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10 Marzo 2026 - 19:20
Alfonso Sacco con alcune sue opere
SCAFATI. Un viaggio nell’identità, nella memoria e nelle contraddizioni del presente raccontato attraverso il linguaggio intenso e evocativo dell’arte contemporanea. È questo il cuore di “IO SONO IO – Alfonso Sacco 2015/2025”, la mostra personale del maestro Alfonso Sacco, che sarà inaugurata sabato 28 marzo alle ore 19 negli spazi rinnovati della Galleria Arte Barbato di Scafati.
L’esposizione propone una selezione delle opere più significative realizzate dall’artista vesuviano tra il 2015 e il 2025, offrendo al pubblico uno sguardo su una delle stagioni più mature e prolifiche della sua produzione. Un decennio nel quale il linguaggio espressivo di Sacco si consolida in una cifra stilistica originale e immediatamente riconoscibile.
Non a caso il grande critico d’arte Gillo Dorfles ha sottolineato come «i suoi lavori permettono di identificare l’artista al primo colpo d’occhio», mettendo in evidenza la coerenza e la forza identitaria della sua ricerca artistica.
Nel corso della sua carriera, Sacco ha preso parte a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, consolidando progressivamente la propria presenza nel panorama dell’arte contemporanea. Tra le esperienze più recenti figura anche la partecipazione alla mostra internazionale “Disquiet vs Harmony” a Los Angeles, occasione che ha confermato la capacità della sua arte di dialogare con contesti culturali diversi e con un pubblico internazionale.
Artista poliedrico e sperimentatore instancabile, Sacco attribuisce ai tessuti un ruolo centrale nella costruzione della sua poetica. Questi materiali diventano materia espressiva e simbolica, trasformandosi in segni capaci di evocare memoria, identità e vissuto umano. Ancora Dorfles osserva: «Guardi un fazzoletto annodato, oppure una serie di nodi in cuoio o con spago, corde e le sue impronte e il tutto conduce ad Alfonso Sacco».
Le sue opere nascono spesso dall’urgenza di raccontare e denunciare le tensioni del mondo contemporaneo – dalle disuguaglianze sociali allo smarrimento dell’individuo nella società globalizzata – ma sono al tempo stesso attraversate da una forte tensione verso la speranza. Le intense gamme cromatiche che caratterizzano i suoi lavori restituiscono infatti uno sguardo che, pur consapevole delle fragilità del presente, continua a credere nella forza dell’umanità, della memoria e delle tradizioni.

A sottolineare la vitalità della sua ricerca è anche il giudizio del critico d’arte Vittorio Sgarbi, secondo cui «colpisce in questo artista la sua voglia di sperimentare e mettere a frutto l’eredità delle varie avanguardie che lo hanno portato a realizzare diversi cicli pittorici; da ultimo il ciclo “Impronte” che, insieme ai “Nodi”, sono pensati per denunciare e non dimenticare, memorie di vita».
Il titolo della mostra, “IO SONO IO”, si presenta come un vero e proprio manifesto identitario. In un tempo che tende ad appiattire le differenze e a uniformare le coscienze, Sacco rivendica la necessità di affermare la propria individualità e di non rinunciare alla continua ricerca di sé. L’arte diventa così spazio di libertà, consapevolezza e resistenza culturale, un luogo in cui l’individuo può riaffermare la propria voce e la propria storia.
Un concetto ribadito anche dai critici d’arte Luigi Castellano e Achille Bonito Oliva, che sottolineano come l’artista, attraverso la sua poetica, l’uso dei materiali e la forza del colore, affermi il valore dell' “io” contro l’omologazione del “noi”, mettendo da parte il superfluo per lasciare spazio alla fantasia, all’immaginazione e al ricordo, in un viaggio ideale tra il Novecento e il futuro.
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