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Campania a rischio povertà, scontro sul reddito di cittadinanza

Campania a rischio povertà, scontro sul reddito di cittadinanza

NAPOLI. In Campania sono due milioni e 800mila le persone a rischio povertà secondo Svimez: quasi il 50 per cento della popolazione. Il rischio povertà assoluta è reale. Luciano Schifone, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, non lo nega: «Su questo aspetto dobbiamo tuttavia essere intellettualmente onesti. L’obiettivo del Governo di centrodestra è creare lavoro e consentire agli inoccupati di entrare nel mondo produttivo. Non è quindi pensabile che chi è in condizioni di lavorare venga disincentivato dal reddito di cittadinanza. Per non parlare di un meccanismo che alla prova dei fatti si è dimostrato fallimentare». Il Governo ha già dichiarato che dal prossimo anno alcune fasce di percettori del Reddito di cittadinanza, quelle che riguardano le persone con maggiori possibilità di trovare un impiego, i cosiddetti occupabili, saranno accompagnati nella ricerca di tale risultato, riducendo a otto le mensilità a coloro i quali si pensa possano trovare un lavoro entro i prossimi otto mesi. Ma nei pochi mesi del 2023 il Governo riuscirà a dare delle risposte adeguate al problema? Giovanni Sgambati, segretario generale Uil Campania, non è convinto che nel giro di pochi mesi del nuovo anno il Governo riesca a dare soluzioni al problema attraverso l’incrocio dei dati tra occupabilità ed occupazione effettiva. «In un’area con un alto tasso di disoccupazione e povertà, come quella metropolitana di Napoli, dove maggiormente è concentrato il numero dei percettori del Reddito di cittadinanza - dice -, eliminare il sussidio potrebbe innescare e generare forti tensioni sociali, ancor di più in un momento in cui i forti rincari incideranno ulteriormente sul tenore di vita delle famiglie e delle persone». E spiega che il sindacato ha già sollevato la necessità di modificare questo aiuto di Stato, partendo dal fatto che i profili della maggior parte dei percettori riguardano una bassa scolarizzazione: «Premesse, queste, che rendono complicato il loro reinserimento nell’attuale mercato del lavoro che richiede una formazione professionale molto alta. Crediamo invece che sia necessaria non solo una maggiore gradualità, ma anche un’intensificazione e accelerazione di investimenti specie nel settore della tutela ambientale in cui molti dei percettori del sussidio potrebbero essere indirizzati, formati e magari trovare anche una vera occupazione che ridia loro dignità ed identità». La vera sfida è quella di trovare il lavoro. A sottolinearlo è Giuseppe Arleo, coordinatore dell’Osservatorio Next generation: «Vanno bene i correttivi, ben vengano azioni dirette alla tutela del mondo delle imprese, come quelle che metteranno in campo il Ministero delle imprese e del Made in Italy, il Mef e quello del Lavoro, che avranno l’importante compito di agevolare le attività produttive alla crescita e alla creazione di posti di lavoro. Occorre però un quadro normativo efficiente che riesca a mettere in collegamento perfetto domanda e offerta». Arleo rileva inoltre di dare la possibilità agli attuali percettori di avere offerte di lavoro congrue, secondo i contratti collettivi di lavoro: «La vera sfida, ripeto, è quella di evitare la “convenienza” di stare a casa alle offerte di lavoro, a volte poco gratificanti e al di sotto dei minimi delle norme sul lavoro. Il nostro Paese ha grandi potenzialità, ma il tutto è realizzabile se c’è un sistema di controlli efficace ed efficiente altrimenti non si raggiunge il risultato atteso».

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