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E-commerce, le big del web mettono a rischio migliaia di imprenditori online: «Necessaria una nuova regolamentazione»

De Rienzo: «Senza un intervento normativo mirato, in molti rischiano di essere espulsi dal mercato in cui i grandi web-marketplace fanno il bello e cattivo tempo senza possibilità di difendersi»

E-commerce, le big del web mettono a rischio migliaia di imprenditori online: «Necessaria una nuova regolamentazione»

Fabio De Rienzo

NAPOLI. Il commercio elettronico italiano continua a crescere in termini di volumi e diffusione, ma dietro i numeri positivi si nasconde una criticità strutturale che riguarda sempre più da vicino i piccoli e medi operatori digitali. Un sistema che appare concorrenziale dal punto di vista del consumatore, ma che, osservato dall’interno, mostra un’evidente concentrazione di potere e un progressivo impoverimento del tessuto imprenditoriale.

A sollevare il tema è Fabio De Rienzo, imprenditore digitale napoletano, esperto di e-commerce: “Molti piccoli commercianti online non competono realmente sul mercato, ma all’interno di ecosistemi chiusi, governati da soggetti che stabiliscono regole, costi, visibilità e condizioni operative in maniera unilaterale. La scelta, nella maggior parte dei casi, non è libera: o si accettano integralmente quelle regole, oppure si viene di fatto esclusi dal mercato”.

Secondo De Rienzo, il problema non è la presenza di grandi player, né l’innovazione tecnologica, ma l’asimmetria strutturale che si è creata nel tempo. “Dal lato dell’utente finale – spiega – la percezione è quella di un’ampia concorrenza e di una pluralità di offerte. Dal lato dei venditori, invece, la filiera è sempre più concentrata: pochi soggetti controllano l’accesso al cliente finale, la visibilità dei prodotti e la sostenibilità economica delle imprese più piccole. È una concorrenza a rischio che andrebbe invece difesa, mentre ad oggi i grandi web-marketplace fanno il bello e cattivo tempo senza possibilità di difendersi”.

Un ulteriore elemento critico riguarda il peso delle regole private, che finiscono per incidere più delle norme pubbliche. “Le condizioni contrattuali imposte dalle grandi piattaforme – sottolinea De Rienzo – funzionano come vere e proprie norme para-legislative. Non sono negoziabili, possono essere modificate unilateralmente e spesso non prevedono strumenti di tutela realmente efficaci per il venditore. In questo contesto, parlare di libertà contrattuale è, nei fatti, una forzatura”.

A rendere il quadro ancora più complesso è l’impossibilità concreta, per un piccolo imprenditore, di difendersi. “In teoria esistono strumenti legali – aggiunge – ma nella pratica è impensabile che un piccolo commerciante online possa sostenere un contenzioso contro una multinazionale con risorse economiche e legali incomparabili. Il diritto di difesa resta formale, non sostanziale”.

Da qui la richiesta esplicita alle istituzioni. “I piccoli operatori dell’e-commerce devono unirsi e farsi sentire. Non chiediamo chiedono privilegi o protezioni indebite – chiarisce De Rienzo – ma tutele minime che consentano di operare in un mercato equo: maggiore trasparenza sulle regole, limiti alla loro modificabilità unilaterale, strumenti di tutela accessibili e realmente utilizzabili. Senza queste condizioni, il rischio è una selezione darwiniana che premia solo chi detta le regole”.

Un tema che chiama in causa anche l’adeguatezza dell’attuale impianto normativo. “Il Codice del Consumo italiano – ricorda De Rienzo – risale al 2005 e, pur avendo ricevuto aggiornamenti e recepimenti di direttive europee, nasce in un’epoca precedente all’attuale assetto del commercio digitale. Oggi servono norme pensate specificamente per l’economia delle piattaforme e per le dinamiche dell’e-commerce contemporaneo”.

Fondamentale, infine, il ruolo della politica. “Una regolamentazione efficace – conclude De Rienzo – deve essere costruita da chi conosce davvero il settore. Senza competenze tecniche adeguate, il rischio è produrre norme generiche, facilmente aggirabili o inefficaci. Lo Stato ha il dovere di impedire che la crescita dei grandi si traduca automaticamente nella scomparsa dei piccoli. Una legislazione mirata può rappresentare un’ancora di salvezza per migliaia di commercianti online che operano nella trasparenza, nella legalità e nel rispetto delle regole”.

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