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l'intervista
04 Marzo 2026 - 08:59
Massimiliano Manfredi con Antonio Sasso e Pasquale Clemente
NAPOLI. «La storia del “Roma” è quella di un giornale molto legato alla città». Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale ed esponente del Pd, esordisce così nella sua visita alla redazione del più antico quotidiano del Mezzogiorno e guardando le foto di Pinuccio Tatarella appese al muro sottolinea che «è stato il padre del nuovo centrodestra e ha dato un grande contributo alla nascita del bipolarismo». Poi ricorda quando conobbe Gennaro Sangiuliano: «Era il periodo in cui Fini stava lavorando alla nascita di Alleanza nazionale e si promuovevano iniziative dei movimenti di destra e sinistra. Fui invitato da La Contea, storica associazione della destra, a un dibattito. Accettai e una parte del mio partito mi attaccò in direzione provinciale e fui difeso dall’allora segretario Andrea Cozzolino. Andai a fare questo confronto, a Mezzocannone misero manifesti neri con il mio nome ma io partecipai e ricordo che Fini mi inviò una lettera di ringraziamento».
Presidente, il Bilancio di previsione è stato approvato venerdì scorso dalla Giunta ed è ora all’esame della commissione consiliare competente. Si tratta di un documento fondamentale per le politiche della Regione: quali sono i punti qualificanti?
«Certo, cominciamo nel precisare che non ci sono stati ritardi, visto che la precedente amministrazione aveva deciso di far votare a novembre, senza l’approvazione di un bilancio tecnico, come è stato fatto in Veneto e in Puglia. C’è un rafforzamento delle misure sociali, si prevede un incremento del fondo per il trasporto pubblico locale e c’è un piccolo aumento anche dei fondi per la cultura. Sarà una finanziaria in due tempi, visto che il presidente Fico pensa a una manovra più espansiva a luglio con un collegato normativo. In particolare sulla cultura, si è dato un primo segnale con la nomina di un assessore di grande valore come Ninni Cutaia. Sul piano economico vengono confermati i vecchi stanziamenti, tra cui quello per il San Carlo e nuovi finanziamenti, come quello per rispondere alle prime emergenze del teatro Sannazaro dopo l’incendio del 18 febbraio. E c’è un altro elemento…».
Quale?
«È positivo che questo Consiglio stia mostrando un’elevata qualità politica, anche tra i banchi dell’opposizione, con un presidente della Giunta che è sempre presente e, nell’ultima seduta, quando è stato approvato il rendiconto ed è stato votato il nuovo Quetore, è intervenuto più volte, anche sull’ordine del giorno che riguardava il Sannazaro. È un Consiglio molto politico, la cui composizione ricalca quella del Parlamento nazionale. Non come nella precedente legislatura, quando avevamo a che fare con molte liste civiche, con amici e sottoamici. In quel caso, abbiamo assistito a un paradosso, ovvero che alcuni colleghi che hanno organizzato i bus per manifestare a Roma contro l’autonomia differenziata insieme con il presidente De Luca, poi si sono candidati nella Lega. Anche la Giunta ha un tratto molto più politico e sono convinto che il presidente Fico saprà stupire in positivo».
L’ex governatore De Luca parla spesso dell’eredità progettuale lasciata alla nuova amministrazione. Uno di questi è sicuramente quello del Faro, la nuova sede della Regione: in che modo ci si regolerà?
«Occorre fare una verifica su alcune valutazioni assunte senza consultare il Comune di Napoli. Bisogna poi essere certi delle risorse, perché è stata stanziata solo una parte del finanziamento necessario. Senza dimenticare che i suoli sono di proprietà delle Ferrovie dello Stato, che hanno avanzato una serie di osservazioni. Dobbiamo distinguere il Faro dalla riqualificazione dell’area di piazza Garibaldi, che è una priorità assoluta. Sul Faro si faranno le opportune valutazioni, al momento non è una priorità. C’è l’iter in corso e bisogna recuperare risorse. Si vedrà».
Altri progetti sono quelli in materia di sanità, vedi edilizia ospedaliera e case di comunità…
«Sul secondo punto, ci sono alcune strutture in stato avanzato e altre più indietro. A mio avviso, con il senno di poi sarebbe stato meglio creare una struttura di missione unica, visto che gli uffici tecnici delle Asl sono già oberati di lavoro. Sono in corso di valutazione i progetti, sapendo che una volta ultimate le strutture bisognerà prevedere il personale in servizio, altrimenti resteranno scatole vuote. Per questo serve un grande processo di riforma della medicina territoriale di base: il tema vero è costruire una grande alleanza per il reclutamento di tutte le figure professionali per la prima accoglienza, finalizzata a decongestionare i pronto soccorso, prevedendo un impegno diverso da parte dei medici di medicina generale. Poi c’è la grande questione della retribuzione nell’ambito della medicina d’urgenza. Il paradosso è che potremmo fare oltre 1.400 assunzioni, ma questi ruoli restano poco attrattivi finché non si prevedono condizioni economiche e tutele adeguate ai ritmi di lavoro e allo stress correlato. Passando al piano di edilizia sanitaria, abbiamo avviato un lavoro importante. Faccio l’esempio dell’ospedale di Nola, che sarà notevolmente ampliato e dove porteremo anche la Radioterapia».
Altra priorità per la Campania è quella degli impianti per il trattamento dei rifiuti…
«In provincia di Napoli sono in fase conclusiva gli impianti di compostaggio di Pomigliano e Marigliano, mentre quello di Tufino è completato. È un traguardo fondamentale, dopo i decenni della Napoli rivoluzionaria a parole, quando la città e l’area metropolitana erano rimaste ferme al palo. I rifiuti andavano al Nord e all’estero, con un aggravio per i cittadini, mentre la realizzazione di questi impianti ci consentirà di chiudere il ciclo nel nostro territorio, con un conseguente risparmio per i napoletani. Ritengo, inoltre, che si debba introdurre un’agevolazione per i cittadini dei comuni che ospitano impianti. E sulla raccolta differenziata la sfida oggi non è la percentuale, pur importante, ma la qualità della stessa».
In campagna elettorale si è parlato anche di una questione ormai annosa: quella di un aeroporto a Grazzanise…
«Siamo di fronte a una storia simile a quella dello scalo di Salerno, che quando partì sembrava essere più un capriccio di De Luca che altro. Poi, però, la Gesac lo ha preso in gestione e ora svolge una funzione importante per decongestionare il traffico di Capodichino. Grazzanise è nello stesso percorso, tenendo conto che in questo caso non parliamo solo della movimentazione dei passeggeri ma anche delle merci, visto il posizionamento strategico, vicino ai due Interporti di Nola e Marcianise. Già nel Consiglio regionale presieduto da Gennaro Oliviero è stato fatto uno studio di fattibilità e, da un anno e mezzo, c’è un progetto di rifacimento della stazione di Liternum, che è connessa all’Alta Velocità. Durante la campagna elettorale anche il presidente Fico si è espresso positivamente. Dobbiamo continuare il lavoro fatto e portare avanti una battaglia per l’inserimento di Grazzanise nel Piano aeroportuale nazionale».
Passando a un piano più strettamente politico, siamo in vista delle prossime amministrative. E c’è un caso-Salerno, dove l’ex presidente della Regione De Luca ha annunciato la propria candidatura a sindaco anche se dal campo largo non dovesse arrivare il via libera…
«Non so come andrà a finire ma penso che si debba lavorare per il campo largo in tutte le città che andranno al voto, Salerno compresa. È dovere di tutti impegnarsi perché si realizzi lo stesso schema che oggi ci consente di governare in Campania e in oltre l’80% dei Comuni della provincia di Napoli, a cominciare dal capoluogo. In Campania e Puglia, che sono la parte più produttiva del Mezzogiorno, siamo modello di buon governo, con amministratori che hanno dimostrato di sapere gestire le risorse e creare sviluppo per questi territori».
Che risvolti può avere il referendum sulla riforma della giustizia sul panorama politico nazionale?
«Sicuramente può essere uno spartiacque, ma io sono contrario alla politicizzazione di questo tipo di consultazione. Voterò “no” perché ritengo che la giustizia abbia bisogno di modifiche profonde, che riguardano le garanzie per i cittadini e i tempi dei processi, sulle quali la riforma del Governo non inciderà minimamente. È evidente che molti caricano politicamente il referendum perché siamo a un anno dalle elezioni. A proposito di elezioni, consentitemi un auspicio: mi auguro che tutte le forze politiche, a partire dalla presidente Meloni e dalla segretaria del Pd Schlein, abbiano un sussulto di senno sulla legge elettorale e la dignità di introdurre le preferenze, dando ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti».
Chiudiamo con una nota non politica: la vittoria di Sal da Vinci al Festival di Sanremo e l’annuncio che la rassegna canora sarà condotta, in prossimo anno, da Stefano De Martino rappresentano un successo per Napoli…
«Ho mandato un messaggio a Sal da Vinci ringraziandolo per quello che ha fatto per Napoli e ricordandogli di averlo sostenuto nei momenti difficili. Sia la sua storia che quella di Stefano De Martino sono molto simili. Sono storie di successo, frutto di tanta gavetta, di lavoro e di impegno da parte di persone che avrebbero meritato di raggiungere prima questi risultati. Sal e Stefano sono due esempi positivi per i nostri ragazzi. E le inserisco nella metafora di un successo non scontato come quello della città di Napoli, che quattro anni e mezzo fa era sull’orlo del fallimento e oggi è alla guida degli oltre 8mila Comuni italiani con la presidenza dell’Anci. Era la città dei cantieri eterni e oggi è quella dei quartieri riqualificati, dell’attrattività degli investimenti e della regolarizzazione delle attività commerciali».
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