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La riflessione

Giunta del “granchio blu”: oscurata la meritocrazia

Manfredi lascia intravvedere futuri cimenti nazionali da fargli dire che l’impresa di liberarsi della Meloni non è facile

Giunta del “granchio blu”: oscurata la meritocrazia

Roberto Fico

Nella fitta grandinata di commenti e giudizi sulla giunta regionale, il suo tribolato varo da parte del neogovernatore Roberto Fico, vogliamo ricordarne e sottolinearne uno su tutti, esternato da Manfredi II, cioè il neopresidente del consiglio regionale, fratello del sindaco di Napoli Manfredi I. Il quale, martedì scorso, in una dichiarazione riportata da “Il Giornale”, nel pastone politico, sotto il titolo: “L’era di Fico in Campania comincia male” ha detto con toni assertivi, da “informato dei fatti”: “La giunta sarà politica e poco meritocratica”. Parole su cui si è sorvolato, o meglio si è lasciato correre, per una serie di oggettive motivazioni. Soprattutto per il suo delicato ruolo, cui si imponevano discrezione e riservatezza istituzionali mentre erano in corso gli ultimi delicati “aggiustamenti” per trovare l’ardua quadra di un esecutivo regionale di uno schieramento in disaccordo su tutto e da un’armonia di facciata soltanto nelle foto ricordo.

Alla luce degli sviluppi odierni bisogna dire un intervento sorprendente. Aver affermato: “La giunta sarà politica e poco meritocratica”, è stara di sicuro un’ingerenza, per la valutazione che se ne dava, e però da apprezzare. Quel “politica”, che sta per “politicizzata”, lasciava già capire il seguito: il disinteresse per il merito. “Meritocratico” è un aggettivo fondato sull’idea che posizioni, ricompense e poteri debbano essere assegnate in base alle capacità, all’impegno e alle prestazioni di una persona e non per nascita, ricchezza o favoritismi. Definirla, prima  che si formasse, “poco meritocratica”, ha comunicato all’esterno cosa realmente bolliva in pentola. Prendendo in prestito due celebri versi del Metastasio, quella “Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale, non si trattiene lo strale quando dall’arco uscì”, anticipava la peggiore anomalia della incipiente consiliatura. Un neo governatore, che si è tenute strette tre deleghe: Sanità, Bilancio e Fondi nazionali, europei, ha “delegittimato” di per sé il resto della giunta.

Indipendentemente dai cervelloni e le figure eccellenti, di provato valore che ne fanno parte. Fico appare come il “granchio blu”, ha fatto il predatore, il vuoto intorno a sé. Altro che Manuale Cencelli! Un’offesa citarlo soltanto. Da spingere il novantenne inventore storico delle spartizioni politiche, Massimiliano Cencelli, a rompere un lungo riserbo e a prendere le distanze dall’odierno avventurismo politico, non diversamente definibile. “È insopportabile - ha dichiarato – che non si facciano più discorsi interessanti, non si affrontino tematiche e o proposte significative per il bene pubblico, ma si parla solamente di cose di cui non si capisce assolutamente niente”. E non è finita. Si è appena fatta la giunta regionale con strascichi polemici destinati ad aumentare e il frenetico movimentismo del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi torna ad agitare il mondo politico. Dopo aver legittimamente favorito la vittoria di Fico e tratto vantaggi dalla sua “spettacolarizzazione” anche nella piazza dei vicerè, ora lascia intravvedere futuri cimenti nazionali da fargli dire che l’impresa di liberarsi della Meloni non è facile, è possibile, ma serve una “visione politica”.

Un discorso che ci ha fatto venire in mente Ennio Flaiano, per il quale, prima della “visione”, era indispensabile la “previsione”. Totalmente assente in Manfredi, che, oltre a non accorgersi del fenomeno dell’overturismo, non è riuscito ancora a saperlo governare, riducendo i disagi crescenti dei residenti. Invaghitosi del “riformismo radicale”, da tempo lo evoca, lo cita come se fosse una formula magica per tutti gli usi. Dovrebbe sapere che il riformismo radicale è una corrente politica che, pur operando all’interno delle istituzioni e rifiutando la rivoluzione, propone riforme profonde e coraggiose per trasformare la società, affrontando le disuguaglianze e i problemi sociali in modo incisivo come risposta alla crisi del mondo della politica e per contrastare il populismo. A conti fatti l’unica cosa buona che Manfredi avrebbe potuto fare era “contrastare il populismo”. Invece, con il granchio blu, ci è andato a… cozze.

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