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L'evento
23 Marzo 2026 - 09:25
Ci è sembrato di essere a Berlino quando siamo entrati nello spazio dell’Associazione Annalisa Durante e un pianoforte suonava timido mentre delle voci leggevano bigliettini tra nastri rossi. Sabato 21 Marzo, in pieno equinozio di primavera, in Via vicaria vecchia 23, Teatri di Seta tra pennelli e pannelli, ha tracciato quella che negli anni’60 veniva definita “opera d’arte aperta”, “environment”, in cui tutto lo spazio è ambiente di costruzione artistica e lo spettatore non può essere passivo. A Forcella. Per l’80°anniversario del voto alle donne, all’interno della rassegna Marzo Donna 2026, per la quale l’Amministrazione Comunale ha promosso e sostenuto diversi eventi d’avanguardia.
Siamo entrati nella “Biblioteca a porte aperte” dedicata alla piccola Annalisa, ma abbiamo trovato la purezza cromatica di un inciampo artistico realizzato con contaminazioni culturali, psicologiche e Pop. Tra la mostra delle opere della street artist Whatifie, per i diritti delle donne, chiunque è stato invitato a lasciare un segno, un nome, una scheggia di sé, sulla tela posta al centro del palco. Il rapporto con la realtà non è stato annullato: plasmato, disegnato o disallineato che sia, il perno del concetto artistico di Aleksandra Khurana, con la consulenza di Marta Wròblewska, è l’universo-mondo dell’intimità, della verità intesa come essenza multidisciplinare, multi etnica, cosmopolita, del simbolo. Tutto questo in un luogo senza particolare valore estetico, ma semplicemente reale.
La performance, ispirata alla raccolta poetica “Anime scalze” di Maram Al-Masri, poetessa iraniana che ha denudato la sua anima e ha scandalizzato il mondo arabo solo per aver dedicato versi a tutte le donne “con i sogni rapiti e le parole azzittite, i sorrisi affaticati”. La regia è affidata alla sensibilità di Pina Di Gennaro, ormai una certezza di stile e umanità, con i suoi laboratori “Lingue Migranti”, unisce Intercultura e bellezza da tutto il mondo come ragion d’essere del suo teatro. Commossa, ci confessa: «Oggi ho sentito un enorme senso di gratitudine nei confronti delle persone che hanno nutrito questo processo artistico fatto di contaminazione, di inclusione, che tenta di passare da una dimensione individuale dell’esistenza ad una dimensione collettiva. Il nostro obiettivo è dare valore all’ esperienza umana, del resto siamo in un teatro di confine, non nel senso di punti che ci separano dagli altri, ma di allineamenti che ci collegano, un teatro che non nega, ma valorizza la diversità. È stata una tappa importante di confronto ed emancipazione, ogni difficoltà è stato elemento di forza. Sono grata. Siamo grati».
In scena, con l’assistenza alla regia di Serena Lauro: Diba Abdollahi, Olena Braha, Elèna di Castri, Massimo Fazzari, Lezia Fusaro, Larissa Masullo e Aleksandra Khurana. Non l’arte per le masse, ma storie vere, delicate, sentite e scritte da tutte le donne che si riconoscono nella penna di chi ci ha guardato intensamente prima di dire: «Vorrei essere una donna, che non si può né addizionare, né sottrarre, né moltiplicare, né dividere, né cancellare, né diffidare, né tramortire».
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