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A Catanzaro si chiude la fase internazionale “La ballata del mare”

Performing tra arte, formazione e coscienza civile

A Catanzaro si chiude la fase internazionale “La ballata del mare”

Carla Ciccarelli

Non è solo la chiusura di un progetto, ma il punto in cui l’arte prova a farsi responsabilità. A Catanzaro Lido si conclude la fase internazionale di “Performing”, il percorso di cooperazione artistica e didattica che ha messo in rete istituzioni dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, con l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro capofila e il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli al centro della produzione creativa.
Il risultato è “La Ballata del Mare”, opera collettiva coordinata dal maestro Patrizio Marrone, che ha firmato anche parte delle musiche originali portando il progetto fino al palcoscenico di Alicante, in Spagna. Un lavoro che tiene insieme ricerca e scena, formazione e creazione, senza più separazioni nette tra chi insegna e chi apprende.
Docenti e studenti hanno lavorato sullo stesso piano, trasformando il laboratorio in un’opera viva. Un processo che attraversa linguaggi diversi - dalla composizione alla scenotecnica, fino alla musica elettronica curata da Roberto Pugliese e Gennaro Foglia - e che restituisce l’idea di una produzione artistica come spazio condiviso.
“Performing rappresenta un’esperienza di grande valore per il sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale”, sottolinea la presidente del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, Carla Ciccarelli. “La collaborazione tra istituzioni e il coinvolgimento diretto degli studenti dimostrano come la formazione possa tradursi in produzione artistica concreta e in dialogo internazionale”.
Ma è il contenuto a dare profondità al lavoro. “La Ballata del Mare” affronta il tema dell’immigrazione da una prospettiva umanitaria, attraversando testi di grande intensità - da Erri De Luca a Cavafis, da Leopardi al siciliano Giambusso, capace di intrecciare lingue diverse in un unico canto.
Il racconto si muove attorno a figure come Josefa, sopravvissuta a un naufragio, che trova nel canto una forma di rinascita. È lì che l’opera si trasforma in interrogazione diretta: cosa resta dell’istinto umano di salvare chi affoga? E quanto pesa, nel destino di ciascuno, il fatto di essere nati dalla parte “giusta” del Mediterraneo?
Nonostante le difficoltà logistiche e il contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, il progetto ha portato avanti il proprio percorso, confermando la capacità dell’arte di restare uno spazio di dialogo.
A Catanzaro non si chiude solo un ciclo. Si apre una prospettiva. L’auspicio del maestro Marrone è che “La Ballata del Mare” diventi un progetto aperto, capace di accogliere ogni anno nuovi contributi e nuove voci.
Una barca aperta, destinata a continuare il suo viaggio. Non solo come opera, ma come richiamo al valore di ogni vita umana.

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