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09 Settembre 2019 - 19:09
NAPOLI. Ci sono anche quattro magistrati con un presente e un passato in forza alla procura della Repubblica di Napoli in corsa per le elezioni suppletive al Consiglio superiore della magistratura. In seguito alle dimissioni di Antonio Lepre e Luigi Spina (rassegnate dopo l’esplosione dello scandalo che ha colpito la magistratura), nel “parlamentino” delle toghe si sono liberati due posti di consigliere in rappresentanza dei pubblici ministeri. Due caselle che saranno rimpiazzate a ottobre. I candidati in tutto sono 16 e l’Associazione nazionale magistrati ha deciso di organizzare una diretta streaming per consentire ai candidati di presentarsi e presentare il proprio programma. Questo appuntamento si terrà domenica prossima, 15 settembre. Ma andiamo a vedere chi sono i candidati in lizza. La procura di Napoli e quella di Santa Maria Capua Vedere hanno il più alto numero di candidati: Francesco De Falco, pubblico ministero in forza alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli (si occupa della camorra dell’area occidentale di Napoli e ha firmato l’inchiesta sulla «paranza dei bambini»); Filippo Vanorio, anche lui in forza al pool della Direzione distrettuale antimafia che si occupa di Caserta e pm in sede processuale contro Nicola Cosentino. Da Santa Maria Capua Vetere, invece, arrivano le candidature di due procuratori aggiunti, che in passato hanno lavorato a Napoli: Alessandro Milita, che fino a qualche anno fa è stato nel pool antimafia (ha curato le indagini sui Casalesi). Ha presentato la candidatura anche il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Antonio D’Amato, in forza a Magistratura indipendente. Il nome più noto, invece, è quello di Nino Di Matteo, il pubblico ministero del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, attualmente in servizio alla Procura nazionale antimafia. I due posti di consigliere (per i pubblici ministeri) al Csm si sono liberati all’indomani dello scandalo sulle nomine dei capi di alcuni uffici di procura che vede al centro il pm Luca Palamara, sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Luigi Spina è stato indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio perché avrebbe messo in guardia Palamara sull’apertura dell’inchiesta. Il nome di Antonio Lepre, invece, è saltata fuori da un’intercettazione su una famosa cena alla quale parteciparono Palamara, alcuni magistrati del Csm e due parlamentari del Pd, Luca Lotti e Cosimo Mattia Ferri. Lepre però non è indagato, ma si è dimesso per una questione di opportunità: lo scandalo infatti ha spinto i magistrati a chiedere le dimissioni di tutti i colleghi in qualche modo toccati dalle indagini.
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