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Marcello Fontana e “Tavolo Riservato”: l’estro che reinventa la pizza

Impasti sapienti, gusto e visione creativa: un’esperienza che conquista i sensi

Marcello Fontana e “Tavolo Riservato”: l’estro che reinventa la pizza

Marcello Fontana

Varcare la soglia di “Tavolo Riservato”, l'elegante locale di via Caio Duilio, nel quartiere di Fuorigrotta, significa entrare in un laboratorio di gusto dove intuizione e rigore tecnico convivono armoniosamente. Qui il patron e maestro pizzaiolo Marcello Fontana orchestra impasti, temperature e maturazioni con l’attenzione di un artigiano-alchimista, trasformando la pizza in racconto sensoriale. Il suo approccio unisce disciplina scientifica e fantasia, con l’obiettivo dichiarato di sorprendere chi si accomoda a tavola. L’ambiente, vivace e scenografico, gioca su cromie luminose e motivi floreali che suggeriscono freschezza visiva fino ad allargarsi sui tavoli esterni nell'accogliente dehors; il banco e i forni a vista diventano palcoscenico operativo, preludio a ciò che arriverà nei piatti.

Prima ancora delle pizze, meritano un applauso i fritti: la “frittatina” ispirata alla Nerano, il “crocchè” con provola e velluto di parmigiano, la “pizzaiola”- provola avvolta in croccante tempura di riso e cereali con salsa di San Marzano e l’arancino stile sartù chiamato “Sua Maestà” ricoperto di ragù napoletano, esempi di tecnica precisa e gusto centrato. Il capitolo principale di “Tavolo Riservato” resta però dedicato ai dischi di pasta più famosi del mondo. L’impasto contemporaneo, frutto di studi su farine e lieviti, offre struttura soffice e cornicione pronunciato ma misurato. Tra le proposte più originali di patron Marcello spicca una pizza versione sottile senza cornicione, a “ruota di carro” pensata per la condivisione, che con il nome di “come una marinara” richiama antiche lavorazioni con pasta di riporto: vellutata di datterini gialli, pomodorini del piennolo DOP, capperi di Pantelleria, olive taggiasche, origano, pomodorini confit, parmigiano reggiano, germogli e pesto d’aglio orsino costruiscono un equilibrio sapido e aromatico di notevole eleganza.

Non manca l’omaggio alla classicità con la “Margherita secondo Napoli”, realizzata con prefermento biga e farina integrale a basso indice glicemico, mentre la “pizza in padellino” ai cereali con salsicce, provola di Agerola e friarielli testimonia l’attenzione verso le eccellenze regionali della Campania e dell’intero Mezzogiorno. A completare l’esperienza intervengono una curata carta di vini, birre e miscelati, oltre a dessert raffinati. Qui la pizza smette di essere semplice consuetudine gastronomica e diventa linguaggio espressivo: ogni creazione rivela studio, identità e passione.

E quando un pizzaiolo riesce a trasformare la tradizione in emozione viva, allora non serve altro per comprendere che la vera innovazione nasce sempre dal rispetto profondo delle radici. L’esperienza da “Tavolo Riservato” dimostra che la pizza, quando è guidata da intelligenza tecnica e passione autentica, supera la dimensione di semplice pietanza e diventa racconto gastronomico. Ed è proprio in questa capacità narrativa del gusto che si misura la statura di un grande pizzaiolo.

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