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Pasqua da “’A Figlia d’ ’o Marenaro”: un viaggio tra tradizione e creatività

Il percorso pasquale del famoso ristorante di Assunta Pacifico

Pasqua da “’A Figlia d’ ’o Marenaro”: un viaggio tra tradizione e creatività

Assunta Pacifico proprietaria di ’A figlia ’do Marenaro

Entrare da ’A Figlia d’ ’o Marenaro nei giorni che precedono la Pasqua significa immergersi in un’atmosfera che sa già di festa. Una cucina in fermento per un menu pensato per celebrare la tradizione con uno sguardo contemporaneo.

NAPOLI. Ho avuto modo di scoprire in anteprima il percorso pasquale 2026, un racconto gastronomico costruito con equilibrio tra memoria e innovazione. Il primo assaggio è stato forse il più sorprendente: la Zeppola di mare, nata dalla collaborazione con Ciro Poppella. Dorata, soffice, con una mousse di ricotta all’arancia e pistacchio che incontra in modo inaspettato la delicatezza degli scampi. Un piatto che incuriosisce e convince, già dal primo morso.

Si prosegue con uno dei simboli della casa, lo Spaghetto d’ ’o Marenaro: cottura perfetta, vongole veraci e una nota finale di ricotta salata che completa il piatto senza sovrastarlo. Subito dopo, la Zuppa di cozze restituisce tutta l’intensità della tradizione partenopea, con un guazzetto aromatico che racconta il mare.

Tra i piatti che più rappresentano l’identità del ristorante c’è ’o Pignatiello, proposto sia nella sua versione classica, lenta e ricca di sapore, sia in una Limited Edition realizzata insieme alla Pasticceria Poppella, che aggiunge una sfumatura più creativa senza tradire l’essenza del piatto con la brioche del fiocco di neve in versione salata.

Il finale è affidato a uno dei grandi classici della Pasqua napoletana, la Pastiera, servita nella sua versione più fedele alla tradizione: profumata, equilibrata, ma con 8 strisce e con un ricordo familiare.  “Mia madre era una di quelle persone che baciava i figli solo nel sonno, come spesso succedeva in passato – racconta commossa Assunta –. Mi è rimasta impressa quell’unica volta, l’8 aprile, in cui c’era una pastiera appena fatta al locale dei miei genitori a Porta Capuana. Io chiesi una fetta e le diedi un bacio. Lei lo accettò, senza tirarsi indietro come faceva di solito. Quel momento mi ha segnata. Oggi porto in tavola quella pastiera condividendo quel ricordo, perché spesso diamo per scontati gesti d’affetto che hanno un valore immenso.”

Quello che emerge con chiarezza, lungo tutto il percorso, è la volontà di raccontare Napoli e la Pasqua nel pieno rispetto della tradizione, ma con un’apertura evidente alla sperimentazione. Ogni piatto sembra nascere da un ricordo familiare, reinterpretato  per offrire agli ospiti un’esperienza nuova, autentica e allo stesso tempo sorprendente.

Quello che resta è la sensazione  di aver vissuto molto più di un semplice pranzo: un percorso coerente e autentico, profondamente radicato nel territorio ma capace di dialogare con il presente. Un’esperienza che celebra Napoli, il mare e le sue tradizioni, con lo stile e la qualità inconfondibile di ’A Figlia d’ ’o Marenaro.

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