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20 Marzo 2021 - 11:11
COVID, PRIMA DI NATALE NON SE NE ESCE
La luce in fondo al tunnel si intravede, ma è troppo presto per festeggiare. L'addio alla pandemia non avverrà nelle prossime settimane né nei prossimi mesi. A "raffreddare" eccessivi entusiasmi è Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano. «Se va bene ne usciremo a Natale ma si rischia una quarta ondata» ha detto in un'intervista a La Stampa.
PREOCCUPANTI LE VARIANTI
A preoccupare Mantovani sono soprattutto le varianti, ad iniziare da quella inglese, che purtroppo oltre a contagiare di più è anche più mortale. «Il British medical journal - dice - e Nature danno gli stessi numeri: la variante inglese è più infettiva, ma aumenta anche la mortalità dal 30 al 60 per cento. Oltre a contagiare di più uccide maggiormente e per questo bisogna vaccinare in fretta».
QUARTA ONDATA
Mantovani, poi, mette in guardia su una possibile quarta ondata, anche perché non è vaccindando solo l'occidente che si risolverà il problema del Covid, soprattutto se si considere che "due delle attuali varianti che ci preoccupano sono nate in Sudafrica e in Amazzonia. Solidarietà e sicurezza camminano insieme».
IL PRESIDENTE DELL'AIFA
"Non ha senso parlare di prima, seconda o terza ondata. Il" coronavirus "non ha mai smesso di circolare. Ora in certe aree del Paese la curva dei casi incidenti certamente si impenna, però a livello nazionale l’andamento è ancora a plateau". Così al Corriere della Sera Giorgio Palù, presidente dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco), che, riguardo il focolaio di Bresca precisa che "non abbiamo più bisogno di avvertimenti.
Sappiamo già che questo lignaggio virale denominato B.1.1.7 sta prevalendo in gran parte d’Italia oltre che d’Europa. La situazione è comune a molte nostre città dove la variante sta prendendo il sopravvento. Quindi finirà per affermarsi".
“Sicuramente stanno aumentando i casi positivi e quindi la possibilità che più soggetti si debbano ricoverare - spiega il virologo - Sappiamo che il virus equipaggiato delle mutazioni indicate come 501Y e 681H si riproduce il 40-50% più facilmente del progenitore cinese, trovato per la prima volta a Wuhan.
Non è affatto certo che sia responsabile di forme di malattia più gravi. I colleghi che sono nei reparti al momento non segnalano l’aggravamento del quadro clinico nei pazienti. Un’indagine del Nervtag (l’organismo Britannico sui virus respiratori) che ha misurato la carica virale in soggetti Sars-CoV-2 positivi non ha evidenziato differenze significative fra i casi dovuti alla variante e gli altri”.
"Dobbiamo abituarci a considerare che il Sars-CoV-2 più circola più muterà in quanto lo scopo del virus è propagarsi il più possibile - spiega Palù - Ed è chiaro che più salgono i casi maggiore è il rischio che, tra questi, un numero più elevato di soggetti debba essere curato in ospedale.
ALZARE LIVELLO SORVEGLIANZA
Sono stati messi a punto test diagnostici molecolari capaci di individuare le 3 varianti che finora si sono rivelate minacciose, l’inglese, la brasiliana e la sudafricana. Una volta accertato che l’infezione dipende da una di queste tre occorre sequenziare il genoma virale, attività che in Italia finora non è stata molto sostenuta.
Sta nascendo anche da noi un consorzio di centri di ricerca dedicato.
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