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Agroalimentare

Arte bianca, quando la farina diventa racconto

Fiere, laboratori, viaggi e incontri internazionali per Polselli

Arte bianca, quando la farina diventa racconto

Nel grande racconto dell’arte bianca, il 2026 si sta rivelando per Polselli un anno di viaggio, visione e magistero tecnico, quasi una stagione sinfonica in cui ogni appuntamento internazionale diventa movimento orchestrale di un’unica partitura: quella della farina intesa non come semplice ingrediente, ma come linguaggio culturale, materia viva e pensiero gastronomico.

Ad attraversare il 2026 di Polselli vi sono fiere, laboratori, viaggi e incontri internazionali: un universo di cultura della farina, costruito con pazienza artigiana e visione industriale, capace di trasformare ogni presenza pubblica in un racconto sensoriale e ogni impasto in un gesto di pensiero.

Non è stato un inizio d’anno qualunque, perché già a gennaio la storica casa molitoria di Arce si è presentata al SIGEP World 2026 non come semplice azienda espositrice, ma come autentica ambasciatrice di un sapere antico reso contemporaneo dalla ricerca.

A gennaio, nel quartiere fieristico di Rimini, lo spazio Polselli si è trasformato in una piccola officina culturale dove tecniche, farine e tradizioni dialogavano davanti a un pubblico internazionale di professionisti e operatori del settore, attirato da dimostrazioni seguite con attenzione costante e qualificata.

A rendere viva quella scena non sono stati soltanto i sacchi di farina e i piani di lavoro, ma le mani di maestri pizzaioli capaci di tradurre la teoria in profumo: tra loro Alessandro Santagà, interprete della scuola romana tonda, e i napoletani Enrico Lombardi, Carlo Alberto Lombardi e Salvatore Di Matteo, custodi di una tradizione che continua a parlare al presente, accanto alla visione contemporanea di Gabriele Bonci.

Una costellazione di interpreti che ha dimostrato come la pizza non sia un monolite gastronomico ma un lessico plurale, dove Napoli e Roma non competono bensì dialogano, riconoscendosi nella medesima grammatica di tecnica, storia e sensibilità.

Il Sigep, con oltre seicento pizzaioli provenienti da decine di Paesi, ha rappresentato una vetrina globale di confronto professionale e culturale, luogo dove si osservano le tendenze e si misurano le evoluzioni del settore. E proprio in questo scenario la presenza Polselli ha ribadito un principio che attraversa tutta la sua filosofia produttiva: la farina non è un dettaglio tecnico ma una presa di posizione gastronomica e identitaria.

Dopo Rimini, il viaggio è proseguito verso gli orizzonti mediorientali con la partecipazione a Gulfood Dubai, piattaforma mondiale del settore alimentare dove l’azienda ha consolidato relazioni con buyer e operatori internazionali, portando il proprio metodo di selezione dei grani e di studio delle miscele in un contesto commerciale complesso ma strategico.

Qui il linguaggio tecnico dell’arte bianca ha assunto il valore di una diplomazia gastronomica, capace di creare ponti tra culture culinarie differenti. Non meno significativa, sul piano della divulgazione, è stata l’esperienza didattica organizzata a Katerini in Grecia, laboratorio internazionale in cui professionisti provenienti da vari Paesi hanno potuto confrontarsi direttamente con analisi, prove pratiche e dimostrazioni sulle performance delle farine.

Un’iniziativa che conferma come la formazione sia per Polselli non un servizio accessorio ma una missione, perché insegnare l’impasto significa educare al gusto e alla consapevolezza tecnica. Tutto questo movimento internazionale trova il suo baricentro silenzioso nel molino di Arce, dove la famiglia continua a lavorare selezionando varietà di grano e combinando tecnologia e sapere artigiano per esportare qualità in decine di Paesi.

È lì che nasce la sostanza concreta di ciò che poi viene raccontato nei palcoscenici fieristici del mondo: un prodotto studiato, calibrato, verificato, pensato per professionisti che chiedono affidabilità ma anche identità. Osservando la traiettoria di questi primi mesi, appare evidente che l’obiettivo del 2026 non sia soltanto consolidare mercati, ma costruire una vera pedagogia della farina, fondata su ricerca, tradizione e rigore scientifico.

Polselli sembra voler affermare, con la discrezione di chi lascia parlare la materia prima, che il futuro dell’arte bianca non risiede nella velocità della produzione ma nella profondità della conoscenza. Ed è proprio in questa convinzione, nutrita di studio e passione, che la farina diventa racconto, patrimonio, visione.

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