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Arte contemporanea

In un libro tutto il favoloso mondo pop di Roxy in the Box

L'artista ha presentato al Madre di Napoli il suo catalogo ragionato “Is Art your Painkiller?”

Da atmosfere blu velvet a Bollywood. Solo Roxy in the Box poteva rendere credibile una narrazione totalmente fuori da ogni schema e creare un metaluogo per la presentazione del suo catalogo, “Is Art your Painkiller?” (editori Paparo), andata in scena - è proprio il caso di dire - al Madre di Napoli.

Sette anni di lavoro e 444 pagine per raccontare l’intera opera di un’artista autenticamente napoletana ma dal respiro internazionale, che ha trasformato lo spazio del museo d’arte contemporanea prima in una discoteca anni Ottanta poi in un set cinematografico indiano. Potenza di una performance che non poteva lasciare indifferenti.

Luce blu, una ballerina ricoperta di specchietti e Sweet dreams degli Eurythmics. Il box è aperto. Entrate e affondate le mani nei colori, nei neon, nei lustrini, nel sangue e nella carne di Roxy.

Al cantante Rino De Masco, da sempre compagno d’arte, il compito di mutare completamente l’atmosfera con la lettura di un testo tratto dal libro. Ma è quando si esibisce in Freelove dei Depeche Mode, proprio come 25 anni fa nella videoinstallazione Kitakkat, che la narrazione si fa più intima e si cambia totalmente registro.

Da Save the Icon a Woman in crime, dal lavoro sui loghi alle opere outdoor, Roxy in the Box è la protagonista di un racconto corale che conta sulle parole della presidente della Fondazione Donnaregina, Angela Tecce, del regista e attore Massimo Andrei e dello scrittore Luca Delgado, guidati dalla gallerista Laura Trisorio. Tutti insieme nel suo box, rappresentato da una grande scatola in fondo alla sala da cui vengono proposti gli interventi.

Ma non bastano le parole, non basta il grande schermo su cui scorrono le immagini delle sue opere, Roxy ha bisogno anche dei corpi della ballerina Laura Arcudi e dei danzatori della Bollywood Dance Aishanti Company per completare e dare forma alla sua estetica, al suo meraviglioso modo di vedere il mondo.

«Opera mastodontica». Così definisce il catalogo la presidente Tecce, che punta sul «sentire pieno di gioia per la vita» dell’artista per sottolinearne il «senso di finitezza» che si dipana spesso in «giochi di parole e di senso raffinati».

Andrei, regista del film Schiaffilife sulla vita artistica di Roxy, ha posto l’accento sulla sua «estetica irreale» dal «colore acceso, acido, violento che nasconde quasi sempre il nero, un dolore, un racconto sociale».

«Il modo in cui Roxy guarda il mondo è un dono, - dice Delgado - è stata la prima a individuare la forza del messaggio politico dell’icona di San Gennaro, che attraverso la sua lettura, si trova adesso nelle case anche di chi non crede, a Napoli come nel resto del mondo».

L’artista si schermisce e definisce «imbrogliona» la sua estetica, un mezzo dice «per dialogare con più persone possibile, con chi resta in superficie e chi invece cerca nuovi mondi. Parto dagli altri per arrivare a me e così racconto una verità. L’estetica pop fa parte del gioco». «È importante per me che il processo di un artista arrivi a tutti, in questo senso l’arte dovrebbe essere per tutti» spiega Roxy nelle conclusioni.

Ma la domanda resta aperta. Is art your painkiller? L’arte è il tuo antidolorifico? Ognuno ha la sua risposta. Nel catalogo una cartolina con un qrcode per rispondere al quesito direttamente all’artista.

È il mondo pop di Roxy in the box, tripudio di luci e colori, che affronta temi importanti con apparente leggerezza e che fa del suo stesso corpo tela e strumento per raccontare chi siamo, che mette in profondità il nero ma non lo nasconde, lasciandolo a portata di mano per chi non resta in superficie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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