Il Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, venticinque diversi habitat meritevoli di tutela. Una straordinaria varietà biologica rappresentata da migliaia di specie animali e vegetali, molte delle quali endemiche e rare. Una dotazione di siti archeologici e di testimonianze storico-artistiche che copre un arco temporale di cinquecentomila anni. Una grande molteplicità e multiformità di paesaggi dai monti dell’Appennino lucano fino alla costa tirrenica. E un enorme patrimonio di saperi, tradizioni e comunità stratificato nel tempo e disseminato tra borghi, contrade e campagne. Tutto racchiuso nell’immenso territorio di oltre 181 ettari del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il secondo per estensione nella Penisola.

I venticinque anni della iscrizione del Parco nella Lista Unesco con le aree archeologiche di Paestum e Velia e la Certosa di Padula (Kyoto, 5 dicembre 1998), i venticinque anni della Bmta (Borsa mediterranea del turismo archeologico) saranno celebrati domani a Roma presso l’Associazione della Stampa estera. Il fondatore e direttore della Bmta, Ugo Picarelli, coordinerà i lavori che saranno aperti per l’Associazione della Stampa Estera dal saluto della presidente Esma Cakir e dalla referente per la Cultura Carmen del Vando Blanco. Ci sarà anche la testimonianza dell’imprenditore visionario del territorio Giuseppe Pagano, che ebbe grande attenzione dal critico d’arte Gillo Dorfles, che volle fargli dono di alcuni suoi disegni, divenuti il marchio di alcuni vini di punta dell’Azienda Agricola San Salvatore 1988.

In occasione dell’Incontro il presidente del Parco Giuseppe Coccorullo presenterà le attività in programma nel 2024. 

Dichiarato dall’Unesco nel 1998 Patrimonio dell’Umanità. E prima ancora, nel 1997, riconosciuto come Riserva di Biosfera, la prima e la più grande d’Italia. La piccola Primula di Palinuro è dunque il simbolo di una realtà di grandi numeri, tanto vasta quanto variegata e complessa. Il Parco, che ha sede a Vallo della Lucania, gestisce un’area che comprende ben ottanta Comuni, otto Comunità montane, ventotto Sic-Siti di Interesse Comunitario, otto Zone di Protezione Speciale e due Aree Marine Protette, Costa degli Infreschi e Marina di Castellabate. Ed estende la sua attività di salvaguardia e valorizzazione dalle montagne degli Alburni, del possente Cervati e del sacro Gelbison alla magnifica Costiera cilentana dalle spiagge sabbiose, con le pittoresche baie alternate alle selvagge falesie dei golfi di Salerno e di Policastro. Per vocazione geografica terra di incontro, scambio e integrazione fra popoli e culture fin dai più remoti insediamenti del Paleolitico, l’area del Cilento con il contiguo Vallo di Diano e la catena degli Alburni custodisce lungo la costa i magnifici templi dorici e le vestigia di Poseidonia-Paistom-Paestum, i resti della colonia focea di Elea-Velia, culla della filosofia magno-greca e della prima scuola di medicina, e nell’interno i resti dell’insediamento di Monte Pruno, i tratturi che collegavano le terre dei Lucani e consentivano la transumanza stagionale delle greggi e le aree sacre nelle caverne e sulle vette, come il mitico Antece. E i doni delle civiltà succedutesi nei secoli seguenti: castelli, borghi, santuari rupestri, badie e un capolavoro come la Certosa di Padula. Senza dimenticare che il Cilento è la patria della Dieta Mediterranea, Patrimonio immateriale dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco.

La Flora  

Ben 1800 sono le specie vegetali censite nell’area del parco, tra le quali si contano numerosi endemismi e tante piante rare. Una varietà dovuta alla molteplicità degli areali, conseguenza delle differenze geomorfologiche, climatiche e ambientali che connotano un territorio così vasto. Sulle spiagge resiste il raro Pancratium maritimum, il giglio marino, mentre sulle scogliere proliferano le alofite, tra cui la statice salernitana. Le falesie costiere sono il regno della primula di Palinuro, insieme al garofano delle rupi, alla centaurea, all’iberide florida e alla campanula napoletana. La fascia costiera più arida accoglie la macchia mediterranea, insieme a boschetti sempreverdi di pino di Aleppo, leccete, uliveti e presenze di palme nane, ginepro rosso o fenicio e ginestra del Cilento, identificata solo nel 1993. Spostandosi sulle alture verso l’interno, a quote più elevate si trovano querce, aceri, tigli, olmi, frassini, castagni ed estese faggete. Sulle vette degli Alburni vive il raro acero del Label, il rarissimo crespino dell’Etna con sassifraghe endemiche e centauree. E sempre in montagna boschi di betulle, abeti bianchi e rossi e, tipico di Velia, il platanus orientalis. Oltre i mille metri prevalgono ontano napoletano, faggi, crespino dell’Etna e sassifraghe. Nel parco crescono e riempiono di fiori la primavera ben 254 specie di orchidee selvatiche delle 319 che vivono in Europa.

La Fauna

Sono ottocento le specie animali di cui è provata la presenza nei diversi habitat del Parco dalla fascia costiera ai rilievi appenninici. Dove regna l’aquila, che preda coturnici e lepri italiche, sempre meno diffuse nelle loro zone di popolamento. E non mancano altri rapaci e predatori montani: falco pellegrino, lanario, corvo imperiale, gracchio corallino, gufo reale, falco pecchiaiolo, nibbio reale e nibbio bruno. Sugli altipiani dove pascolano greggi e mandrie si trovano mammiferi predatori come volpi, martore e qualche esemplare di lupo. E poi il piccolo e raro roditore arvicola del Savi, con lucertole muraiole e luscengole. Nei boschi, soprattutto di faggi, sono di casa piccoli roditori come quercino, arvicola rossastra, topo selvatico, topo dal collo giallo, che sono prede predilette del raro gatto selvatico, una specie fortemente a rischio. E poi il ghiro e lo scoiattolo, cinghiale, cervo e capriolo. Tra la ricca avifauna, si incontrano picchio nero, picchio muratore, ciuffolotto e, tra i rapaci, il grande astore. Varie sono anche le specie di pipistrelli. Nei numerosi corsi d’acqua che percorrono il territorio del parco, dove non sono rare le trote, la popolazione delle lontre è particolarmente preziosa, anche perché sembra che sia la più numerosa d’Italia. E poi salamandre e salamandre dagli occhiali, che sono un endemismo italiano. Non mancano i trampolieri come il corriere piccolo e si incontra il martin pescatore. Le zone umide sono ideali per rane italiche e dalmatine, rospi e ululoni dal ventre giallo. Tra le rocce calcaree e le gole costiere, abitate dal gabbiano corso durante l’inverno, si esibiscono in volo esemplari di biancone, il grande rapace che si nutre di rettili: lucertole campestri, ramarri, cervoni, biacchi, vipere e natrici.