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L'indagine
31 Marzo 2026 - 13:43
Stadio San Siro
La procura di Milano indaga per turbativa d'asta sulla vendita dello stadio San Siro e sono nove gli indagati tra Comune e persone legate alle società sportive di Inter e Milan. E' quanto emerge in un provvedimento del gip di Milano Roberto Crepaldi che ha accolto una richiesta della Procura di Milano.
I nove indagati devono rispondere tutti, in concorso, di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Si tratta di Christian Malangone in qualità di direttore generale del Comune di Milano dal 2018; di Giancarlo Tancredi in qualità di responsabile unico del progetto per la dismissione dello stadio Meazza ex assessore alla Rigenerazione Urbana; di Simona Collarini, quale direttore della Direzione specialistica pianificazione e programmazione servizi, Mark Van Huuksllot ex procuratore della società Interr, l'ex ad nerazzurro Alessandro Antonello, Fabrizio Grena, quale amministratore di Emerald Pine Capital Italia srl e consulente dell'Inter.
E ancora, tra gli indagati, ci sono Ada De Cesaris in qualità di consulente nerazzurra per lo sviluppo del nuovo stadio, Marta Spaini consulente del Milan per il rinnovamento del Meazza e Giuseppe Bonomi amministratore della società Sportlifecity srl di proprietà del Milan nonché consulente rossonero per il nuovo stadio San Siro.
Proseguono intanto le perquisizioni in Comune a Milano, alla M-I Stadio di Milan e Inter e nelle abitazioni di alcuni indagati. La Guardia di finanza sta eseguendo un decreto del gip che ha accolto un'istanza dei pm Giovanna Cavalleri, Giovanni Polizzi e Paolo Filippini.
Rivelazioni di informazioni segrete, scambi di info non trasparenti e un avviso pubblico costruito per favorire Milan e Inter. Sono questi gli elementi che hanno portato il gip Crepaldi ad autorizzare l'attività di perquisizione e sequestro nello studio professionale delle indagate Ada De Cesaris e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan per il nuovo stadio San Siro.
In particolare emerge nel documento di autorizzazione del giudice come gli indagati, attraverso "accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione" dell'area San Siro - sviluppatosi tra il 2017 e il 2025 -, "turbavano il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell'avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse".
Per la Procura si tratta di "collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l'iter amministrativo" dell'area "concertando tra l'attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione" finendo così per creare un abito 'su misura': l'avviso pubblico, "costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive - oltre che per il brevissimo termine concesso - andava deserto", comportando la successiva vendita dell'area all'unico offerente.
Tra le più "rilevanti" condotte a dire della Procura di Milano "venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all'iter amministrativo avviato nel 2019", inoltre "venivano condivisi i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti sullo stadio Meazza, stabilendo e concordando che la procedura amministrativa di vendita dovesse concludersi entro e non oltre il 10 novembre 2025, al solo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura" sullo stadio, e ancora "venivano valutati e condivisi gli aspetti economici riguardanti il valore del compendio immobiliare (per il quale il Comune di Milano ha richiesto relazioni estimative all'Agenzia delle Entrate e a due consulenti esterni) e le deduzioni/scomputi dal prezzo di vendita finale legati alla successiva esecuzione dei lavori".
In particolare, Tancredi e Malangone, nelle rispettive qualità di allora assessore alla Rigenerazione Urbana e di direttore Generale del Comune di Milano, sono indagati in concorso per rivelazione di segreti d'ufficio, articolo 326 del codice penale. In violazione ai propri doveri "condividendo con Ade De Cesaris (consulente dell'Inter per il nuovo stadio San Siro, ndr) la proposta di delibera di giunta del 5 novembre 2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all'attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l'approvazione e la successiva pubblicazione - rivelavano notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete", quanto sostiene la Procura.
Inoltre Tancredi avrebbe condiviso con Mark Van Huuksloot (procuratore dell'Inter tra novembre 2018 e marzo 2025, anche lui tra i nove indagati, ndr) la proposta di delibera del 19 gennaio 2023 a conclusione del dibattito pubblico "prima che fosse portata all'attenzione della Giunta Comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l'approvazione e la successiva pubblicazione - rivelava notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete".
Un avviso pubblico, alla stregua di un bando, "costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive" di Inter e Milan e i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali "concordati" alle richieste delle società "per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante". Questo il piano del presunto accordo tra pubblico e privato che ha portato la Procura di Milano ad indagare per turbativa d'asta e rivelazione di segreti d'ufficio nell'indagine sulla vendita dello stadio e sul restyling dell'area circostante il Meazza.
Secondo quanto emerge nel decreto della Procura, è già nel 2017 che emerge l'interesse dei club Inter e Milan nel costruire un nuovo stadio, ma anche di trarre profitto dall'area edificabile di 280mila metri quadrati. Per i pm titolari dell'indagine sarebbe stata tradita la finalità della 'legge stadi' e il Comune di Milano, discostandosi da tali obiettivi, "nello sviluppo del procedimento amministrativo in cui erano coinvolti soggetti privati - evidentemente portatori di interessi principalmente volti alla ottimizzazione dei ricavi - ha finito con l'assecondare in modo evidente lo scopo imprenditoriale loro proprio, così da rendere l'intera operazione fortemente connotata da una veste speculativa".
Una considerazione che trova riscontro - a dire di chi indaga - anche in una sorta di "avvertimento" che il sindaco Sala "aveva ricevuto il 10 settembre 2019 dall'architetto Stefano Boeri, il quale - proprio sul tema stadio - lo aveva messo in guardia affinché facesse attenzione perché gli interessi privati non prevalessero su quelli collettivi".
Quando il progetto dell'archistar viene bocciato, Boeri scrive al primo cittadino. "Noi abbiamo rispettato le loro richieste ma abbiamo modificato master plan per migliorare gli spazi per il quartiere, ad esempio creando un parco di 20 ettari e distanziando lo stadio dalle case. E adesso il nostro contributo diventa invisibile...davvero incredibile. Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta -del Comune- basati sull'interesse collettivo".
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