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L'intervento
25 Gennaio 2026 - 09:47
Franco Battaglia
NAPOLI. «Il ciclone Harry che ha devastato Sicilia e Calabria? Una mareggiata così avvenne proprio lì il 25 marzo 1933. Questo evento meteo non significa che viviamo in un clima diverso», dice al Roma il professore Franco Battaglia, voce fuori dal coro nel dibattito ambientalista, che ha tenuto una videoconferenza nella sala del Consiglio comunale di Napoli, invitato dell’associazione Opzione Benedetto.
Non esiste dunque una “emergenza climatica”?
«Dobbiamo intenderci sul significato delle parole: se si vuol dire che l’umanità è ormai esposta a un clima diverso, la risposta è assolutamente no. Non c’è nessuna emergenza climatica, è tassativo. Possono esserci siccità, ondate di calore, nevicate, ma tutto questo è già capitato in passato. Non è neanche vero che eventi metereologici severi di questo tipo si verificano più spesso. Se non ce ne si ricorda è perché si ha memoria corta, perché lo si ignora, o perché i tempi dell’evoluzione climatica sono lenti. L’alluvione a Valencia di ottobre 2024 ha un precedente nel 1953 o ‘54, e ancora 100 anni prima e 200 anni prima»
Quanto al riscaldamento globale, lei ha scritto che la temperatura della terra nel 2024 è diminuita di un grado circa…
«Ho criticato l’affermazione dei climatologi dell’IPCC (agenzia scientifica dell’ONU sul clima, ndc) secondo cui ogni singola tonnellata di CO2 che immettiamo nell’atmosfera causa un riscaldamento globale di un millesimo di grado. Ma nel 2024 di tonnellate di CO2 ne abbiamo immesse 34 miliardi. E il 2025, rispetto al 2024 – secondo i loro stessi dati – è stato di sette decimi di grado più fresco del 2024. Sono d’accordo sul fatto che stiamo vivendo in un periodo grosso modo di riscaldamento della temperatura, ma è cominciato nel 1690, cioè al minimo della piccola Era Glaciale: due secoli di freddo intenso vissuti dal pianeta, che dal 1690 si è lentamente riscaldato. Dal 1690 è di un paio di gradi più caldo. Ma la CO2 prodotta dall’uomo non c’entra niente».
La narrazione sull’emergenza climatica ha introdotto neologismi nel linguaggio comune come “bomba d’acqua”, “eventi estremi”, “tropicalizzazione del clima”. Quale fondamento scientifico hanno?
«Devono creare il linguaggio per la narrazione. Ecco che un temporale improvviso viene chiamato “bomba d’acqua”. Ma cito un altro esempio a proposito di narrazione ambientalista: quando nel 2011 ci fu il terremoto a Fukushima, in Giappone, che provocò 20mila dispersi e svariate migliaia di morti, i mass-media presentarono l’accaduto come una conseguenza della centrale nucleare, mentre il vero problema era stato il terremoto, che aveva provocato uno tsunami e fatto collassare alcune dighe. Nessuno ne parlava, si parlava solo della centrale nucleare danneggiata. Evacuarono Fukushima, ma non c’erano problemi di tipo nucleare».
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