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in un dolce l'amore di un re

"La Barchiglia" e la lettera di Ferdinando IV alla duchessa di Floridia

Rosanna Fienga, chef di Castellammare di Stabia, dedica alla città il saporito "pasticcetto a forma di barchino" e racconta il suo sogno... basato sui documenti storici rinvenuti dal ricercatore Giuseppe Plaitano

"La Barchiglia" e la lettera di Ferdinando IV alla duchessa di Floridia

Il prezioso dolce borbonico "la barchiglia"

CASTELLAMMARE DI STABIA. È una barchetta di frolla fragrante con un ripieno di intensi profumi di limone e fiori d'arancio che si sprigionano dall'intenso cuore rosso di ricotta e amarena, il tutto ricoperto da un candido mantello di glassa bianca decorata dal sorriso di una buccia d'arancia candita: come uno spicchio di sole. Occorrono molte parole per descrivere "la Barchiglia", la barchetta che nel Regno dei Borbone era diventato il "dolce stabiese". La storia è stata rivelata dal ricercatore Giuseppe Plaitano che ha alimentato l'entusiasmo della vulcanica chef-scrittrice Rosanna Fienga.

La storia è diventata, infatti, ispirazione per mettere al lavoro la signora Rosanna che - ha raccontato - ha immaginato la scena romantica del re  Ferdinando IV di Borbone, innamoratissimo della duchessa di Floridia, malinconico mentre osserva dall'alto della Reggia di Quisisana dove soggiornava. «L'ho immaginato mentre guardava il completamento della nave nel "suo" cantiere, desiderando di stare cuore a cuore con la sua amata, Lucia Migliaccio - ha spiegato Rosanna Fienga - e quindi le scrive "…ti mando delle barchiglie di Castell’ammare… ti abbraccio teneramente e sono tuo Affezzionatissimo Compagno. Fedinando B."».

«La lettera è una delle missive contenute nella raccolta epistolare di  Ferdinando IV: "Lettere di Ferdinando IV alla duchessa di Floridia 1820-1824”, curata da Salvatore di Giacomo e pubblicata nel 1914 - racconta Giuseppe Plaitano - E questa è una delle prove documentali che il dolce era considerato una specialità stabiese. Il primo documento è da attribuire a Francesco Alvino che,nel 1845, sosteneva che questo dolce “solleticasse il gusto di chi spendeva pochi giorni di vita spensierata in Castellammare”»

Secondo Plaitano, è probabile che a produrre e a diffondere la "barchiglia" furono le monache di clausura. «Una testimonianza sul binomio barchiglia-monastero ci viene resa da Enrichetta Caracciolo» racconta il ricercatore stabiese, curatore di un Archivio storico molto consistente su Castellammare di Stabia.

«Costretta dalla madre alla monacazione, fu mandata nel convento benedettino di San Gregorio Armeno di Napoli dove si trovavano già due zie paterne. La maggior parte delle notizie sulla sua vita provengono dall’opera autobiografica “Misteri del chiostro napoletano” apparsa a Firenze nel 1864, ma scritto da lei a Castellammare - aggiunge - una volta uscita dal convento. Scrive a riguardo: “L’occupazione principale, la summa rerum del convento sta nella confezione dei dolci. La confezione de dolci è nei monasteri di donne è ciò che la focaccia è nell’harem. Ciascun monastero ha la sua specialità ed una particolare rinomanza: questo è per saper fare le sfogliatelle, quello per le barchiglie, l’altro per la pasta reale, un altro per le monacelle, per i mostaccioli ecc.”».

Questa sera, la chef Rosanna Fienga, nel ristorante "Francesco e co." a Castellammare di Stabia, ha ospitato e offerto una degustazione della barchiglia a circa 150 fortunati stabiesi che hanno apprezzato in anteprima il dolce del Regno delle Due Sicilie.

Presente anche il sindaco Luigi Vicinanza che ha elogiato l'iniziativa: «Il dolce è buonissimo - ha affermato il primo cittadino - E che sia legato a un atto d'amore del re Borbone lo rende storicamente significativo. Le tradizioni si difendono perché sono il fondamento della nostra identità. Per questo apprezzo quanto hanno realizzato insieme Rosanna Fienga e Giuseppe Plaitano che, partendo dalla nostra storia, hanno rinnovato un dolce che ci rende orgogliosi, ma innovandolo. E così noi andremo avanti migliorando la nostra città, con innovazione nella tradizione».

L'innovazione della barchiglia è la versione con copertura, anziché di naspro, in pasta di mandorla: «Un omaggio che ho voluto fare alla Sicilia - ha spiegato la chef stabiese - che richiama alla cassata. Ho voluto ricordare con le due versioni della barchiglia Le Due Sicilie borboniche. Perché avevamo un Regno che ora non c'è più».

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