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05 Febbraio 2023 - 11:03
A venti anni dalla legge Sirchia i 15enni che fanno uso di tabacco sono il 24% in più, ovvero ci sono 800mila nuovi “dipendenti”
NAPOLI. Compie 20 anni la legge passata alla storia dal nome del ministro che la mise in vigore: Girolamo Sirchia, con cui si istituì per la prima volta in Italia il divieto di fumare nei locali aperti al pubblico. Cinema, ristoranti discoteche e paradossalmente scuole, ospedali e uffici pubblici se al chiuso erano diventati fumo free. Una norma che, se inizialmente contrastata, ha avuto il merito di far calare sensibilmente il numero dei fumatori in Italia. Tendenza che, tuttavia, si è recentemente invertita, soprattutto fra i giovani e i giovanissimi: se tra il 2003 e il 2020 la popolazione con più di 15 anni era scesa dal 33% al 22%, tra il 2020 e il 2022 c’è stato un balzo sensibile al 24,2%, ovvero 800mila fumatori in più.
Per l’ex ministro si trattò di una legge che sensibilizzò l’opinione pubblica sui rischi del fumo, tuttavia, «sarebbe necessario oggi, estendere il divieto di pubblicità ai nuovi prodotti contenenti nicotina». ipotesi auspicata di recente proprio dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia che ha spesso sottolineato i rischi per la salute derivanti daianche nuovi prodotti come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. passare al contrattacco e chiedono di vietare la vendita di tabacco e prodotti a base di nicotina ai nati dopo il primo gennaio 2010, così da creare un ambiente senza tabacco e la prima generazione libera dal tabacco entro il 2030. La raccolta firme è partita a gennaio ed è stata promossa dall'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri in collaborazione con la Società italiana di tabaccologia (Sitab).
Nel frattempo in Commissione Affari sociali della Camera il ministro ha annunciato l’intenzione di «proporre l’aggiornamento e l’ampliamento della legge 3/2003 per estendere il divieto di fumo in altri luoghi all’aperto in presenza di minori e donne in gravidanza; eliminare la possibilità di attrezzare sale fumatori in locali chiusi; estendere il divieto anche alle emissioni dei nuovi prodotti come sigarette elettroniche e prodotti del tabacco riscaldato; da parte delle istituzioni, uno sforzo in più per «portare avanti l’agenda antifumo». Anche alla luce di un’ulteriore sfida emersa negli ultimi anni: quella dei prodotti che «le multinazionali si sono inventati per differenziarsi e riconquistare il mercato, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato».
Secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss) gli italiani che fumano sigarette a tabacco riscaldato è cresciuta dall’1,1% nel 2019 al 3,3% nel 2022, con più di una persona su tre (il 36,6%) che le considera meno dannose delle sigarette tradizionali. Anche chi fuma le sigarette elettroniche ha avuto un sensibile aumento, passando dall’1,7% del 2019 al 2,4% di oggi. In Italia, per colpe dirette e indirette del fumo, muoiono circa 93mila persone all’anno. Un numero da brividi tanto è vero che proprio i medici, ancora una volta, voglion
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