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Indagine sui rincari degli alimenti nella grande distribuzione

In Campania l’Osservatorio sui prezzi avvia un'analisi sui prodotti nei mercati rionali e nei negozi

Indagine sui rincari degli alimenti nella grande distribuzione

NAPOLI. In un momento storico caratterizzato da una forte pressione dell’inflazione che erode il potere d’acquisto delle famiglie, la città di Napoli si pone all’avanguardia nella tutela del cittadino e della filiera produttiva. Presso il Palazzo di Governo, si è ufficialmente insediato l’Osservatorio speciale per il monitoraggio dei prezzi al consumo, un organismo di controllo nato sotto l’impulso di un protocollo d’intesa nazionale tra il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La prima riunione, presieduta dal Prefetto Michele di Bari, ha visto la partecipazione di un tavolo tecnico di alto profilo, composto dai delegati della Camera di Commercio, dell'Ispettorato territoriale, del Comune di Napoli, dei sindacati e delle associazioni agricole, oltre alla fondamentale presenza del Comando provinciale della Guardia di Finanza per i profili di legalità economica. L’obiettivo dell’Osservatorio è stato ambizioso quanto concreto in quanto ha avviato fin da subito un monitoraggio sperimentale e capillare sulle tariffe dei prodotti alimentari e agroalimentari che compongono il paniere quotidiano delle famiglie napoletane.

Gli esperti si stanno concentrando in particolare sui principali mercati al dettaglio del capoluogo, analizzando i report redatti dai rilevatori presso i mercati rionali per intercettare sul nascere speculazioni o rincari ingiustificati. Il Prefetto ha ribadito con forza che questa attività non è solo una raccolta di dati statistici, ma una missione di vigilanza attiva volta a garantire la trasparenza in un settore vitale. La periodicità degli incontri permetterà di intervenire tempestivamente qualora emergessero criticità o squilibri ingiustificati nella formazione del prezzo finale.

Questa iniziativa territoriale si inserisce in un quadro nazionale di forte tensione, confermato dal grido d'allarme lanciato da Confeuro (Confederazione degli Agricoltori Europei) e dalla contestuale decisione dell’Antitrust di avviare un’indagine conoscitiva sulla Grande Distribuzione Organizzata (Gdo). Secondo i dati diffusi, i prezzi dei generi alimentari hanno subito un'impennata del 25% negli ultimi cinque anni. Il presidente di Confeuro, Andrea Tiso, ha evidenziato un paradosso drammatico: mentre i consumatori nei mercati di Napoli e di tutta Italia pagano cifre sempre più esorbitanti per il cibo, questi rincari non si riflettono in un miglioramento delle entrate per gli agricoltori. Al contrario, i produttori restano l'anello debole della catena, schiacciati tra costi di produzione in crescita — dall'energia alle materie prime — e lo strapotere contrattuale delle grandi catene distributive che stanno facendo gioco forza il mercato. L'attività dell'Osservatorio napoletano sarà quindi cruciale per far luce su questi «punti oscuri» della filiera.

Non si tratta solo di monitorare il cartellino del prezzo al supermercato o al banco del mercato rionale, ma di comprendere come il valore si distribuisca lungo il percorso che va dal campo alla tavola. La collaborazione tra Prefettura, Guardia di Finanza e associazioni di categoria mira a identificare eventuali anomalie che penalizzano simultaneamente sia chi produce con fatica che chi acquista con sacrificio. In questo scenario, Napoli diventa un laboratorio per testare politiche di equità e controllo che possano salvaguardare la dignità del lavoro agricolo e il diritto dei cittadini a un’alimentazione di qualità a prezzi giusti, proteggendo la comunità locale dalle distorsioni di un mercato spesso troppo opaco.

«Un osservatorio diventa essenziale se si vuole mettere un freno a qusti aumenti esorbitanti e ingiustificati hanno detto alcuni rappresentanti dei comitati a tutela dei consumatori La verità è che le famiglie napoletane sono allo stremo, chiacciate tra gli aumenti della grande distribuzione, e ancora più delle piccole botteghe non riescono a reggere il passo, e stipendi con un potere di acquisto sempre più risicato. Di questo passo per molte famiglie, anche del ceto medio, sarà impossibile arrivare a fine mese».

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