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criminalità
11 Marzo 2026 - 15:05
Prima l’incendio dei mezzi nel cantiere, poi la denuncia e infine il blitz dell’Antimafia. C’è la denuncia dell’imprenditore sarnese Aniello Pappacena, titolare della società Soigea, all’origine dell’operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha portato a numerosi arresti nell’area di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese.
Secondo quanto emerso dalle indagini, nella notte del 22 aprile 2024 cinque mezzi della società -tra escavatori, bobcat, autocarri e attrezzature da lavoro -
furono dati alle fiamme all’interno di un cantiere dove l’azienda stava realizzando interventi per la posa di linee elettriche per conto dell’Enel. Un episodio che, secondo gli investigatori, si inserisce in una più ampia attività estorsiva legata alla presenza delle cosche della ’ndrangheta nel territorio.
L’inchiesta ha portato ieri al blitz denominato “Libeccio”, eseguito dalla Dda di Catanzaro insieme ai carabinieri di Crotone: 18 persone sono finite in carcere e una ai domiciliari, mentre 19 sono complessivamente indagate a vario titolo per associazione mafiosa, estorsione, rapina e traffico di stupefacenti.
Le indagini si concentrano su ambienti riconducibili ai clan della ’ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, in particolare alle cosche Arena, Manfredi e Nicoscia. Secondo l’ipotesi investigativa, dietro l’incendio dei mezzi ci sarebbero uomini del gruppo Manfredi, storicamente collegato alla cosca Nicoscia.
Proprio dalla denuncia di Pappacena è partita la ricostruzione degli investigatori. L’imprenditore ha collaborato con gli inquirenti fin dalle prime fasi dell’indagine. «Confidiamo come sempre nella giustizia che ci è stata vicina anche in questo lavoro in Calabria -ha spiegato -. Non è possibile lavorare e restare vittime di questo gioco». E poi l’appello rivolto ad altri imprenditori: «Invito chi subisce pressioni a denunciare sempre le estorsioni».
L’inchiesta, secondo quanto emerge dagli atti, si inserisce in un quadro investigativo più ampio che negli ultimi mesi ha fatto luce sulla riorganizzazione delle cosche locali e sui loro interessi economici nel territorio crotonese, tra estorsioni ai danni delle imprese e traffici legati agli stupefacenti.
Un’operazione che, nelle intenzioni degli inquirenti, punta a colpire le strutture operative dei clan e a sostenere chi, come l’imprenditore campano, ha scelto di non piegarsi alle intimidazioni e di denunciare.
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