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Il caso

Referendum, polemica su Gratteri

Il centrodestra: «Minacce inaccettabili». Il procuratore: «Non voglio essere strumentalizzato»

Referendum, polemica su Gratteri

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri

ROMA. È polemica per alcune dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, per alcune frasi rilasciate al quotidiano Il Foglio che gli aveva chiesto chiarimenti su quanto detto dal magistrato a La7 a Massimo Gramellini quando, parlando della canzone “Per sempre sì” con cui Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo, Gratteri aveva detto «ma al referendum voterà no».

«Ci ha detto: “Scherzavo” - è scritto sul giornale e su un post su X del direttore Claudio Cerasa - E ha aggiunto: “Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”». Una dichiarazione che dà la stura alle polemiche con il centrodestra in difesa del Foglio.

«Dopo le intimidazioni, le equiparazioni tra elettori del Sì e delinquenza di varia natura questa del Foglio costituisce una gravissima minaccia diretta e nello stesso tempo trasversale a tutto il mondo dell’informazione», dice Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria del Sì per Forza Italia.

«Le parole attribuite al procuratore Nicola Gratteri nei confronti della giornalista e della redazione del Foglio destano forte preoccupazione» sottolinea la vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Elisabetta Gardini. Forza Italia, Lega, FdI, Nm, Pd, M5S, Avs e gruppo Misto chiedono nell’aula della Camera un’informativa del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulle parole di Gratteri.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini è netto: «Stupisce che una dichiarazione dal contenuto assimilabile ad una sorta di intimidazione alla libera stampa arrivi da un magistrato».

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, è chiara: «Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito. Non si possono accettare violazioni all’articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della ’ndrangheta. È grave la minaccia “tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”. In Italia c’è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto».

E sul sito dell’Ansa arriva la replica di Gratteri: «Prendo atto della ennesima polemica. Però io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l’azione civile. Appena avrò un po’ di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile. Gradirei non essere strumentalizzato ancora una volta. Perché io, tutti i giorni, da mesi, vengo minacciato di denunce, procedimenti disciplinari. Posso ipotizzare di farmi risarcire? O secondo una parte politica le regole valgono per tutti e non per me?».

E a stretto giro arriva anche il commento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio: «Letta così è un’affermazione estremamente grave ma allo stesso modo, come sostengo da 30 anni, bisogna sempre tenere conto del contesto in cui queste espressioni vengono riferite e della vivacità della conversazione» sottolinea il Guardasigilli intervenendo a Roma, al cinema Adriano, all’evento del Comitato Si Riforma con gli studenti. «Tenderei ad escludere che un magistrato dell'esperienza di Gratteri possa minacciare addirittura di rappresaglia la stampa: sarebbe un autogol lampante e pernicioso».

Alla domanda su eventuali azioni, Nordio replica che «penso che il ministro della Giustizia per quanto riguarda l’azione disciplinare debba avere una cautela particolarissima proprio per evitare il solo sospetto che la politica interferisca con la magistratura.

Infine, il sindaco di Napoli e presidete nazionale dell’Anci, Gaetano Manfredi: «Credo che questi toni così accesi, questi attacchi personali che stanno avvenendo non facciano bene a nessuno. Non fanno bene chiaramente alle nostre istituzioni, non fanno bene ai cittadini che nelle istituzioni debbono avere fiducia».

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