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03 Febbraio 2026 - 08:28
NAPOLI. Il XXI Rapporto Sanità del Crea delinea un’istantanea impietosa del nostro Paese, dove l’universalità del sistema pubblico sembra ormai un principio sbiadito dal tempo. In Italia, e con punte di sofferenza estrema tra i vicoli di Napoli e nelle province della Campania, il ricorso alla sanità privata è diventato una componente strutturale e inevitabile. Oggi, sette famiglie su dieci sono costrette a mettere mano al portafoglio per curarsi, una deriva iniziata negli anni '90 e mai realmente arrestata, che ha trasformato il diritto alla salute in un costo individuale sempre più insostenibile. Questa frammentazione del sistema colpisce con ferocia regressiva proprio chi ha meno risorse.
L'incidenza delle spese sanitarie sui bilanci familiari è infatti raddoppiata, arrivando a pesare per il 6,8% tra i nuclei meno istruiti e più fragili. Il peso della spesa sanitaria sui bilanci familiari è aumentato in modo significativo, colpendo soprattutto le fasce piщ fragili della popolazione. Il carico maggiore grava sui nuclei meno abbienti, che oggi sostengono il 37,6% della spesa privata complessiva, una quota cresciuta sensibilmente nel tempo e indicativa di un impatto regressivo della spesa sanitaria privata. Nelle strade di Napoli e nei comuni campani, questa dinamica si traduce in una scelta drammatica: chi non può pagare resta fuori.
Per molti cittadini della Campania, il settore privato non rappresenta una libera opzione di comfort, ma l'unico varco per "entrare" nei percorsi di cura in tempi utili, aggirando liste d'attesa che nel pubblico appaiono spesso infinite. Il rapporto evidenzia come oltre quattro milioni di famiglie in Italia debbano affrontare «spese catastrofiche», specialmente nei settori scoperti come l'odontoiatria e l'assistenza a lungo termine. Questa situazione genera un paradosso doloroso: mentre la tecnologia avanza e la spesa farmaceutica si prepara a sforare il tetto dei 6,5 miliardi di euro nel 2026, circa 2,3 milioni di persone scelgono di rinunciare o rinviare le cure per motivi economici.
In questo scenario nazionale, la Campania si ritrova in prima linea in una crisi che non è solo economica, ma di equità sociale, dove la sussistenza del sistema è garantita da un "razionamento implicito" che scarica i tagli direttamente sulle spalle dei pazienti. Per invertire la rotta, il Crea suggerisce un cambio di paradigma radicale: non basta più parlare di Servizio Sanitario, occorre costruire un vero "Sistema Salute" che sappia gestire i bisogni ibridi, clinici e sociali di una popolazione che invecchia. A Napoli, questo significa unificare la governance delle risorse e passare da un silenzioso razionamento dei servizi a scelte politiche trasparenti, che proteggano i bilanci delle famiglie più deprivate.
Solo così la sanità in Campania potrà smettere di essere un mercato e tornare a essere un bene comune, garantendo che l'innovazione medica del 2026 non sia un privilegio riservato a pochi, ma una tutela per tutti. La quota di nuclei familiari coinvolti in questa crisi che sta divenando strutturale è passata dal 50,8% degli anni ’80 al 70% attuale, un dato che smentisce la promessa di una copertura universale garantita dal Servizio sanitario nazionale.
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