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caserta
09 Gennaio 2026 - 17:01
Hanno intonato 'Bella Ciao' mentre la bara di monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo emerito di Caserta, morto a 92 anni, usciva dal Duomo della città portata a spalla dai migranti, quegli ultimi ai quali lui era stato molto vicino. Così un gruppo di cittadini sul sagrato della Chiesa ha voluto ricordare l'uomo amico dei più poveri e dei più fragili. E le parole del cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, hanno inquadrato in maniera limpida l'operato pastorale di monsignor Nogaro.
"Oggi - ha spiegato - la nostra assemblea è avvolta da un silenzio che non è assenza, ma ascolto. È il silenzio che si fa quando passa un profeta. È il silenzio che la terra assume quando una voce, che per anni ha gridato nel deserto, torna a Dio, non per lasciarci, ma per continuare ad abitare nel nostro cuore, nella nostra coscienza con una forza maggiore, amplificata dallo Spirito. Oggi la Chiesa affida al Padre un uomo che il Vangelo non lo ha spiegato soltanto: lo ha abitato. Fino in fondo. Senza ridurlo, senza proteggerlo, senza addomesticarlo".
"In questa terra - ha aggiunto Battaglia - ha incrociato volti feriti, storie spezzate, esistenze rese fragili dalla violenza e dall'abbandono: vittime della camorra, famiglie piegate dall'illegalità diffusa, donne schiavizzate e ridotte a oggetti di mercato, giovani privati del futuro prima ancora di poterlo sognare, migranti in cerca di un nome, di una casa, di una possibilità di vita degna. Davanti a questi volti non è passato oltre. Si è fermato. E davanti a tutto questo non ha scelto il silenzio prudente, quello che tutela la tranquillità e salva le apparenze.
Ha scelto la parola evangelica. Una parola che non nasceva dall'ideologia, ma dalla compassione; che non accusava per schieramento, ma denunciava per amore. La sua lotta contro la camorra non nasceva dal gusto del conflitto né dal desiderio di contrapposizione. Nasceva dalla convinzione profonda che il Vangelo è incompatibile con la violenza, con la paura, con ogni forma di dominio sull'altro. Ed è per questo che ci ha messo la faccia, quando si trattava di difendere don Peppe Diana in vita e di custodirne poi la memoria, sottraendola a chi voleva calpestarla", ha aggiunto il cardinale di Napoli.
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