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l'intervista
16 Febbraio 2026 - 16:28
Presso gli spazi della casa d’aste “Errico”, saranno esposti fino al 21 febbraio i lavori dell’artista Gennaro Villani, figura di spicco del Novecento napoletano. Ammirandone le opere, di una luminosità vibrante, si percepisce chiaramente la costante attenzione che l’artista riservava al mondo che lo circondava. Famoso in particolar modo per i paesaggi, Villani ha avuto anche occasione di indagare e rappresentare il dramma umano come nel “Minatore ferito”, opera dal forte impatto emotivo che gli valse il consenso critico del suo maestro Michele Cammarano. Ma la parte più consistente del corpus è costituita dai disegni, vere e proprie testimonianze del suo privato; l’occhio del visitatore si perde tra schizzi ritraenti ora paesaggi, ora allievi dell’Accademia, ora conoscenti e parenti. La dimensione familiare emerge con particolare vigore: affettuosi sono gli omaggi che l’artista riserva alla moglie e alla figlia, disegnata nelle varie fasi della sua infanzia. Abbiamo incontrato l’esperto d’arte Francesco Bruschini per approfondire la figura di Villani e i futuri progetti della casa d’aste.
Come siete giunti in possesso di queste opere?
«Le opere di Villani sono arrivate per caso: la nipote dell’artista ha deciso di affidarci in vendita quello che rimaneva in casa. Ci sono oli, acquerelli, pastelli e un enorme corpus di disegni che erano stati conservati in una semplice cartella. Abbiamo deciso di valorizzarli facendoli incorniciare quasi tutti singolarmente; alcuni invece li abbiamo accorpati unendoli per tema, stile e soggetto. Sono disegni intimi: autoritratti, ritratti della moglie Lisa e della figlia (anch’esse pittrici, ndr) ma anche bozzetti, studi… rappresentano, insomma, tutta la tipica fucina di un’artista. È probabilmente il lato più interessante perché consente di seguire sia il metodo di lavoro del singolo sia quello delle accademie… abbiamo opere specifiche, come la copia del “Fauno danzante” di Pompei, testimonianze fondamentali per capire come si lavorava al tempo».
Qual è stata l’importanza di Villani nel contesto artistico partenopeo?
«Villani è stato tra quegli artisti che hanno cercato di trainare la tradizione figurativa napoletana esplosa nell’Ottocento nella modernità del Novecento. Questo è un tema molto rilevante per lo specifico partenopeo: Napoli ha avuto una tradizione ottocentesca straordinaria, talmente importante a livello nazionale e internazionale da offuscare le altre scuole italiane; ma proprio questa grandezza ha impedito di raggiungere simili risultati nel secolo successivo. Secondo i critici del tempo - come il poliedrico Paolo Ricci - a Napoli nel’900 non si faceva altro che copiare stancamente l’800; in realtà non è così e Villani ne è un esempio. Va inoltre ricordato che Villani ha fatto delle rilevanti esperienze artistiche internazionali, in particolar modo in Francia dove raccolse diversi successi, anche di mercato (“Il minatore”, opera del 1907, è stato in diverse esposizioni francesi). La sua importanza è quindi riconducibile a questa apertura verso l’ambiente artistico internazionale e verso la modernità novecentesca».
Rispetto alle opere da voi raccolte, quale secondo lei è la più rappresentativa della sua arte?
«Villani è stato famoso per i paesaggi, tema che è stato anche oggetto di suoi insegnamenti in Accademia. Tra le opere che abbiamo acquisito ci sono molti cortili, talvolta ripetuti; aveva un vero amore per questi spazi, catturati in differenti condizioni di luce. Queste opere così chiare e luminose risentono molto della sua esperienza francese, a seguito della quale Villani schiarì molto la sua tavolozza. Un’altra opera che può essere considerata rappresentativa è “La grande marina”, con protagonisti un pescatore e la moglie. E poi, ovviamente, “Il minatore”, lavoro dal forte valore politico».
Quando e come è nato in voi il desiderio di accendere un faro su questi artisti napoletani poco conosciuti ai più? Quali sono i progetti futuri?
«Tutto è iniziato nel 2023, quando il titolare ha avuto l’occasione di acquisire tutto quello che c’era in casa dei discendenti di Attilio Pratella (1856-1949, tra i più grandi vedutisti della scuola napoletana, ndr). È stato soprattutto un modo per dare luce ai tre figli dell’artista, Fausto, Paolo e Ada, pittori anch’essi ma meno conosciuti del padre. L’anno scorso, invece, è stato il turno di Emilio Notte; ora abbiamo avuto l’opportunità di dedicarci a Villani. Ripeto, spesso sono fortunate occasioni, in altri casi questi corpus sono il frutto di anni di ricerche da parte del titolare. Attualmente ci sono due progetti in cantiere: in primavera-estate dovremmo fare una mostra su un architetto-scultore. E poi ci stiamo dedicando ad un altro pittore napoletano: appena raggiungeremo un sufficiente numero di opere procederemo ad un nuovo allestimento».
La casa d’aste, sita in via Vincenzo Mosca 31/33, è aperta tutti i giorni - ad esclusione della domenica - dalle ore 10:00 alle 13:30 e dalle 16:00 alle 19:30; il sabato solo la mattina. Collegandosi al sito (erricocasadaste.it) si può partecipare all’asta online dedicata a Gennaro Villani, che si chiuderà il prossimo 21 febbraio.
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