e politica, e faide interne che ne minano fortemente la credibilità. Per chi ne fa parte, avviene qualcosa di molto simile nella sanità. I legami tra professione, carriera e promozioni concorsuali col sottobosco politico sono un'esperienza sin troppo nota ed inconfutabile nella nostra società, dove il potere elettoralistico e territoriale da sempre ha attinto a piene mani in quei serbatoi di voti rappresentati dai medici della mutua prima e poi nella Asl, ai cui vertici sono state poste, tranne rare eccezioni, "teste di cuoio", fedeli esecutori dei diktat delle segreterie politiche. Soltanto chi non ha occhi e orecchi può far finta di non vedere e non sentire. Ricordo, ad esempio, qualche anno fa, un'elezione all'Ordine dei Medici, dove un direttore generale Asl prese letteralmente "possesso" dell'area antistante l'ingresso alla sede per tutto il periodo di votazione, pur di "ricordare" ai "suoi" medici, con la sua ingombrante ed immanente presenza, quale fosse la lista da votare, cioè quella che compiaceva l'assessore regionale in carica, di cui egli stesso era un "caporale"! Perciò pur condannando la gogna mediatica alla quale, da sempre, il pianeta Sanità soccombe, va fatta una riflessione di carattere generale. Al di là dell'uso privato messo sistematicamente in atto dai politici di turno, delle infiltrazioni malavitose in gare d'appalto su qualsiasi aspetto dell'amministrazione sanitaria, il bubbone maligno e malacico che affligge la sanità italiana e quella campana è rappresentato dai burocrati. A Roma, possono cambiare i governi, ma i burocrati, quelli dal passo e dall'alito pesante restano, e con la loro gelosa corporatività di competenze accumulate negli anni, insieme ai segreti inconfessabili dei politici che hanno "servito", condizionano pesantemente qualsiasi attività ministeriale, parlamentare e da qualche anno anche regionale. È quella che amo definire la "sindrome di Talleyrand e Fouchè", volendo dare una parvenza di nobile arte, a questi mestieranti moderni. In Regione Campania è stato un proliferare di tali figure, divenute vere e proprie "sabbie mobili" in cui affondare il destino di ospedali, centri medici e deficit spaventosi di spesa, al limite della bancarotta. La loro forza non era e non è solo la conoscenza specialistica e tecnica del settore, ma l'abitudine consolidata ad acquisire e nascondere gli "scheletri imbarazzanti" ed i flop inconfessabili dei loro assessori, presidenti o referenti del momento. Ed ecco gli strani riciclaggi di personaggi "tecnici" che hanno imperversato fra uffici regionali e amministrazioni Asl, grazie a curricula riscritti ad arte - vedi Cantone a Salerno, ad esempio - ai lucrosi corsi professionali, alla presenza in ogni tipo di gare d'appalto o concorsi per primariati.... Nel gruppo fondante dell'Ospedale del Mare prima, una "idrovora" di capitali e fondi, oggetto d'indagine della magistratura. Commissario ad acta, sotto un diverso governatore, mentre la magistratura non si ferma e s'interroga sui colpevoli ritardi dei lavori. Infine direttore generale, con immani responsabilità e problematiche, del più grande ospedale del sud, ma sempre commissario in carica, dopo il nuovo cambio politico in Regione: Ciro Verdoliva, una storia incredibile. Un uomo con capacità e preparazione professionale fuori dal comune, disponibile o temuto conoscitore degli oscuri meandri del palazzo, di carriere di medici e primari? Il futuro chiarirà l'arcano, ma intanto, sia chiaro a tutti: "in dubio, pro reo".  

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